''La capu e' nnu spuegghiu ti cipodda''

 

L’ultimo capolavoro della “Compagnia Gruppo Teatro Carmine”, portato in scena al Teatro Monticello di Grottaglie, in ultima data domani 29 aprile 2012.
Un lavoro molto complesso ed impegnativo quello portato in scena.
Il titolo è in vernacolo come la commedia “La capu è nnu spuégghiu ti cipòdda” che vuol dire “La testa è come una sfoglia di cipolla” mette a nudo le ferite interne dell’uomo che si manifestano con disturbi fisici e malattie mentali. 
L'ambientazione è una fantomatica casa di cura dove vivono pazienti con stravaganti modi di fare e di parlare, gli attori, così facendo, ci portano nel mondo diverso dal “normale”. 
A curarsi di loro un medico al primo incarico con moltissima voglia di fare bene il suo lavoro ed una infermiera che riesce a convivere con i malati per un buon rapporto umano. 
Sono proprio loro, le regine dell'arte, la letteratura e il teatro, hanno sempre portato sulle scene ciò che avviene sul palco chiamato mondo facendo indossare ai pazzi ufficiali l’abito della malattia mentale, che non è solo quella dell’efferato Macbeth o del folle Lear, ma anche del malato immaginario di Molière, o dell’avaro dello stesso autore. 
A liberalizzare la follia, rendendola piacevole, con chiavi di lettura inediti, la recitazione dialettale della compagnia e la comicità di alcuni personaggi, aprono le porte alla risata ma anche alla sensibilità. 
Il tema conduttore è l'affermazione che tutto ciò che è malato nell’uomo nasce dalla mancanza d’amore. Da qui la sofferenza che crea complessi d’ogni genere. Ferite interne che vengono a galla con la malattia mentale nelle varie forme e comportamenti. 
Tutti i malati portati in scena dalla regia di Gaspare Mastro hanno manifestato, il desiderio di amare e di ricevere amore, di desiderare l’affetto o una piccola carezza da coloro che possono darlo in maniera semplice, anche se condizionati dalle situazioni e motivazioni. 
Se i malati mentali sono costretti a vivere in luoghi diversi dal normale, questo non vuol dire che la famiglia o la società li deve abbandonare perché loro hanno bisogno di maggiori attenzioni.
Nel manicomio italiano del Gruppo Teatro Carmine di Grottaglie c’è spazio anche per i “bamboccioni”: dei “bebè” che si lamentano se gli togli il ciuccio.
Ancora una volta questo gruppo teatrale guidato da Gaspare Mastro ha saputo portare in scena uno spettacolo unico, semplice e complesso.
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