Mazza: "Variazione di bilancio...e vissero tutti felici e contenti"

 

Una nota del consigliere Patrizio Mazza (Idv): "Ieri in Regione offerte come all’asta dei misteri della settimana santa perché il Pd e Sel hanno ottenuto regalie per fondazioni, chiese, cupole, asili, campi sportivi, a momenti mancava lo stanziamento per il centro benessere, il tutto secondo una prassi enigmatica capace di accontentare solo gli accreditati all’asta.
Diecimila, quaranta, sessanta, centoventi mila euro ma anche oltre, a seconda dell’importanza del comune da cui proveniva la richiesta di finanziamento ma soprattutto in base all’influenza goduta dal politico sostenitore della elargizione extra, fautore di compromesso. Se inizialmente l’apparato delle aggiudicazioni sembrava sventato con la minaccia che il governo potesse andare in minoranza, si è poi assistito agli aggiustamenti al fine di non suscitare indignazione generale e pertanto rilevo che: non è vero che i soldi non ci sono, semmai non ci sono per molte cose.
Accade, infatti, che se la richiesta proviene da una certa voce che abbia un’ accreditata appartenenza politica, tipo i partiti maggiori, i soldi si trovano, e sinceramente se questo è un modo di dover intendere la politica quanto è accaduto mette amarezza, ed ancor più mi spinge a credere che il mio ideale di politica ha connotati diversi dalla spartizione di potere e regalie con relativi compromessi
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Mazza: "Asl Taranto, gli 8 milioni servano per garantire una buona sanità e non altre questioni"

 

Una nota del consigliere regionale IdV, Patrizio Mazza. "Ieri grande impegno durante la riunione di maggioranza in Regione Puglia, alla presenza del Presidente Vendola e del presidente del Consiglio regionale Introna, per trattare gli accesi temi del piano di riordino sanitario, che preoccupa fortemente e giustamente apparato sanitario e cittadini; tangibile, in riunione, era l’assenza di rappresentanti della maggioranza, precisamente del Pd, impegnati ad inaugurare sottopassi ferroviari che evidentemente assurgono per importanza alla questione della chiusura degli ospedali. Durante la riunione si è parlato anche degli 8 milioni di euro stornati dal bilancio regionale a favore della Asl di Taranto ed è emerso un panorama variegato sull’utilizzo perché secondo alcuni sarebbero da utilizzare per continuare l’attività di trasporto malati oncologici e secondo altri sarebbero da negare in modo assoluto all’utilizzo delle case di cura, per sopperire alle carenze del personale, o per dare supporto alla questione della mobilità di pazienti presso ulteriori strutture.
Il sottoscritto, nel merito, ritiene che a Taranto non si possa fare distinzione tra sanità pubblica e privata, specie quando la sanità privata svolge un ruolo sociale di rilevante importanza. Ciò è ancor più vero per il fatto che a Taranto nella sanità pubblica non esiste la cardiochirurgia, per il fatto che l’ortopedia non è sufficiente al fabbisogno delle richieste, e alla luce del fatto che il recupero della riabilitazione funzionale è affidato per gran parte alle strutture private. Inoltre altre branche di carattere oncologico non forniscono una sufficiente risposta al territorio, per cui è giocoforza che la sanità privata, che si serve del convenzionamento pubblico, possa avvalersi anch’essa degli stessi supporti con livelli di prestazione consoni alla potenzialità delle strutture, come ritengo sia normale e d’uopo per le strutture pubbliche.
Detto ciò, alla luce di quello che è ovunque risaputo in merito alla situazione sanitaria tarantina gravata da una forte compromissione ambientale che si ripercuote sui cittadini, deducibile dalla lettura di perizie medico-scientifiche di ogni illustrissimo studioso, e da ultime le perizie della maxi inchiesta per disastro ambientale e sanitario pendente presso la Procura, ove è indagata l’Ilva, che paga il suo centro studi al fine di far raccontare la risibile fiaba dell’ecocompatiblità ambientale, ritengo che proprio qui ci sia una maggiore necessità di attenzione e sostegno ai diritti dei cittadini. Dall’altra parte riscontro una situazione strutturale sanitaria atavica ricca di carenze, almeno su certi settori, per cui ne deriva che i soldi, gli stanziamenti devono servire per situazioni di effettiva necessità a totale beneficio dei cittadini, della comunità e non di altro".
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Mazza: "La buona sanita' e la mistificazione dei bisogni dei cittadini"

