L'agroalimentare un aiuto immediato ai dipendenti Ilva. Il dott. Mazza spiega come

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Riportiamo, qui di seguito, una possibile proposta pensata dal dott. Mazza per aiutare tutti gli operari Ilva a rischio di disoccupazione.
 
"L’agroalimentare può fornire un aiuto immediato agli operai ma la politica faccia la sua parte senza infingimenti.  
Dalle notizie emerse dal tavolo della capitale sembra che siano stati stanziati 336 milioni di euro per le bonifiche da attuare nelle aree inquinate di Taranto. 
Con 336 milioni di euro ritengo che da subito si possa risolvere la grave questione che attanaglia Taranto, nonché il problema della sussistenza degli operai dell’Ilva l’importante è utilizzarli per dare soluzioni immediate, serie e concrete.
L’unica risposta rapida che si può  fornire agli operai, considerata la grande disponibilità manifestata al sottoscritto da parte di numerosissimi imprenditori agricoli, consiste nell'utilizzare lo stanziamento e le unità lavorative dell’industria in un unico progetto agroalimentare che può finalmente garantire lavoro “dignitoso”,“sano” ed “ecosostenibile”. 
Gli imprenditori agricoli sia della provincia  di Taranto che di province a questa limitrofe hanno in animo, per le loro imprese, di poter usufruire di agevolazioni che il Governo possa mettere a loro disposizione, in maniera da implementare le proprie imprese, ed in questa maniera assorbire tutta la massa lavorativa che proviene dall’Ilva e dall’indotto, allora : perché non utilizzare in questo settore quei 336milioni di euro che il governo dice di mettere a disposizione per risolvere la questione ambientale del territorio? 
Il tutto può essere ripartito in contribuzioni per gli stipendi, in contribuzione  per le detassazioni,   in termini di eventuali ulteriori progettazioni utili al settore ma anche tese a garantire un lavoro certo e capace di ridisegnare un nuovo futuro; del resto consumi ed export votati all’agroalimentare sono in Puglia l’unico settore che garantisce una risalita economica. 
Ecco che si potrebbe mettere in atto un sistema di recupero di tutte le aree incolte e contestualmente si potrebbe mettere in atto sistema industriale dedicato alla trasformazione dei prodotti dell’intero sistema basato in primis sul comparto agroalimentare. Il tutto  potrebbe portare finalmente ad una scelta di trasformazione economica dell’intera area geografica tarantina  facendola diventare da situazione oggi altamente inquinata a territorio salvaguardato  sotto il profilo dell’ambiente. 
La proposta non credo sia utopica e la ribadisco validissima per affrancante immediatamente i disagi degli operai e di Taranto, ciò in quanto indipendentemente dalle decisioni della magistratura, coraggiosissima nel suo operato,  non si può pensare che così tanti lavoratori ed un territorio così vasto possano dipendere dalla sola monocoltura dell’acciaio e dalle sorti di una unica azienda. 
La mia sensazione è che la politica e certi  politici non vogliano una soluzione di questo tipo  basata sulle alternative e diversificazione economica e vogliano invece usare il problema Ilva interferendo con questo problema nella vita di una comunità e nella vita degli operai, strumentalizzandoli per dare loro ad intendere che si adoperano per qualcosa di positivo. La situazione odierna e le soluzioni che la politica prospetta non mi convincono . "
 
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Lettera aperta del dot. Mazza

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In una lettera aperta, il dot. Mazza apprezza tutto ciò che il magistrato Patrizia Todisco ha fatto, e sta fecendo per la città di Taranto.
Qui di seguito è riportata.
 
“Approvo appieno l’operato del magistrato Patrizia Todisco per Taranto e per la salute della comunità ionica come per  tutti gli operai ILVA e ritengo gravissime le ingerenze della politica nel potere giudiziario. 
La salute è un bene non negoziabile e la politica deve assumersi le proprie responsabilità scervellandosi per garantire alternative economiche e lavorative alle industrie inquinanti, questo facciano i ministri ed insieme i politici.
La politica ha il dovere di lavorare a beneficio dei cittadini e non dei poteri forti, degli operai e non di industrie che agiscono per la tutela dei propri profitti, affinchè il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa ulteriormente compromette la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future. Questo si faccia per Taranto e per tutti gli operai dell’ILVA e dell’indotto. Si lavori per alternative lavorative ed economiche alle industrie inquinanti tutelando così i posti di lavoro e vengano rispettati i diritti inviolabili dell’uomo”
 
Dr. Patrizio Mazza
Consigliere Regionale della Puglia per l’Italia dei Valori
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Al Simposio Internazionale di New York le riflessioni sull'inquinamento di Taranto

 

Anche a New York si discute, sul disastro ambientale che ha deturpato la città di Taranto.
In riferimento alla relazione del Prof. Giorgio Assennato, Direttore Arpa Puglia, invitato al Simposio Internazionale dal tema: “Benzene, leucemia infantile, e tumori ematopoietici linforeticolari”, svoltosi nei giorni scorsi a New York e riferito alla presentazione dei dati d’incidenza di tumori a Taranto, in particolare leucemie infantili, il dott. Mazza, Consigliere Regionale Idv e Vice Presidente Commissione Sanità, precisa alcuni punti.
 
