NO ALLE PALE EOLICHE NEL TERRITORIO DI MANDURIA SONO DANNOSE PER L’EQUILIBRIO DELL’ECOSITEMA

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Al di là del terribile impatto visivo che la presenza delle torri eoliche comporterebbero se venissero insediate nel territorio manduriano, al di là del problema di impatto paesaggistico, archeologico, architettonico e storico che le associazioni e gli imprenditori vitivinicoli in primis del territorio hanno evidenziato  durante l’audizione in commissione ambiente, convocata quest’oggi in regione Puglia, lagnanze che condivido appieno esattamente come condivido quelle fino ad oggi illustratemi dal Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria, dal Consorzio Produttori Vini e Mosti Rossi, dall’Azienda vinicola Savese, c’è un problema che bisogna mettere in luce. 
La preoccupazione principale che mi porta a rifiutare categoricamente l’insediamento delle torri eoliche tra le meravigliose vigne del nostro superbo primitivo, tra i nostri magnifici ulivi e tra tutte le coltivazioni che arricchiscono il nostro patrimonio agroalimentare è rappresentata dalla deturpazione dell’assetto biologico.
Lì dove s’insediano pale eoliche è risaputo che queste interferiscono nella migrazione e passaggio dei volatili sui territori, al di là quelli stanziali,  volatili che si cibano di insetti, ragione  per cui ecco che variato l’assetto biologico, instaurato ormai lì da secoli, i volatili sarebbero infatti spaventati dalle pale eoliche e si stravolgerebbe considerevolmente  l’ecosistema, con inferenze purtroppo anche sulla catena produttiva, sulle coltivazioni che sarebbero alterate dalla presenza di  maggiori insetti e parassiti, ed inevitabilmente economica, secondo  un effetto domino dannosissimo. La politica deve sentire le ragioni della scienza e della biologia. 
Dr. Patrizio Mazza
Consigliere regionale della Puglia
 
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DIRITTI E LIBERTA' SI STRUTTURA IN PUGLIA E SOSTIENE IL CENTROSINISTRA – IL CONSIGLIERE REGIONALE MAZZA ADERISCE

 

 
Il consigliere regionale della Puglia dr. Patrizio Mazza aderisce al movimento Diritti e Libertà che sostiene il centro sinistra di Bersani e Vendola.
 Il movimento politico vede come segretario regionale della Puglia l’Avv. Sebastiano De Feudis  e come Portavoce Nazionale Massimo Donadi, ed è composto al suo interno da molti altri  ex dipietristi  come il senatore Pedica, il parlamentare  Nello Formisano, nonché i deputati Gaetano  Porcino e Giovanni Paladini .
Il movimento nato nel novembre del 2012  vuole  “rafforzare l’area liberal-progressista del centro-sinistra con cui costruire un programma di governo che punti su legalità, crescita, equità, solidarietà ed innovazione, come ha sempre illustrato il portavoce nazionale Massimo Donadi.
Si tratta di   un programma di governo che nella Costituzione Italiana trova i punti essenziali di una vera ed affidabile “agenda di governo”, cosi rilancia  il segretario regionale della Puglia del movimento “Diritti e Libertà”Avv. Sebasiano De Feudis, cui fa eco il consigliere regionale pugliese Patrizio Mazza.
“In un momento storico e politico di grande confusione e divisioni, fomentate da una legge elettorale che ha tradito le aspettative di scelta che gli italiani avrebbero voluto operare se fosse stato eliminato il porcellum, i cittadini vessati dal tecnicismo montiano hanno bisogno di certezze e la prefigurazione di un futuro migliore.
“Le uniche certezze provengono dal rispetto dei principi della Carta Costituzionale da applicare in chiave liberal-democratica perché la persona ed i suoi diritti devono essere al centro di ogni programma di governo e mai il contrario con sistemi di potere che inferiscono nella sfera di dignità e dei diritti della persona -  così si esprime il dr. Patrizio Mazza  che viene a connotare la sua posizione politica all’interno del consiglio regionale della Puglia.
“La mia adesione al movimento “ Diritti e Libertà” è totale”- prosegue Mazza – “ e sarà estrinsecata  in coerenza con quanto fino ad oggi operato come consigliere regionale in Puglia cioè dando al rispetto del bene salute e della tutela dell’ambiente un peso ed attenzione privilegiati e proponendo un modello di intendere il lavoro e l’economia nel rispetto di principi di eco-sostenibilità ”. 
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Agroalimentare: Alternativa possibile?

 

Oggi, 03 Dicembre  p.v. si  è tenuto  presso l’Aula Magna dell’Università di Bari  “Aldo Moro” sede di Taranto sita alla Via Duomo della città vecchia, precisamente ex Caserma Rossarol , il Convegno  e Tavola Rotonda : 
AGROALIMENTARE: Alternativa possibile? Confronto tra imprenditori, università, politici, professionisti, associazioni e cittadini,  organizzato dal Consigliere Regionale della Puglia Patrizio Mazza.
 