 

Una nota del consigliere regionale Idv, Patrizio Mazza. "In seno alla III Commissione Sanità della Regione si delinea la discussione che riguarda il piano di riordino abbinato al precedente piano di rientro: pertanto, se il piano di rientro significava tagli, riduzione dei posti letto, riduzione delle spese, decurtazione anche di servizi, il piano di riordino significa, teoricamente, ottimizzazione delle risorse, mobilità, accorpamenti dei reparti e tentativi di rendere uniforme l’assistenza sanitaria in tutto il territorio.
Si percepiscono le prime avvisaglie di come sia l’uno che l’altro potrebbero ritorcersi come un boomerang verso la politica, in particolare nei riguardi di quella politica che pensa ancora di poter utilizzare la sanità come chiave di volta per se stessa e un pascolo di carattere politico elettorale, e tutto questo è ancor più evidente quando si assiste a proposte di riordino di reparti o di ospedali, repentinamente cambiate o che vengono, in qualche modo, ridimensionate, il tutto con connotati di nebulosità nonostante già da due anni si conoscono tutti gli argomenti ancora oggi discussi, le criticità e le virtù.
Anche in provincia di Taranto si manifesta disappunto, o si mobilitano scudi umani, come titolano taluni giornali, a difesa di reparti, e ciò accade a Manduria, è avvenuto a Grottaglie, e potrebbe accadere per qualsiasi ospedale che si reputa penalizzato dal piano di rientro.
Ritengo che i politici debbano dare dei messaggi chiari, specie in questo frangente, e il sottoscritto continuerà ad essere leale e preciso nei confronti di tutti i cittadini; pertanto al di là di quello che emergerà dalle audizioni che si terranno in commissione sanità e che coinvolgeranno associazioni, Comuni e rappresentanze significative di malati o quant’altro, ribadisco ora più che mai che mi batterò fortemente affinché ci sia una distribuzione equa dei servizi, e affinché tutte le province siano servite da adeguata eterogeneità nell’ assistenza, esaudendo le esigenze ed i diritti dei cittadini. Tale varietà deve soddisfare un intero territorio e superare ogni ostruzionismo politico, ogni interesse di mero campanile, ogni demagogia, tanto dichiaro e tanto farò con estrema coerenza consolidando ora più che mai il mio patto di lealtà con le comunità tutte.
I cittadini sono stanchi e bisogna garantire i loro diritti, quindi si dica come si vuole intendere un ospedale e quale ruolo debba avere e conseguentemente si proceda con le azioni consequenziali, perché se un ospedale deve essere devoluto all’assistenza di pazienti con cronicità deve assurgere ad eccellenza per codeste peculiarità, e non essere un qualcosa di comune, se l’ospedale deve essere devoluto all’emergenza deve garantire eccellenza in questo settore ed essere dotato di strumentazioni, servizi e professionalità di elevatissimo profilo, così dicasi per le oncologie e qualsiasi altra branca di carattere specialistico, purché non di carattere di emergenza ma che rivesta una priorità sul piano sociale. Consiglio ai cittadini di avere accortezza nel giudicare i politici che li rappresentano perché molto spesso costoro creano solo una mistificazione delle necessità dei cittadini, tutelando bisogni fittizi piuttosto che bisogni reali".
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Mazza: "Bonifiche...la new wave della politica"

 