Il professore Assennato ha citato un danno da inquinamento valutato in 5 milioni di euro all’anno ma si deduce che siano molto sottostimati.
Accade che la valutazione viene estrapolata  nella maniera che segue: nella provincia di Taranto ci sono circa 3mila nuovi tumori all’anno  e da come affermano i periti impegnati nella maxi – inchiesta condotta a Taranto dal GIP Todisco - che riguarda  i reati di disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, vedono come indagati  i massimi dirigenti ILVA, per cui si stima che ci sia una maggiore incidenza di tumori considerato in un aumento del 30% rispetto ad altri centri italiani.
" Io stimo - afferma il dott. Mazza - che calcolando una variabile dal 10 al 30% di una maggiore incidenza di tumori dobbiamo giudicare all’incirca un costo approssimativo di questi tumori in eccesso di circa 50 mila euro all’anno per le cure del 1° ann,o e circa 20 mila euro all’anno negli  gli anni successivi, includendo ovviamente: gli atti  diagnostici, gli esami, le valutazioni cliniche eventuali interventi chirurgici, eventuali terapie citostatiche, eventuali radioterapie o quant’altro o complicanze ulteriori".
 
Stando a questi costi che sono sicuramente minimali se noi ipotizziamo una maggiore incidenza del 10% ci viene che noi ogni anno abbiamo circa 300 tumori e stando ai costi come descritti finora viene per cui  il costo minimo stimato è di circa 15 milioni di euro a cui vanno aggiunti i costi degli anni successivi e considerando una media di sopravvivenza di circa 4 anni per ciascun tumore arriviamo ad un costo di circa 21 milioni  di euro all’anno se i tumori sono in incremento a Taranto del 10%, e di 63 milioni di euro all’anno se invece questo incremento è dell’ordine del 30%. 
 
Non si esaurisce qui il problema perché ai predetti  costi crudi della malattia si devono aggiungere: i costi di perdita del lavoro e quindi il danno economico che questa persona ha subito, e quindi che la società anche subisce, per effetto della malattia, i costi maggiorati degli investimenti in strutture ospedaliere per far fronte alla maggiore quantità di pazienti che gravitano sul territorio, i costi di parenti ed eventuali accompagnatori di questi pazienti che tra sostegno al paziente in terapia e/o nella mobilità passiva affrontano un danno anche economico. 
 
Inoltre, i costi diretti sulla salute non possono essere misurati solo in merito all’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento che si manifesta con i soli tumori perché ci sono tate altre malattie che hanno correlazione con l’ambiente in cui si vive e sono malattie che hanno a che fare con l’apparato respiratorio, l’apparato cardiocircolatorio, l’apparato nervoso e le tutta la varietà di disimmunopatie nonché alterazioni di tipo allergotossico. 
 
In tutto ciò si instaura il problema di danno cronico ambientale per il quale si perde la presenza e l’eterogeneità di economie diverse e non inquinanti sul territorio: l’agroalimentare, la zootecnia, la mitilicoltura, l’itticoltura etc etc. ecco perché credo che i danni economici indotti dall’inquinamento ambientale siano molto ma molto superiori rispetto a quelli resi manifesti dal prof Assennato. 
 
"Egli si riferisce alla specificamente - conclude il dott. Mazza - alla questione salute ma anche restando in quel parametro si assiste a costi nettamente superiori, ecco perché ribadisco di divulgare, in ordine agli insediamenti inquinanti sul territorio, come stanno realmente le cose". 
 
 
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Mazza (IdV): Verita' sull'ospedale grottagliese

In questi giorni molti sono stati i comunicati che si sono avvicendati sulle varie testate giornalistiche sul destino del nostro nosocomio. Partiti, associazioni e semplici cittadini grottagliesi hanno speso parole in difesa del proprio ospedale e del suo punto nascita. Per fare un pò di chiarezza abbiamo raggiunto per voi il consigliere regionale dell’Italia dei Valori e primario del reparto di ematologia dell’ospedale sud di Taranto, Patrizio Mazza.

La prima domanda che gli abbiamo posto è stata se è davvero concreta la possibilità di un trasferimento del reparto di Ostetricia-Ginecologia presso il nosocomio martinese e la risposta non è stata rincuorante “Effettivamente non esiste alcun documento ufficiale sulla questione ma non si può negare l’effettiva volontà politica di commettere tale atto”.

Da un punto di vista medico e organizzativo ha senso trasferire il punto nascita grottagliese a Martina Franca?

“Se consideriamo che far restare il punto nascita a Grottaglie permetterebbe di abbracciare un più ampio bacino di utenza e tenendo presente, inoltre, l’eccellenza di tale reparto sarebbe deleterio effetture tale trasferimento. Tutto ciò avrebbe senso solo se si mirasse a creare dei centri di eccellenza specializzati in un determinato settore ma in questo modo non si fa altro che snaturare gli ospedali della loro funzione sociale”.