L’evento   patrocinato dalla Regione Puglia Assessorato alle Risorse Agroalimentari, da Slow Food Italia, dall’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, ed è condiviso da UPALAP Casartigiani Taranto, pertanto è prevista la partecipazione dell’Assessore alle risorse Agroalimentari della Puglia Dr. Dario Stefano, del  componente della Segreteria nazionale Slow Food Italia Dr. Antonello Del Vecchio, del Prof. Felice Uricchio Preside della II Facoltà di Giurisprudenza a Taranto dell’Università di Bari , e del  sindaco di Bari Michele Emiliano.
 
L’evento si è distinto in due fasi , Convegno e Tavola Rotonda , articolate nell’arco di una giornata intera a partire dalle ore 9.30 fino alle ore 18.30, durante le quali si avvicenderanno relatori di pregio del panorama scientifico, sanitario, accademico, professionale, politico.
Si parlerà di  agroalimentare nella sua multidimensionalità  e di come tale  risorsa  possa  costituire un’ alternativa concreta alla grande industria, per Taranto e provincia. 
L’agroalimentare significa sviluppo, produzione, industria di trasformazione, conservazione, commercializzazione, sapere coniugato a forza lavoro, ricerca tecnologica, quindi cultura, turismo, tutela della biodiversità e del paesaggio. Agroalimentare è rapporti interpersonali, interterritoriali, interculturali e da sempre può assumere un ruolo centrale e decisivo per lo sviluppo del territorio, purché risponda  a crismi di economia non inquinante,  e purché sia valorizzato e sostenuto da metodologie e strategie di sistema, purché sia supportato da una nuova mentalità volta al benessere sociale ed ambientale che deve riguardare tutti. 
 
Di seguito il programma dell’evento : AGROALIMENTARE: Alternativa Possibile? Confronto tra imprenditori, università politici, professionisti, associazioni e cittadini.
 
PROGRAMMA:
 
 MATTINA – CONVEGNO dalle ore 9.30 alle ore 13.00 c.ca –
 
Saluti del Prof. Antonio Felice Uricchio  - Preside della II Facoltà di Giurisprudenza Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” -   ed introduzione del Consigliere regionale dr. Patrizio  Mazza,  che modera.
 
Relazioni:
 
“IL TURISMO E L’AGROALIMENTARE QUALI FATTORI DI SVILUPPO PER L’ECONOMIA TARANTINA”
Prof. Vito Roberto Santamato - Università degli Studi di Bari - 
 
“COMUNITA’ DEL CIBO BUONO PULITO E GIUSTO: DA RETROGUARDIA SOCIALE AD AVANGUARDIA CULTURALE”
Dott. Antonello Del Vecchio - Componente Segreteria Nazionale Slow Food - 
 
“LA MOLLUSCHICOLTURA TARANTINA DALL’ATTUALE CRISI ALLE PROSPETTIVE FUTURE”
Dott. Nicola Cardellicchio  - Direttore del CNR – IAMC Taranto – 
 
“IGIENE DELL'AMBIENTE E DEGLI ALIMENTI ED INFERENZE CON LA CATENA ALIMENTARE”
Dott. Michele Conversano - Direttore del Dipartimento di Prevenzione ASL Taranto
 
Ore 11,00 pausa lavori
 
“AGRICOLTURA E ZOOTECNIA A TARANTO : ieri, oggi domani”
Dott. Teodoro Ripa  - Direttore del Dipartimento Prevenzione settore  Veterinario ASL di Taranto -
 
“OPPORTUNITA’ NEL SETTORE AGRICOLO E PSR PUGLIA 2007 – 2013”
 Dott. Paolo Carbotti  - Perito Agrario -  
 
"NUOVE IDEE PER GIOVANI IMPRESE : Agevolazioni e Contributi"
Dott.ssa Maria Pia Ragazzo  - Esperto Progettista CIOFS/FP Puglia - 
 
“NUOVE STRATEGIE FORMATIVE NEL SETTORE AGROALIMENTARE”
Dott.ssa Paola Oliviero  -  UPALAP – Casartigiani – Taranto
 
“GREEN ROAD COLLINE JONICHE”
  Dott. Antonio Prota  - Presidente del GAL Colline Joniche - 
 
 
Ore 13.00 termine lavori convegno 
 
POMERIGGIO – TAVOLA ROTONDA/CONFRONTO  – 
Inizio start ore 15.00 -  termine lavori entro le ore 18.30
 