Il consigliere regionale, Patrizio Mazza ha diffuso la seguente dichiarazione: “Mai come in quest’ultimo periodo si parla tanto di bonifiche di aree inquinate, e mai come negli ultimi tempi quello che nel merito circola sulla stampa e tramite mass media, o per bocca di notabili della politica, risulta quanto di più nebuloso e a volte anche fiabesco. Riguardo l’area di Mar Piccolo, rientrante nel Sito d’Interesse Nazionale di Taranto, assistiamo sul piano politico (sia a livello regionale che a livello meramente locale) al tentativo di spostare su Roma la questione, attraverso richieste d’intervento economico al Governo centrale tese alla realizzazione, appunto, delle bonifiche, mentre reputo che il discorso dovrebbe in primis essere gestito localmente, in gran parte inchiodando alle proprie responsabilità gli inquinatori, che devono risarcire perché del resto chi inquina paga, soprattutto alla luce del fatto che grazie ai mirabili studi scientifici effettuati sino ad oggi, alle innumerevoli caratterizzazioni di luoghi, alla quantità ormai spropositata di documenti riguardanti il SIN di Taranto è possibile dire chi ha inquinato fino ad oggi.
Dall’altro lato c’è l’aspetto di natura meramente tecnologica delle bonifiche che vede in antagonismo ipotesi di risoluzione che vanno: dal sistema dei dragaggi, che potrebbero comportare anche un peggioramento di inquinamento, fino alla metodologia del capping con isolamento dei siti contaminati dall’ambiente acquatico circostante, ma anche quest’ultimo non risolve il problema in toto e definitivamente perché può avere una valenza sulla porzione inquinata  ma non sull’intera area del Mar Piccolo, infine c’è l’ipotesi di utilizzo di sostanze ed interventi chimici sulle aree inquinate, ma anche queste non vedo come possano essere fattibili visto che le sostanze inquinanti sono molteplici e sedimentate su vasta area.
In conclusione, si arriva a quanto riferisco da mesi, ormai anche anni,  cioè che una bonifica effettiva data la vastità dell’area geografica, la tipologia della matrice inquinata, il sedimento, e soprattutto alla luce del fatto che le fonti sono sempre attive, non è possibile. La soluzione che invece reputo sicuramente fattibile, rispetto alla mistificazione resa fino ad oggi dai più, per fini elettorali e propagandistici, è quella di cercare più rapidamente possibile di ridurre drasticamente l’inquinamento, e di progettare e realizzare nel più breve tempo possibile alternative economiche diverse rispetto all’industria inquinante; del resto che l’inquinamento persista e non sia ridotto, contrariamente a quanto millantato fino ad oggi dai principali suoi fautori, è dimostrato dai fatti e dai risultati sanitari anche dei mitili, non avremmo il persistere di una ordinanza di divieto di commercializzazione e movimentazione mitili, e 20.000 tonnellate di cozze di produzione nuova pronte per il macero.
Non credo che in tutto questo disastro un periodo di 2, 3, anche 4 anni al massimo di messa in sicurezza dei luoghi, di chiusura delle fonti attive inquinanti, e realizzazione di alternative economiche lavorative, rispetto ai 50 anni ormai trascorsi di economia industriale, in cui non si è dato peso all'entità di inquinamento provocato al territorio, pernicioso per la salute dei tarantini, come per la loro stessa economia, possono essere così deleteri come tempo intercorrente dal vecchio ad un nuovo sistema economico.
Ormai sulla bilancia non pesa più solo l’ambiente inquinato, o la salute di una popolazione ma anche  il fattore economico - lavorativo e zootecnia, mitilicoltura, turismo ed agroalimentare con relativi indotti sono anch’essi condannati al macero”.
 
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Mazza: "Amministrative a Taranto, la fase nuova..."

 

