Oggi giornata di sciopero all'ENI

In seguito all'annuncio dei tagli da parte dell'Eni ad alcune sedi dislocate su tutto il nostro territorio, i sindacati di FEMCA-CISL, FILCTEM-CGIL e UILTEC-UIL hanno proclamato lo sciopero per la giornata di oggi. Prevista una grande adesione a livello nazionale. Inoltre, nel pomeriggio, è previsto un presidio a Roma al quale parteciperanno lavoratori Eni provenienti da tutta Italia e le delegazioni del personale degli stabilimenti di Taranto e Brindisi. Non mancheranno la Camusso, Bonanni ed Angeletti, segretari nazionali rispettivamente di CGIL, CISL e UIL.

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Ilva e ambiente: Vendola a Taranto

Nel giorno in cui Fabio Riva, latitante, viene condannato a
sei anni e mezzo per associazione a delinquere e truffa allo Stato attraverso
l'Ilva di Taranto, a Palazzo di Città si tiene un incontro per parlare del
Piano Ambientale, delle risorse economiche dell'azienda e del problema
occupazionale.

Per parteciparvi, sotto invito di Ippazio Stefàno, è giunto
stamane a Taranto, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Invitati anche i sindacati ed i parlamentari territoriali. Presenti inoltre
i componenti della Giunta Comunale.

Le prime parole del Vendola sono state: " La situazione è
ancora confusa. Non si prevedono soluzioni facili per un problema difficile".

Storia ancora lunga.

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Ilva: Ronchi lascia

" Considero la mia esperienza conclusa. Lascio con lo stato d'animo sereno per un evidente divergenza. Col decreto di ieri il Governo non ha intrapreso i passi giusti per continuare sulla strada avviata".
Con queste parole Edo Ronchi si dimette da sub commissario per il risanamento ambientale dello stabilimento Ilva di Taranto.
Pare che la causa di questa decisione, annunciata ieri dal Ronchi, sia stata l'approvazione del Decreto del 10 luglio scorso da parte del Consiglio dei Ministri, che non permetterà di usare i soldi dei Riva, neppure quelli sequestrati dalla magistratura milanese. .
Inoltre, secondo il Ronchi: " Chi inquina paga" e "quando c'è inquinamento ed il privato non interviene, l'ordinamento impone allo Stato di risanare il danno ambientale iniziando poi un'azione di rivalsa contro chi l'ha provocato".
Ed ancora: " Lo Stato potrebbe intervenire con un mutuo trentennale, o magari con la Cassa Depositi e Prestiti dato che se non si copre il buco ambientale sarà difficile trovare nuovi azionisti".
Qui si parla di un pezzo di economia ma il Governo pare abbia scelto una strada diversa.
Certo del suo lavoro effettuato in questo anno da sub commissario, il Ronchi si dichiara dispiaciuto per non aver potuto continuare sulla strada tracciata che, anche grazie ad un gruppo di interni dell'azienda, aveva avuto qualche buon risultato.
Problema ambientale ancora irrisolto.
Delusi i sindacati. Delusa Legambiente. Delusa Taranto.

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Taranto: Eni a rischio

Rottura delle trattative a Roma tra i sindacati e l' Eni sul nuovo progetto industriale che prevede la riorganizzazione generale degli organici.
L' Ente infatti ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato ed ha comunicato ai sindacati che l'operatività sarà garantita solo per le raffinerie di Sannazzaro (Pavia) e di Milazzo (per la propria quota del 50%).
Circa la raffineria ionica, Il Segretario Generale della FEMCA CISL di Taranto, Emiliano Giannoccaro, dichiara che "tutta la raffineria è messa male ed un migliaio, tra diretti ed appalto sono i lavoratori interessati. Già nel 2011 fu prospettato di mantenere attive tre raffinerie su cinque. Ora bisogna capire in che termini Taranto rischia, ricordando che il Ministero del Tesoro detiene il 33% delle quote".
Per il Consigliere Regionale Pietro Lospinuso (PdL-Fi) "sulla questione di Tempra Rossa qualcuno sta giocando col fuoco, rischiando di far perdere a Taranto un'occasione unica di rilancio portuale e di respiro occupazionale" e, prosegue, "le dichiarazioni del neo Ad dell' Eni dovrebbero essere un monito a coloro per chi oggi temporeggia o mette in primo piano il problema paradossale dell'eccessiva presenza di navi che affollerebbero il nostro porto. Taranto ha già perso tanti treni e l'Eni non aspetta altro che chiudere la raffineria".
In discussione anche le sedi di Gela, Livorno, Porto Marghera (Venezia) e Priolo (Siracusa).
Il 18 luglio prossimo è previsto il coordinamento nazionale per sollecitare il Governo a trovare una soluzione.
I sindacati pur non esprimendo pareri allarmanti sono tuttavia preoccupati. Si avvertono inoltre le prime reazioni e proteste degli ambientalisti e dei cittadini.