Intervengono :
Assessore alle Risorse Agroalimentari Regione Puglia  Dr. Dario Stefano –
Sindaco di Bari Dr. Michele Emiliano –
Presidente del GAL “Luoghi del Mito” dr. Paolo Nigro –
Presidente del GAL “Terre del Primitivo” dr. Ernesto Soloperto – 
Slow Food Puglia dott. Salvatore Pulimeno –  
Presidente Confagricoltura Taranto Dr. Gerardo Giovinazzi -  
Presidente Coldiretti Taranto Dr. Alfonso Cavallo  –
Vicepresidente CIA Taranto Sig. Franco Passeri – 
Presidente Cantine di San Marzano e BCC San Marzano di S.Giuseppe Dr. Francesco Cavallo – 
Imprenditore agricolo  Sig. Angelo Guarini  –  
Imprenditore mitilicoltore Sig. Luciano Carriero 
Dr.ssa Marilia Tantillo – Vicepresidente Facoltà Medicina Veterinaria Università di Bari
Dott. Marcello Ruggieri – Preside Istituto Agrario “Basile – Caramia” di Locorotondo- Preside rete delle Scuole ed Istituti del settore agrario regionale
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L'ASSISTENZA SANITARIA MERITA RISPOSTE SERIE E CONCRETE

 

Che a livello regionale per la questione sanitaria si sia fatto il gioco delle tre carte, e che in questo anche l’assessore Pelillo abbia il suo contributo di responsabilità,  visto e considerato che assistiamo a dichiarazioni di finanziamenti con milioni di euro che passano da un punto all’altro e che esistono esclusivamente per alcune destinazioni di spesa,  ne sono convinto. 
Non voglio entrare nella polemica accesa da Lospinuso nei riguardi di Pelillo, che lancia l’idea di richiedere fondi secondo un progetto da inserire nel maxi-emendamento della legge di stabilità,  perché sinceramente lascia basiti che su un argomento così importante Lospinuso attui un rimpallo di una responsabilità essendo coinvolti entrambi nella debacle sanitaria. 
E’ inaccettabile che si parli di colpe esclusive della sinistra perché vorrei ricordare che quando c’era il centro-destra al governo in regione Puglia  i concorsi sono stati fatti “a fatica e poco alla volta”, soprattutto nell’area ionica, ed oggi si paga un problema atavico di assenza di personale perché quest’ultimo è stato tenuto in uno stato di precarietà in funzione della politica, concepito affinché la politica potesse nel tempo continuare ad avere ingerenze tenendo sotto scacco i precari della sanità e di contro ottenendo quel “placement”  che possiamo facilmente constatare o immaginare. 
Oggi accade che i conti non tornano per tanti motivi, oltre che per leggi imposte a livello governativo centrale, nel senso che la spesa non deve superare un budget e quindi a detta del Direttore della ASL di Taranto Scattaglia non deve superare il 50% della spesa del 2009. Tutto ciò penalizza in modo gravissimo la ASL di Taranto,  che sconta gli errori del passato, appena citati, per i concorsi mai effettuati, ed è argomento di discussione  della  Conferenza dei Sindaci dell’area Ionica, nonché  della riunione urgente convocata dal Direttore della Asl di Taranto con tutti i rappresentanti istituzionali, sia del parlamento che della regione.  Di tre milioni di euro è lo sforamento della ASL di Taranto, ferme le direttive governative per le quali  non si può più andare avanti  pena la chiusura di più ospedali; del resto il Direttore Scattaglia  non può assumersi responsabilità  nell’ambito della spesa corrente della ASL di Taranto. 
Ecco le gravissime defaillances attribuibili alla politica sia quella targata centro sinistra che targata centro destra. Non si può  attribuire le colpe tutte al recente passato, e meno che mai si può continuare a sbagliare come nel recente passato, ecco perchè sono contrario a promesse di stanziamenti  per operazioni come il “Centro Ambiente e Salute”, che non costituiscono impellenze serie e di vera utilità per il territorio dal punto di vista sanitario, meno che mai della prevenzione, specie se, come accade, la politica continuerà a favorire l’esistenza dell’industria inquinante sul territorio, con un ineludibile aggravio di malattie. Per risolvere con determinazione il problema dell’assistenza sanitaria nel territorio e rimediare all’ incidenza di malattie occorre un atto della regione trasversalmente condiviso, che arrivi al Governo e che trovi supporto grazie alle promesse fatte a Taranto dal Ministro della Salute, che ancora oggi ribadisce come per  la città bi-mare, in considerazione dei dati riscontrati sulle malattie, occorre andare in deroga stanziando risorse ulteriori rispetto a quelle stabilite. 
Dr. Patrizio Mazza Consigliere regionale della Puglia per l’Italia dei Valori  
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QUANTO VALE PER UN POLITICO IL RISPETTO DEL  DIRITTO AD UNA CORRETTA INFORMAZIONE?