Ma allora perchè il trasferimento a Martina Franca, gettando oltretutto l’ombra di un’imminente chiusura?

“E’ presente una precisa volontà politica a riguardo. Ricordiamo che Martina Franca vanta un notevole parterre di consigileri provinciali, regionali e parlamentari al contrario di Grottaglie”.

 

Ancora una volta il nostro territorio potrebbe essere penalizzato, dunque, dall’assenza di propri rappresentanti negli “organi che contano” data la nostra incapacità di dare fiducia ad un nostro concittadino piuttosto che ad un forestiero.

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Mazza (Idv): "Quanti laureati a Taranto trovano occupazione?"

Università a Taranto: un'impresa impossibile? Se ne è discusso durante i lavori del forum "Prospettive formative e professionali del polo universitario jonico", tenutosi presso il Convento di San Francesco, nella città dei due mari.

All'appuntamento ha partecipato Patrizio Mazza, medico e consigliere regionale dell'Italia dei Valori.
"Partecipando al forum - ha dichiarato Mazza in una nota stampa - che ha visto la presenza di alcune personalità del mondo accademico, sorge spontaneo chiedere : “ Quanti laureati di Taranto o della provincia, nel corso degli ultimi anni, hanno trovato occupazione nel territorio ionico…”.
Ritengo che l’università con tutte le sue facoltà debba mirare alla programmazione congiunta di un “progetto lavorativo ”, che deve essere necessariamente calato nel territorio, se in quest’ultimo e per la sua comunità si vuole ottenere riscontro positivo. Ragione per cui facoltà come Scienze ambientali e marine, nonché Ingegneria, ed Economia Aziendale fino a Beni Culturali e Lettere, ed ancora le tutte le materie sanitarie, dovrebbero esaudire in primis la necessità di un territorio che manifesta problematiche: sanitarie, ambientali ed economico-lavorative, e quindi dovrebbe lavorare in antitesi al sistema culturale, politico, sindacale attualmente presenti, che tende sostanzialmente a privilegiare la monocoltura dell’industria inquinante.
A Taranto ed in provincia viviamo una situazione, sul piano politico, economico, sanitario ed anche della informazione spicciola, inficiata dall’unica economia imperante. La politica orbita in questo sistema di economia ed in modo ineludibile anche l’informazione e la cultura ne risentono, ciò in quanto la mancanza di diversificazione di realtà economiche e produttive determina mancanza di libertà e quindi mancanza di democrazia.
Taranto ne risente pesantemente anche sul discorso culturale oltre che economico- lavorativo; del resto sono anni che si parla di porto, interporto, logistica ma ad oggi vige il nulla di fatto, a parte gli innumerevoli proclami. La comunità ionica risente grandemente della mancata realizzazione di alternative economiche alla grande industria.
 L’unica speranza è che siano i nostri giovani a volere fortemente un progetto alternativo in un’ottica di grande rivoluzione culturale al fine di rimanere a vivere sul proprio territorio senza migrare altrove. Così da non assistere alla progressiva devastazione di un territorio, prima con l’abbattimento delle pecore, poi con la distruzione dei mitili, ancora poco e passeremo all’abbattimento dei malati perché quando non sapremo più dove metterli si potrebbe paventare per assurdo tale ipotesi.
Se la città non cambia nella mentalità, e solo grazie alla cultura ciò può accadere, la gente sarà sempre più manipolabile, permissiva, rassegnata e orientata verso problemi non pertinenti alla realtà e al territorio. L’Università deve elaborare un progetto globale di trasformazione radicale in termini economici e culturali per Taranto, mentre la politica e le amministrazioni devono coadiuvarla al massimo nella realizzazione .
Ho scritto un progetto di legge, che prossimamente sarà presentato in Regione, in cui coinvolgo l’università sull’incentivazione dell’agricoltura nell’agroalimentare, mediante studio ricerca e relativa trasformazione in prodotti finiti e valorizzazione degli stessi, da realizzare in Puglia, nello Ionio e non altrove, che metta fine allo strapotere delle multinazionali che agiscono a scapito della filiera corta, impedendo ai produttori un giusto guadagno e ai consumatori di risparmiare.
Se non nasce qualcosa di radicale e culturalmente rivoluzionario in questo senso coadiuvato dall’università non vedo via d’uscita per il territorio. Penso quindi ad una diversificazione economica secondo vocazione territoriale con effetti di benessere interno lordo e non di solo pil, che come ben sappiamo non si riverbera con benefici sul territorio tarantino se non a livello di massa stipendiale, ricchezza che si disperde nell’acquisto di prodotti commercializzati delle multinazionali; quindi in forma di “ricchezza” volatile per la comunità ionica.
Con cosa vogliamo alimentare l’entusiasmo dei giovani se non con una riprogrammazione di economia almeno per i prossimi 15 anni, partendo da subito, e tesa a valorizzare la storia del territorio magno-greco, le peculiarità delle risorse agricole, della zootecnia, del mare contrastando chi racconta che nasciamo con la vocazione a produrre tubi e veleni?"
 
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