 

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Ilva: oggi quattro ore di sciopero

Sarà giorno di sciopero oggi all'Ilva.
Protesta indetta dai sindacati metalmeccanici FIM, CISL, FIOM CGIL e UILM UIL per sollecitare il Governo a dare risposte sul futuro dell' azienda.
Quattro ore di astensione dal lavoro alla fine del primo e del secondo turno con manifestazione all' esterno dello stabilimento.
Previsto, inoltre, per domani un incontro tra Confindustria, il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ed il Commissario Piero Gnudi. Presente all'incontro anche il Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo.
Sul tavolo, l'argomento accessibilità ed utilizzabilità dei fondi (1,7 miliardi) che mesi fa la Procura di Milano sequestrò ai Riva (accusati di reati fiscali e valutari) ai fini del risanamento ambientale dell'Ilva.
In base alla Legge Ilva-Terra dei Fuochi del 6 febbraio 2014 (recante disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali ed industriali) il Commissario Ilva può chiedere all'autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate ma la procedura non sembrerebbe avere carattere immediato rispetto alla situazione d'urgenza in cui versa l'azienda.
Speriamo bene in una soluzione.

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Ilva: sciopero generale dell'11 luglio sospeso

Si è tenuto, mercoledì 2 luglio, presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico a Roma il primo confronto tra i sindacati ed il commissario governativo per l'Ilva Piero Gnudi.
Nonostante quest'ultimo abbia garantito che a luglio saranno pagati gli stipendi di giugno ai dipendenti ( la quattordicesima slitterà invece ad agosto) per le segreterie nazionali e provinciali di FIOM CGIL, FIM CISL E UILM l'incontro ha avuto esito negativo.

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Vertenza Teleperformance: alle 16.30 la manifestazione. Partenza dall'Arsenale a Taranto

  • Pubblicato in Economia

 

Oggi, sabato 10 Dicembre alle ore 16.30, le Organizzazioni Sindacali di Categoria e le Confederazioni di CGIL, CISL, UIL ed UGL hanno indetto una marcia per la difesa del lavoro e del contratto dei lavoratori di Teleperformance. La partenza è prevista negli immediati pressi dell'Arsenale, a Taranto.
A darne notizia sono le stesse organizzazioni sindacali, con una nota congiunta a firma delle segreterie di SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL ed UGL TLC.
Quella di Teleperformance è una vertenza molto sentita anche a Grottaglie, dal momento che nello stabilimento jonico sono impiegati circa 300 operatori della città delle ceramiche.
Allo scadere della fase sindacale, prevista dopo l'apertura della procedura di mobilità dello scorso 14 Ottobre, si è consumata una rottura del tavolo di trattativa, dato che l' unica proposta aziendale, per uscire dalla crisi, è stata, oltre alla chiusura della sede romana, la riduzione a 4 h del part time per gli operatori.
"Una misura - fanno sapere i sindacati - che riteniamo inaccettabile nel metodo e nel merito. Nel metodo, in quanto l'AD ha ritenuto di incontrare preventivamente i lavoratori avanzando le sue proposte e non ritenendo opportuno condividerle con il sindacato; nel merito, in quanto la riduzione oraria non risolve il problema legato al costo del lavoro che la stessa azienda denuncia come causa principale della crisi.
Una crisi che, ormai, si protrae da anni e che l'azienda non ha fatto altro che scaricare sulle spalle dei lavoratori, traendo, anche in questa fase, il massimo profitto. Non possiamo dimenticare, difatti, che questa stessa azienda, mentre dichiara gli esuberi, ha una massiccia quantità di lavoro “buono”(quello inbound, per intenderci) in Albania o che utilizza migliaia di lavoratori a progetto per svolgere lavoro outbound.
Ed ora, dopo un anno di solidarietà e 6 mesi di cassa integrazione, continua, questa volta in modo definitivo, a chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori.
Ecco perchè il 10 Dicembre, allora, scendiamo in piazza: per difendere quelle condizioni che hanno permesso la nascita di oltre 700 bambini, per consentire ai tanti giovani e tante donne che sono lì di uscire dal guado dell' incertezza e della disperazione, per tutelare il contratto che vuol dire doveri ma anche diritti. Proprio quei diritti che oggi, troppo spesso e facilmente, vengono calpestati in nome della delocalizzazione o della crisi internazionale.
Per tutte queste ragioni, il 10 Dicembre, manifestiamo e daremo il massimo sostegno all' iniziativa dei lavoratori: per tutelare la loro e la nostra dignità."
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