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“Nessuna sorpresa dramma già noto” è il titolo dell’articolo pubblicato da il Manifesto quest’oggi mancante nella rassegna stampa del consiglio regione Puglia, articolo  che riferisce di alcune mie dichiarazioni fatte, durante l’incontro a Taranto col ministro della salute  Balduzzi, durante la presentazione dei dati sanitari fino al 2009 riguardanti lo Studio Sentieri.
Non è una novità che la Società che cura la selezione degli articoli da inserire nella rassegna stampa del consiglio regione Puglia ometta di segnalare sul sito istituzionale note o dichiarazioni del sottoscritto fornite a testate, locali regionali o nazionali, specie se riguardano tematiche di natura sanitaria ed ambientale riferite a Taranto;  per quanto da ieri sera fino a sta mane proprio quelle pagine del Manifesto, riportanti  interviste ad esperti  sul dramma sanitario della città bi-mare, siano state segnale in molte delle rassegne stampa delle TV, dal Tg3 linea notte a Rai news per citare alcuni esempi. 
Accade che codesto reiterato modus operandi della società affidataria del servizio d’informazione m’ insinua dubbi sulla reale efficienza del suo operato, specie se   l’unico a patire le omissioni/dimenticanze sia solo il sottoscritto e ciò è accaduto con qualsiasi testata dalla Gazzetta del Mezzogiorno ad altra strettamente locale.
Siamo arrivati persino al paradosso, tramite il dirigente  dell’ufficio stampa  del Consiglio Regionale, che alla predetta società tempo fa venisse applicata  una “procedura di contestazione ai sensi dell’articolo 13 del Capitolato d’oneri” che prevede la semplice  multa di 100€ per ogni articolo, riferito allo scrivente non riportato in rassegna istituzionale e allora mi chiedo : “a fronte dei 134.000€ circa guadagnati dalla società,  i soli 100€ di multa per l’omissione di articoli su un sito istituzionale possono rinfrancare e dare giustizia ad un politico che per le sue azioni e dichiarazioni deve rispondere agli elettori e ai pugliesi in genere? Persone che hanno il diritto di sapere cosa dico o faccio come consigliere regionale perché io obbedisco ad un mandato. 
Ogni omissione, come quella dell’intervista rilasciata ad una testata, o di una mia nota  inserita in articolo stampa, depotenzia il mio operato, la mia visibilità, lede la mia immagine, agli occhi della Puglia e di chiunque faccia utilizzo della rassegna stampa del consiglio regione Puglia per conoscere cosa fa o dice un rappresentante istituzionale in merito ad un problema ad una  questione di rilevanza pubblica, per il caso Taranto poi di questi tempi sarebbe il caso di evitare ingiustificabili sviste.
Dr. Patrizio Mazza Consigliere regionale della Puglia per l’Italia dei Valori  
 
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Situazione A.I.A per l'Ilva di Taranto

 