Il Consigliere regionale Patrizio Mazza ha diffuso la seguente dichiarazione: “Le elezioni amministrative sono ormai lontane, ma alcune riflessioni sono d’obbligo considerato che ancora oggi, essendomi cimentato, reputo di non aver avuto soddisfazione dall’esito del voto e valuto dove siano gli errori e se ho sbagliato. Non sono certo uno stratega di captazione di voti, pur avendone avuti 1200 a livello personale, semplicemente per il fatto di aver pensato che il voto sia ancora una espressione ideologica; così non è certamente stato e per detto diffuso le elezioni amministrative sono le meno ideologiche in assoluto, soprattutto per la capillarizzazione dei candidati e le aspettative di chi guarda al potere consolidato come possibile fonte di benefici, noncurante che quel potere consolidato è anche un consolidato di involuzione sociale ed economica degli ultimi decenni.
Non voglio essere qualunquista nel dire che i partiti non ci sono più, che gli interessi politici spesso si incrociano col malaffare, che la visione dello sviluppo sociale è una mera utopia e via dicendo. Voglio comunque dire che una città che non vuole dare un segnale forte di cambiamento di fatto non vuole cambiare! E’ inutile rintuzzare le possibili responsabilità su coloro che si sono fatti abbindolare da qualche momentaneo beneficio o promesse di beneficio o consolidamento di benefici pregressi. Il 40% dei tarantini si è defilato da considerazioni o ragionamenti complessi e l’altro 60% ha deciso in minima parte.
Precisamente circa il 15% dell’elettorato ha tentato un cambiamento mentre circa il 45% ha scelto lo status quo. Qualcuno, più addentro alla politica, direbbe che non è proprio così, perché all’interno della maggioranza eletta vi sono almeno 7 o 8 consiglieri che potrebbero avere un ruolo antitetico, o opportunista nei confronti della maggioranza medesima, e ciò rappresenterebbe la differenza; ma – aggiungo- solo se questa differenza venisse da una parte illuminata e progressista nel senso innovativo del termine si potrebbe sperare in un condizionamento corroborante di un nuovo modo di amministrare e far sviluppare la città di Taranto.
Reputo che la componente ‘antitetica’ sia tale solo per questioni di mera difesa di una parte di potere consolidato su alcuni interessi e la bagarre in Comune si scatenerà quando saranno in discussione i grandi interessi economici connessi al porto, alla grande industria ed a quei crismi che hanno creato su Taranto la possibilità di blindare l’esito di un voto che avrebbe dovuto essere ampiamente rivoluzionario e trasversale, come le problematiche della città ancora oggi richiedono.
Cosa ci aspetta adesso? Certo la fase nuova non è il qualunquismo negativo di coloro che si sono astenuti dal voto. La fase nuova è di quella piccola fetta di gente che ha creduto nella possibilità di cambiamento e che ancora crede in questo concetto.
Nella fase nuova si sarà più presenti e critici nei confronti del potere consolidato che ha soggiogato il popolo a mantenere invariate le aspettative di sviluppo, sempre più compromesse invece. Non vi è infatti una presa di posizione sulla questione ambientale meno che mai sulle fonti inquinanti delle grandi presenze, ma ormai c’è la tendenza a deresponsabilizzarsi con ignavia dal problema rinviando tutto ai tavoli romani. Continueremo a non sentir parlare di alternative concrete alla grande industria e a sentir parlare invece di ipotetiche bonifiche, piattaforma logistica, retro-portualità, etc. e sempre gli stessi argomenti da venti anni a questa parte. Le componenti del cambiamento facciano sistema attorno ad un progetto di vera alternativa economica per il territorio.
Ciò che ha coagulato, seppur un minimo, durante la campagna elettorale è stata la questione ambientale, si salvi codesta questione e si faccia sistema attorno ad alternative economiche concrete. Si alimenti e si consolidi una opinione pubblica attorno al principio delle alternative economiche o non vi sarà via d’uscita.
Mancano i soggetti illuminati per fare una nuova politica a totale beneficio del bene comune, ma manca anche il popolo, come massa critica, che partecipi, che proponga, che reagisca specie in occasione delle elezioni e del resto chi non ha il coraggio di ribellarsi … non ha poi diritto a lamentarsi”.
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"Giu' le mani dai 56 milioni stanziati per il San Raffaele di Taranto"

 