 
“Per la  nuova A.I.A ad  ILVA mi ritrovo ad esporre le medesime considerazioni di un anno fa”
Quando a luglio del 2011 fu rilasciata l’AIA all’ILVA di Taranto e la Regione, la Provincia e il Comune di Taranto, unitamente a politici, sindacati e Confindustria sui giornali e nelle tv  gareggiavano per esprimere il loro plauso ero l’unico a manifestare profonde perplessità circa il provvedimento che altro non è se non una mera autorizzazione ad inquinare secondo parametri di legge.
Espressi che il Ministero nel concedere l’A.I.A. riconosce che l’ILVA è una industria inquinante, e che pertanto è soggetta ad un controllo rigoroso sulle immissioni di inquinanti maggiori, che sono in primis benzo(a)pirene, diossine e polveri sottili. Dissi, restando isolato e profetico,  che in relazione alla concessione dell’AIA si cristallizzava nel documento il fatto che l’ILVA inquina e che sulle istituzioni si sarebbero spostate le responsabilità successive di verifiche consistenti nel controllare cosa l’inquinamento ha fino ad oggi provocato, e pertanto cosa si manifesta e si manifesterà nell’ecosistema; da ciò conseguiva tutto il discorso del danno ambientale, che presuppone l’analisi delle matrici nel suolo, nel sottosuolo e nella’aria, nell’acqua cercando arrivare ad un computo economico. 
Poi feci un’altra considerazione nel merito sempre dell’AIA rilasciata l’anno scorso  e dissi che se si concedeva di  aumentare la produzione da dieci milioni di tonnellate all’anno a 15 milioni di tonnellate occorreva evitare di mandare in overdose d’inquinanti un quartiere come i Tamburi, il più vicino all’industria,cercando almeno di modificare la produzione ed evitando i picchi d’inquinanti. Precisai che con o senza picchi l’inquinamento avrebbe comunque provocato nocumento alla salute per cui non condividevo il rilascio del provvedimento. Criticai l’AIA perché pur attenendosi a  prescrizioni restrittive, ma neanche tanto, comunque reiterava il danno alla salute ed all’ambiente  consente comunque d’inquinare secondo parametri di legge  e per il fatto che l’immane quantità di sostanze tossiche emesse generano effetto cumulativo di cancerogeni nell’uomo o negli animali e quindi danni genotossici. 
Domani l’AIA sarà argomento di discussione della conferenza dei servizi a Roma, ora come allora  torno a ribadire che non sarà la paventata diminuzione d’inquinamento sbandierata dalla nuova AIA 2012 che potrà aiutare la salute e l’ambiente di Taranto, perché solo con la chiusura e la fine dell’inquinamento potremo avere un miglioramento in circa 15/20 anni dell’incidenza di malattie. Accade che, se nel 2006 c’era già l’aumento del 30% di tumori polmonari ed anche altri tumori tra cui quelli ematologici, il trend sarà  confermato con i dati del 2007 del registro tumori, ma resta il fatto che tali dati restano anacronistici per il presente in quanto  riferiti a 5 anni fa.
Cosa reputo doveroso fare? Bisogna essere coerenti e per me solo la chiusura dell’ILVA può procurare miglioramenti dal punto di vista sanitario ma se si vuole solo ridurre l’inquinamento concedendo l’AIA e lasciando l’industria indisturbata sul territorio si preveda almeno mediante  un Organismo capace di proiettare Taranto e provincia in un futuro sostenibile, la progettazione e realizzazione di alternative all’ILVA che comunque non sarà una realtà eterna. 
A Genova è stato constatato che l’incidenza dei tumori è calata dopo 15 anni dalla chiusura dell’area a caldo, ecco perché non serve monitorare ancora, serve risolvere il problema e quindi serve chiudere e diversificare l’economia del territorio ionico.
Per quanto riguarda i dati relativi agli inquinanti, poiché siamo in un sistema autoreferenziale di controlli, infatti  l’ARPA non riesce oggettivamente a controllare tutto,  essendoci 50/60 punti di emissione per la produzione dell’acciaio, vediamo che anche i periti si sono basati su dati che l’azienda stessa fornisce per obbligo mediante dichiarazioni annuali. Ci sono pertanto 12/14 milioni di tonnellate di emissioni totali d’inquinanti e dentro queste emissioni ci sono quantità di benzo(a)pirene in migliaia di tonnellate,  diossine in piccole quantità e poi c’è il benzene in quantità enorme, che essendo volatile non peserà molto ma comunque  è dannosissimo ovunque finisca. I periti dicono che il 95%  viaggia alto e non si sa dove va, il 5% viaggia ad un’altezza di venti metri, mentre l’1% resta tutt’attorno alla fonte di produzione, quindi quell’1% di quello che loro dichiarano di emettere, perché calcolato sulla scorta di quello che dichiarano di produrre, corrisponde a circa 200mila tonnellate di emissioni spalmate in un anno tra Taranto, Statte e Massafra, che non vediamo ma che c’intossicano e ci inquinano secondo la seguente scala: polveri sottili, che penetrano negli alveoli polmonari, poi ci sono le ultrasottili che penetrano anche nel  sangue e poi ci sono gli idrocarburi, benzene etc, che essendo particelle ancora più sottili vanno a depositarsi nel dna a livello molecolare e determinano la cancerogenesi.
Col Centro Salute ed Ambiente per Taranto, che reputo inutile, non risolviamo un bel niente proprio perché non abbiamo più bisogno di raccogliere dati; Cosa dobbiamo controllare ancora dopo le pecore abbattute, i mitili contaminati e la gente ammalata? Io ho votato contro il progetto nelle due commissioni ove sono impegnato ma chiedo ai consiglieri, almeno quelli dell’area ionica di condividere il mio ragionamento o non ne usciamo in modo costruttivo  per Taranto.
La Magistratura ha fatto già tanto e non possiamo aspettarci che dica come risolvere la situazione se dovesse chiudere l’Ilva perché è la politica che deve essere propositiva per questo, e la Magistratura ha dato già delle chance ai politici per recuperare credibilità agli occhi della gente ma non può sostituirsi  in toto a questi quindi ognuno faccia la sua parte. "
 
Dr. Patrizio Mazza 
Consigliere della Puglia per l’Italia dei Valori
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Considerazioni in merito ai dati sanitari dell'area ionica e all'odierna Commissione Ambiente

 

 
"A proposito di quanto recentemente emerso dalla stampa, riferito ad affermazioni di un direttore di Struttura Complessa dell’Ospedale di Taranto, circa il numero di ricoveri oncologici riscontrati nell’anno in corso, che sarebbero aumentati  fino addirittura ad arrivare al 50% in più, e a proposito di quanto replicato invece dalla Dirigenza ASL di Taranto  e dall’Assessorato alla Salute  della Regione  Puglia mi preme fare alcune  considerazioni. E’ chiaro che i dati numerici fanno riferimento a ciò di cui le strutture sanitarie dispongono ma deduco che se un direttore di struttura complessa riferisce di un incremento notevole dei ricoveri ciò deriva dal fatto che si è assistito nell’anno in corso ad un relativo incremento del consumo di  farmaci  oncologici quindi ad  un incremento della incidenza di malattia. 
Essendo in primis medico oncoematologo, ed avendo esercitato proprio nel medesimo territorio di Taranto e provincia,  luogo dell’episodio descritto,  come ex direttore della Struttura di Ematologia riferisco che nel corso degli anni di attività  ho registrato un incremento progressivo del consumo dei farmaci in relazione all’incremento dei pazienti e posso  supporre che c’è rispetto al passato  maggiore gradimento e maggiore fiducia, da parte dei pazienti, delle strutture del tarantino. 
Questo è un punto fermo ma non è sufficiente a spiegare l’entità di lavoro in più cui si fa fronte in campo oncologico e che presuppone sia ricoveri in regime ordinario che in day hospital nonchè il numero di terapie ed indagini correlate .  In attesa dei dati del registro tumori che dovrebbe documentare quanto dico da tempo circa l’incidenza di malattie evidenzio che esso riferirà dati di cinque anni fa , i dati 2006/2007 appunto, qualcosa di già superato circa l’attuale situazione .  Codesto ritardo, senza nulla togliere al meritorio lavoro effettuato, fra mille difficoltà, dai preposti al registro tumori,  a livello di epidemiologia significa tanto perché riferisce uno spaccato non reale dell’attuale fisionomia sanitaria ed ambientale di Taranto e provincia alterata dal progressivo effetto venefico dell’inquinamento massivo  che si manifesta con un effetto cumulativo del rischio e della tossicità, legata appunto alle matrici ambientali inquinate.
 Ecco che ribadisco che bisogna prestare attenzione a quanto rilevato dalle varie Strutture Sanitarie che s’interfacciano con l’utenza e che presentano uno spaccato attuale delle cose e di  non farne oggetto di polemica, perché stiamo parlando di situazioni sanitarie che riguardano “persone e non  animali da esperimento”, e di una situazione molto delicata, seria e complessa. 
Chi è direttore di struttura o di ASL deve prestare attenzione a tutto quello che emerge, fare le opportune verifiche se necessario, ma non si può snobbare quanto viene rilevato specie quando  in campo ci sono persone tecnicamente qualificate e che operano secondo crismi di  comprovata scientificità. Tutto ciò lo ribadisco  da medico, essendo stato  abituato a fare le verifiche sempre, e ad essere critico, cercando fondamenta di verità. Sul piano politico ciò ha un valore superiore perché alla politica aspetta dare risposte immediate e coerenti e proprio sul tema della coerenza torno a ribadire quanto già riferito quest’oogi in commissione ambiente  circa la futura struttura delineata nel Piano Straordinario salute ed Ambiente che dovrebbe monitorare  l’effetto degli inquinanti sulla salute della gente  e che considero una risposta poco aderente  alla necessità di Taranto perché essa avrebbe avuto un senso se realizzata in passato o magari contemporaneamente alla nascita di realtà inquinanti. Oggi è tutto chiaro perché abbiamo perizie, abbiamo studi epidemiologici, abbiamo dati e riscontri  scientifici, chimici e siccome si parla di una struttura che possa avere un valore prospettico ritengo che l’unica struttura con valore prospettico possa essere quella che  risolva definitivamente le problematiche economiche del territorio in alternativa alle industrie inquinanti. Il Centro salute ed ambiente risulta anacronistico per le esigenze attuali della popolazione e degli operai di Taranto che vogliono risposte concrete sul loro futuro in buona salute".
 
Dr. Patrizio Mazza 
Consigliere regionale della Puglia per l’Italia dei Valori 
Vicepresidente Commissione Sanità Regione Puglia
Componente Commissione Ambiente Regione Puglia  
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PIANO STRAORDINARIO SALUTE AMBENTE PER TARANTO