Giù le mani dai restanti 56 milioni di euro riguardanti il finanziamento erogato per l’ospedale San Raffaele di Taranto". Non usa mezzi termini Patrizio Mazza, consigliere regionale della Puglia, che ribadisce: "Giù le mani alla luce del fatto che c’è chi, come il consigliere Surico del PdL, già da ora avanza ipotesi sul diverso utilizzo da conferire a quei soldi che reputo necessari per un nuovo ospedale da costruire a Taranto ed il cui nome non deve essere necessariamente San Raffaele ma che potrebbe essere qualsiasi altro, da quello dell’ultimo Papa venuto a trovarci a Taranto, a quello del Santo Patrono della città".
Continua Mazza: "La mia richiesta ed allarme scaturisce dalla necessità di garantire i LEA (Livelli essenziali di Assistenza) di cui tanto, quest’oggi, si è parlato in consiglio regionale. Reputo estremamente urgente riproporre il progetto di un nuovo ospedale per Taranto per assicurare in un prossimo futuro un’adeguata assistenza ai cittadini che vengono attanagliati da una sempre maggiore incidenza di malattie in una città che risulta tra le più inquinate d’Europa. La condizione sanitaria dei cittadini di Taranto è sempre stata materia della mia apprensione sia dal punto di vista professionale che politico, ed in tempi non sospetti ho delineato situazioni che solo oggi sono suffragate dalle perizie scientifiche alla base della maxi-inchiesta che vede indagata l’Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale.
Il sottoscritto - conclude il consigliere regionale della Puglia - suffragato dall’Associazione Cambiamo Taranto a tutela dei diritti dei cittadini, auspica che l’ospedale nuovo per Taranto si faccia e che la sua realizzazione venga quanto prima presa in esame dalla nuova amministrazione che s’insedierà tra non molto alla guida della città bi-mare".
 
 
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Mazza (Idv): Aeroporto Arlotta, poco ambientalismo e molta incoerenza

 

Il consigliere regionale jonico dell'Italia dei Valori, Patrizio Mazza, stigmatizza pesantemente in una nota stampa il mancato assenso dato da Aeroporti di Puglia in merito all'attivazione di voli civili dallo scalo di Grottaglie.
"Definirsi ambientalista - sostiene Mazza - per molti significa sentirsi difensore dell’ecosistema quando questo è aggredito da inquinamento aereo, del suolo e marino. La soddisfazione dell’ambientalista risiede poi nel divulgare i propri principi con l’auspicio  di produrre  qualche effetto sul miglioramento dello stato ambientale, e pertanto nel constatare nell’opinione pubblica la propria spendibilità come ambientalista; quasi  fosse un mestiere accreditato dai  mass media che si esplica  semplicemente col denunciare tutto e tutti. Eppure mai ,o quasi mai, gli ambientalisti in una realtà come quella tarantina hanno parlato di: “necessità di alternative economiche alla monocultura dell’acciaio o al dominio di multinazionali dell’energia al fine di sviluppare  un futuro per i giovani diverso dall’attuale, oltre che garantire un ambiente più salubre, mai hanno suggerito come stimolare la cultura del rispetto della vocazione territoriale che non è sicuramente quella industriale, fornendo una progettualità consona  alla città bi-mare, o ancora quali possano essere le attività a cui dare priorità”. Esistono  lettere, denunce, filmati, fotografie o carte etiche d’intenti, pienamente condivisibili per principi insiti, ma ad oggi non esistono i soggetti che dovrebbero spendersi per queste ineludibili necessità di vero ambientalismo.
   Ho assistito ad un succedersi di riunioni di un movimento ambientalista che ritenevo consolidato e radicato nella realtà locale per arrivare a  scoprire che di consolidato ha solo il fatto di creare un protagonismo senza impegno della propria immagine, del proprio brand, dove tutti sono disponibili ma nessuno o pochi veramente disposti a mettersi in gioco con  faccia e  impegno e sono convinto che  solo in concretezza e partecipazione alla “res publica” dovrebbero tradursi tutte le proteste, tutte le denunce, tutte le marce che hanno mirato a cambiare le sorti Di Taranto e sensibilizzare la gente .
In due mesi ho assistito ad una miriade di potenziali nomi candidabili per le prossime amministrative ma con un nulla di fatto,  solo una  carte etica di intenti e nessun progetto o idea di come vivere la città da oggi in poi.  Far la sponda a coloro che già si vanno consolidando come candidati della conservazione dello status quo, questo sarà il loro risultato finale. Gli ambientalisti hanno sempre demonizzato i politici che hanno provocato l’attuale ed indesiderato stato di cose eppure fanno da sponda proprio a coloro che sarebbero da proscrivere da Taranto per pensare ad un cambiamento. C’è  un movimento, che vive ancora di rendita del passato rappresentato da manifestazioni in cui le scolaresche facevano volume numerico  e che non è capace di produrre un prototipo di candidato che lo rappresenti in loco; in poche parole vedo una prospettiva  fatta da quattro amici al bar o in un salotto ciarliero di provincia  proprio quando Taranto ha bisogno di altro e non più di chiacchiere e quaquaraquà.
 E’ chiaro che il tema ambientale rappresenta il motivo di vita futura per la città di Taranto ma occorre che attorno a ciò ruoti la prospettiva economica che diventi alternativa alla grande industria.
C’è da ripristinare e rivitalizzare le grandi attività connesse alla mitilicoltura, e all’agricoltura con progetti provenienti dal contributo delle categorie interessate. C’è da ridisegnare lo sviluppo urbanistico della città, dell’economia dentro la città in calo demografico, c’è da allestire un grande apparato di cultura e progettazione che renda dignità alla città e al suo patrimonio, che coinvolga tutte le componenti sociali, c’è da captare finanziamenti europei per i progetti. Tralascio di affrontare i temi della portualità e dell’ aeroportualità che non decolleranno mai se non si instaura un sistema produttivo che vi ruoti attorno.
 Consiglio agli ambientalisti - conclude il consigliere regionale dell'Idv - di rintracciare la propria identità, quando non nascondono secondi fini nel loro agire, e di riferire come immaginano il futuro e lo sviluppo per Taranto perché ormai si fa sempre più tardi mentre  occorre fare sul serio o chi non si muove non sarà più credibile agli occhi della gente."
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Mazza (Idv): Non si puo' assistere silenti ai problemi ambientali di Taranto