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"In III Commissione sanità si è parlato del progetto riguardante il “Centro Salute ed Ambiente”, che ha visto il reperimento di 8 milioni di euro dalle risorse eccedenti l’assestamento di bilancio 2012 e che dovrebbe interessare in cogestione l’ARPA e la ASL di Taranto. 
Il sottoscritto ha sempre detto che non ci può essere eco-compatibilità ambientale con un complesso industriale come quello dell’ILVA, ragione per cui non c’è neanche necessità d’istituire un servizio per monitorare l’inquinamento massivo dell’ILVA, perché volendo parlare di una seria e coerente prevenzione sanitaria, di una vera difesa del diritto alla salute, nonchè di una tutela ambientale di Taranto e provincia,  l’ILVA non dovrebbe semplicemente continuare ad esistere e solo non insistendo sul territorio non inquinerebbe più. Quindi ritengo che gli 8 milioni dovrebbero servire ad instituire un Organismo di studio e ricerca e progettazione di  alternative economiche all’ILVA. 
È giusto che alcune risorse servano per la questione sanitaria, come per il registro tumori e per le mappe epidemiologiche, al fine di avere un vero riscontro della salute dei cittadini e degli operai,  ottenendo dati reali, e quindi un lavoro ottimizzato e velocizzato essendo già in itinere ma ripeto che piuttosto che istituire un nuovo Ente per definire i livelli espositivi agli inquinanti, per stimare i profili emissivi degli impianti e così via,  bisognerebbe fare piena luce riguardo quello che si vuole fare circa i grossi complessi industriali esistenti a Taranto, che avranno una loro utilità sul piano lavoro ma sicuramente non sul piano della salute e mano che mai sullo  sviluppo sostenibile dove invece incidono provocando seri ed irreparabili danni; pertanto che cosa dobbiamo monitorare ancora che non si conosca?
Oggi ho ravvisato tante contraddizioni estrinsecate dai vari consiglieri che si sono espressi al  riguardo, sia quando Palese  ha definito il progetto: “un primo paletto tra tanti”, e al quale ho risposto che solo l’Organismo di ricerca e ideazione alternative alle industrie inquinanti sarebbe un “paletto risolutivo e di reale beneficio per la popolazione e per gli operai”. Reputo inconcepibile costituire un Centro atto esclusivamente a  monitorare le emissioni tossiche, pensando assurdamente che si possa ridurre l’inquinamento  tenendo l’ILVA indisturbata sull’area ionica.  Se si vuole spacciare favole per verità io a questo gioco non ci sto e chi parla di ambientalizzazione o monitoraggio salvifico ha semplicemente in animo di mantenere l’assetto economico delle industrie inquinanti inalterato e non ha a cuore la reale riduzione delle malattie.
Discutibili le affermazioni di Losapppio che dice di voler creare una struttura, appunto il Centro Salute ed Ambiente, presso l’ospedale Testa, ove insiste il polo industriale “blindato da polveri ed inquinanti”, e perché non dare la stessa garanzia agli abitanti dei Tamburi come agli operai? E mi chiedo come dovrebbe blindarla una struttura del genere? Specie alla luce del fatto, ormai acclarato, ed è solo un esempio tra tanti che si possono fare, che l’ILVA non vuole procedere minimamente alla semplice copertura dei parchi minerari, quindi di quale blindatura per “alcuni eletti”  vogliamo parlare?
Per finire, dulcis in fundo, c’è il nostro Curto che riferisce che Taranto non è concepibile senza l’ILVA, e vuole imporre in modo quasi autoritario la vocazione ad essere massivamente inquinata ad una città che non lo contempla neanche tra i suoi residenti.   Curto sotto questo aspetto per me è un dogma, specie quando ribadisce che  Taranto avendo  questa peculiarità ineludibile dovrebbe sfruttarla al massimo aggiungendoci altra  economia venefica.
Sinceramente il tenore delle dichiarazioni mi ha depresso e sconfortato al punto che ho preferito abbandonare l’aula per non contribuire ai continui alterchi.  A parte le contraddizioni, a parte  il deserto di idee “risolutive” della questione Taranto, quello che veramente mi sdegna è pensare che nessuno sappia cosa è emerso dalle pagine della maxi-inchiesta in cui ILVA è imputata per disastro ambientale e sanitario, perché questo voglio immaginare e non altro. Riscontro una reiterata assenza di  volontà da parte di chiunque della Giunta come del Consiglio a mettersi attorno ad un tavolo per elaborare progetti, economie e sviluppo alternativo che freni  in modo efficace e definitivo  l’inquinamento perenne dell’ILVA su Taranto e la sua provincia. 
Dr. Patrizio Mazza Consigliere regionale della Puglia per l’Italia dei Valori "
 
 
 
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"NO AGLI INCENERITORI, NO AL RADDOPPIO DELL’ APPIA ENERGY SU MASSAFRA"

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Il dott. Mazza, sostenitore convinto che un ambiente pulito e vivibile è possibile, se non necessario, porta a conoscenza la possibilità di un ulteriore apliamento dell'inceneritore nell'Appia Energy a Massafra.
 
"Come si fa ad appurare da ora che una seconda linea d’inceneritore non determina un forte impatto ambientale e quindi anche forte impatto sanitario? Specie quando la  si vuole realizzare  in una zona riconosciuta come Sito d’Interesse Nazionale per problematiche ambientali? Come si fa a rilasciare autorizzazioni quando dovrebbe insistere in un’area già pesantemente gravata da inquinanti di ogni sorta e comunque prossima a siti abitati e per giunta ricadente in ambito territoriale interessato da disciplina di Piano Urbanistico Territoriale Tematico/ Paesaggio?  
Una proiezione sanitaria con validazione scientifica degli effetti scaturenti da una “modifica tecnica”, come semplicisticamente la definisce l’ARPA Puglia, ad un impianto di incenerimento che produrrà comunque il doppio, seppure realizzata con impianti di nuova generazione, è possibile farla dopo dieci o venti anni, ma ritengo che non possiamo permetterci  di fare sperimentazioni di sorta sulla pelle della popolazione e su un territorio già  contaminato,  per il quale  bastano  abbondantemente i dati sanitari attualmente disponibili. 
Condivido appieno le proteste delle associazioni e dei comitati che si oppongono al raddoppio dell’inceneritore dell’Appia Energy di Massafra, grazie a queste realtà spesso si portano all’evidenza pubblica veri e propri attentati all’incolumità sociale sanitaria. Sostengo che la questione sia totalmente da rivedere, da parte di tutti gli enti chiamati in causa per il rilascio di pareri ed autorizzazioni, quindi dall’ Assessorato ambiente regionale, dall’ ARPA, dall’ASL  ed in particolare dal sindaco di Massafra che ha maggiori responsabilità al riguardo, ma evidentemente non le intende.  Inoltre  un “raddoppio d’inceneritore” non potrà mai assurgere a opera di “pubblica utilità” perché già il primo dovrebbe bastare, e siccome già codesto non  l’unico sul territorio ritengo che con la politica degli inceneritori abbiamo abbondantemente splafonato.  Del resto l’audizione fatta in commissione ambiente ieri scaturisce dal tenore dell’ordine del giorno, a firma mia come di altri consiglieri,  approvato all’unanimità in consiglio regionale il 3 di agosto u.s. e che ha come obiettivo “ l’interesse alla diminuzione dei carichi inquinanti per ragioni d’interesse pubblico prevalente oltre che  in considerazione del generale principio di precauzione”.
Un inceneritore disperde: diossine, furani, benzo(a)pirene, idrocarburi, benzene, e quant’altro che già secondo lo IARC sono classificati come sostanze cancerogene 1A, ragione per cui già la loro produzione e presenza, dovunque essa si manifesti, determina comunque un impatto ambientale e sanitario non indifferente. Il problema dei tumori non va sicuramente esaminato solo nei valori di mortalità ma anche nei valori di incidenza ed il mio  “NO” agli inceneritori è netto sia per questo raddoppio come per tutti i termovalorizzatori in genere. Si pratichi la strategia “Rifiuti zero”, si intensifichino campagne informative  per la differenziata e progetti di vero recupero e si finisca una buona volta di riempire le province di Taranto di inceneritori e discariche perché non ci siamo candidati alla collezione di economie di degrado vita natural durante.
Dr. Patrizio Mazza Consigliere regionale della Puglia per l’Italia dei Valori"
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Mazza: “Importante definire le assonanze territoriali”

 

Una nota del consigliere Patrizio Mazza (Idv)
 
Alla luce dell’incontro organizzato questa mattina, presso la sala Guaccero del Consiglio regionale, dall’Assessore al Federalismo, Enti locali, Risorse umane Marida Dentamaro, che ha voluto conoscere il parere dei consiglieri regionali in merito alla questione del Riordino delle Province Pugliesi, Legge 135/2012, ritengo che : emerge la necessità di fare una sintesi circa la possibilità di organizzare unitariamente Taranto, Brindisi con l’opzione di includere anche la provincia di Lecce.
Attualmente la situazione risulta come un vero e proprio pateracchio perché i Comuni vogliono poter scegliere con chi aggregarsi, quindi c’è chi vuole che sussistano tutte e tre le province, due o solo una, mancando una uniformità di vedute, per quanto prevalente è l’intenzione di riordinare unitariamente Taranto –Brindisi.
La Provincia nell’immaginario collettivo ha sempre avuto significato di ente locale di coordinamento a disposizione e beneficio del cittadino soprattutto riguardo certe funzioni di utilità, capaci di promuovere l’economia, la cultura, i trasporti, la valorizzazione dell’ambiente e una certa forma di sviluppo, ma purtroppo questo ruolo le province non lo hanno svolto, e posso affermarlo soprattutto per le province di Brindisi e Taranto. Proprio la Provincia di Taranto si è lasciata sfuggire occasioni imperdibili nel corso degli anni di captazione di fondi comunitari con i quali si sarebbero potuti sviluppare progetti di alternativa economica e lavorativa dedicata alle economie rurali, turistiche e così via, ad esempio. Reputo, pertanto, che se non si innesca un meccanismo nuovo di concepire la nasciture province l’andazzo resterà identico.
E’ importante che in questo momento vi sia un’acquisizione istituzionale circa le “assonanze territoriali”. Ad esempio per Taranto e Brindisi l’assonanza è rappresentata della questione ambientale, per via della presenza dei poli industriali, ad oggi il maggior riferimento industriale della Puglia, l’altra assonanza è data dalla portualità, per via dei due porti di cospicue dimensioni e che potrebbero agire in sintonia, sia per il discorso merci che per i passeggeri, ciò grazie alla viabilità abbastanza buona, in considerazione della presenza della superstrada. Le assonanze sono molteplici sul piano dell’agricoltura o della zootecnia ma soprattutto sul piano del turismo che accomuna due mari diversi, ed un entroterra ricco di bellezze. Se si andrà a valutare queste questioni e non ad alimentare le solite discussioni in cui si evidenzia una maggiore incisività di politici solo baresi o solo leccesi, animati da sfrenato campanilismo attuato a scapito di altri territori, e se si osteggeranno scelte dettate da pura “simpatia” di chissà quale natura, forse si potrà raggiungere una giusta soluzione.
La politica deve instradare le scelte dei cittadini che non possono essere lasciati a sé stessi senza piani prospettici di valore e peso per il futuro. Pertanto, condivido il fatto che il tavolo istituzionale che possa esprimersi in questo senso   sia rappresentato dallo stesso che oggi ci ha visti operosi al confronto, senza nulla togliere al ruolo mantenuto per legge dai Comuni.
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