 

I problemi ambientali del capoluogo ionico al centro di una nota stampa a firma del consigliere regionale dell'Italia dei Valori Patrizio Mazza.
"La verità sull’ambiente a Taranto è l’argomento che è stato trattato in conferenza stampa nella città bimare, dal sottoscritto unitamente a rappresentanti delle categorie di settore: sia i mitilicoltori che gli allevatori, i quali fino ad oggi hanno fortemente risentito dell’inquinamento massivo perpetrato al territorio ionico.
Le istituzioni e gli enti di competenza non possono rimanere sordi alla continua “desertificazione” di territori bellissimi che continuano, a causa dell’inquinamento, a perdere capacità di attrazione d’investimento. L’attuale ecosistema del Mar Piccolo non allenta le preoccupazioni della categoria dei mitilicoltori e nei territori circostanti la città, per almeno 20 km di distanza dal polo industriale, si estendono terreni non coltivati e non più soggetti al pascolo a causa di svariati abbattimenti di allevamenti.
La politica non può assistere silente ai bisogni di un territorio con potenzialità inespresse, nel quale il sistema economico imperante è rappresentato dalla monocoltura dell’acciaio, cui si aggiunge la previsione di raddoppi di ulteriori industrie anch’esse inquinanti. Si assiste ad un irrefrenabile depauperamento economico e relativa perdita di posti di lavoro in settori che hanno sempre rispettato la vera vocazione “non industriale” del territorio Ionico .
Si vuole offrire spunti operativi a chi è destinato a prendere le redini della città, in vista delle prossime elezioni, e a rappresentare motivi di richiesta, per la stessa, di maggiore e concreta attenzione anche da parte del Presidente Vendola, perché siamo convinti che l’inquinamento continua invariato e che non si possano “ considerare risolti i problemi ambientali dovuti alle attuali emissioni della principale fonte di diossine a Taranto” come da lui espresso a fine anno. Si vuole focalizzare l’attenzione sulla necessità di avere alternative economiche alle industrie inquinanti ed il contestuale recupero di tutte le attività perse connesse alla valorizzazione del mare e della terra.
 Dal Febbraio 2008 ad oggi gli allevatori hanno subito ingenti danni ed hanno visto terminare dall’oggi al domani la loro attività di zootecnia, per alcuni centenaria, con relativa  produzione casearia; oltre 2200 sono stati i capi abbattuti. Uguale odissea la sopportano i mitilicoltori che in data 22 luglio 2011, hanno assistito impotenti alla emanazione dell’ordinanza 1989 dell’ASL di Taranto – Settore Veterinario - che ha statuito il divieto di commercializzazione e movimentazione dei mitili del primo seno del Mar Piccolo.
In questo caso accade che il danno vero da stimare non riguarda solo i mitilicoltori del primo seno, ma tutti i mitilicoltori, ciò in quanto per assicurare la commercializzazione dell’intero prodotto nostrano, tutti i mitilicoltori facevano tra loro sistema e disponevano la miscelatura delle specie allevate in entrambi i seni di Mar Piccolo con quelle di Mar Grande. Ai mitilicoltori urge, ora più che mai, sapere come salvare il novellame ed in quali ulteriori specchi d’acqua è possibile trasferire subito le attività."
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Mazza (Idv): "La sanita' e la questione dei punti nascita"

 

Una nota del consigliere regionale e medico Patrizio Mazza (Idv) sulla sanità pugliese e la questione dell'annunciato taglio di circa 20 punti nascita in Puglia.
"Nel bailamme della questione sanitaria - sottolinea Mazza - proprio la politica che deve riguadagnare la sua credibilità su più fronti e non solo sulla questione sanitaria continua a mostrare a denti stretti la sua forza demagogica e priva di vera utilità sociale .
Riguardo la questione dei punti nascita ribadisco, come già fatto negli innumerevoli dibattiti pubblici e assise istituzionali che oggi è importante creare una situazione che guardi al futuro, e il futuro vuole, come del resto accade a livello europeo, che i punti nascita siano in qualche modo attrezzati anche per il nascituro oltre che per la madre e che siano collegati a una neonatologia ed eventualmente ad una rianimazione in caso di problemi importanti e/o complicanze .
Creare molti punti nascita per il solo fatto di lasciare in essere situazioni di interesse meramente politico e di beneficio strettamente elettorale piuttosto che di utilità nell’assistenza sanitaria per la popolazione non lo giudico corretto soprattutto quando si acuisce nella popolazione un sentimento di puro campanilismo e non si opera una corretta informazione riguardo i benefici dell’assistenza corretta in termini sanitari.
Per una donna che deve partorire, e la cui gravidanza non ha manifestato problemi è perfettamente organizzabile la parte finale del parto con l’ausilio del proprio ginecologo di fiducia se questi è disponibile a seguire la donna assumendosi ogni responsabilità di cura e così se il ginecologo è un operatore esterno alla struttura sanitaria con la disponibilità della struttura sanitaria di offrire quegli spazi, strutture e strumentazioni necessarie a consentire il parto. Oggi frammentare i punti nascita, come si sta cercando di fare, per accontentare le varie intelligenze politiche del territorio credo che sia deleterio e che non sia altro che un procrastinare un cambiamento che comunque dovrà avvenire obbligatoriamente nel rispetto di standard europei .
 Io credo che la liberalizzazione dell’assistenza sanitaria sia l’unica maniera di creare la giusta responsabilità dei professionisti, quindi dei medici, in particolar modo, e di creare quella giusta informazione nella popolazione dando adeguata soddisfazione alla stessa soprattutto nel rispetto del principio che possa effettivamente scegliersi il medico di gradimento; in questo senso bisogna lavorare evitando situazioni indifendibili sia sul profilo economico che, qualche volta, perfino sul profilo professionale . La mia proposta di legge in regione - conclude il consigliere regionale dell'Italia dei Valori - viaggia in questi termini di efficacia ed efficienza sanitaria mediante una matura liberalizzazione dell’assistenza che può salvare tutto e tutti in termini di vera assistenza e di tutela di professioni valorizzare in termini di utenza soddisfatta per le prestazioni che può ricevere."
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