"Sud in Movimento": attiviamoci tutti a costruire un mondo libero e sostenibile

L'associazione "Sud in Movimento" da sempre attiva per la tutela dell'ambiente, anche quest'anno, con la IX Edizione de "la Notte dei Briganti" ripresenta la situazione disastrosa in cui si trova la nostra regione Puglia ormai da troppo tempo costretta a subire violenza esercitata dai giganteschi complessi industriali.

"Siamo costretti a ritornare sul binomio ambiente violentato e sfruttato, già trattato sin dalla prima edizione. Già allora facevamo i conti nei Comuni della Provincia con i guasti prodotti dalle grandi fabbriche insediatasi a Taranto sin dagli anni'60, dapprima con l'insediamento dell'Italsider, poi con la raffineria dell'Eni e la Cementir, "ospitando" nelle terre rosse tra Grottaglie e San Marzano, a Statte, a Lizzano, gli scarti di quel sistema, e non solo. Una grossa parte dei rifiuti tossici provenienti dall'intero complesso industriale italiano: dalla chimica alla petrolchimica alla farmaceutica smaltiti legalmente e illegalmente laddove ci fosse una cava da ricolmare, o un buco da riempire. Le discariche per rifiuti speciali, gli inceneritori, le fabbriche impattanti sulla salute delle persone sono tutti paradigmi, tutte espressione del sistema economico capitalistico. Che di fatto, godendo dell'assenza di vincoli politici e legislativi degni, hanno prodotto sui territori, con il passare del tempo, una serie di effetti negativi a cascata, tra cui vi sono sicuramente la sottrazione di risorse e il conseguente impoverimento delle comunità. Ciò che è più importante: nel nome del massimo profitto si è compromesso lo stesso diritto di sopravvivenza alle generazioni future. Sono stati violati i diritti dei lavoratori, e della salute, per tutti."

Infatti indagini ambientali ed epidemiologiche hanno riscontrato una compromissione dell'ambiente e dello stato di salute dei residenti di Taranto e tutti i paesi limitrofi. Tasso di mortalità ogni anno sempre più elevato. Le malattie dell'apparato respiratorio, cardiovascolare e tanti altri malanni, colpiscono ogni anno sempre più persone inclusi anche i frugoletti nati già con problemi di salute e/o con difetti congeniti dovuti proprio alla presenza delle industrie che inquinano l'ambiente attraverso l'emissione dei tanti agenti chimici.

"Crediamo siano necessari interventi adeguati ed immediati che affrontino la crisi in questione nella sua interezza e complessità, trovando soluzioni in grado di coniugare le diverse dinamiche economiche e sociali, contrastando quella logica del ricatto occupazionale, che impedisce l'edificazione di un altro modello di sviluppo. Il caso dell' Ilva di Taranto è un esempio emblematico, ma non il solo, di sfruttamento ambientale e sociale; è un impianto altamente inquinante, come tantissimi altri in Italia, che ha devastato le risorse naturali di un intera provincia, ma è soprattutto parte di un sistema consolidatosi nel tempo, che ha aggredito molteplici aspetti delle nostre esistenze. L' emergenza sanitaria che affrontiamo quotidianamente è solo uno dei tanti riflessi, delle tante drammatiche conseguenze del modello iper - liberista che ci dice che non ci sono alternative: all'accrescimento delle patologie tumorali, cardiopatiche e respiratorie, all'aumento del 21% delle percentuali delle morti infantili a Taranto (stando al recente studio "Sentieri" condotto dall'Istituto Superiore di Sanità), alla devastazione dei territori."

"A tutto questo diciamo basta."

"Pretendendo e rivendicando il diritto a una sanità libera da limiti di accesso, che non subisca nuovi tagli strutturali, e che sia capace di contribuire allo sviluppo dei fondamentali livelli di prevenzione e assistenza. All'altro dramma correlato a un sistema economico ormai guasto, quello della disoccupazione giovanile e femminile capace di incidere con violenza nella società, impedendo qualsiasi forma di relazione economica svincolata da speculazioni e sfruttamento, pretendiamo nuove forme di produzione sostenibili attuabili attraverso la rivendicazione del Reddito di base, strumento principe capace di contrastare clientelismo, malaffare e speculazione, e restituire dignità alle vite di ognuno di noi.

A partire da ciò, vogliamo contribuire a costruire un'altra società, un altro mondo possibile.

Negli ultimi anni, tuttavia, la crisi ambientale che attraversa l' intero Paese - da Nord a Sud - ha svolto una duplice funzione: se da un lato ha palesato l' esistenza di un complesso sistema di speculazione, pubblico e privato, a danno dei territori, (come ormai da più parti, ormai, è stato riconosciuto), contemporaneamente ha innescato la costruzione di una nuova partecipazione collettiva di opposizione a tali fenomeni. Un po' in tutta Italia si sono costituiti nuovi comitati, reti, movimenti e realtà associative che tutte insieme formano un nuovo modello di partecipazione politica dal basso, denunciando quotidianamente i tanti casi di inquinamento e contaminazione presenti nel nostro Paese e dimostrando che nessuna Regione è immune dagli scempi."

Negli ultimi decenni le gravi condizioni ambientali in tutto il pianeta hanno fatto sì che si creassero gruppi e associazioni impegnati in campo ecologico.

"Ne è esempio l'esperienza di Stop Biocidio, nata in Campania e poi diffusasi nel Lazio e in Abruzzo, che guardiamo con interesse, come esempio virtuoso, di come, cioè, l' unione tra i vari comitati provinciali abbia determinato il risveglio di una coscienza collettiva, capace di oltrepassare i confini geografici regionali e realizzare un movimento di protesta nazionale.

Anche in Provincia di Taranto, anche in Puglia, vogliamo fermare il biocidio: il costante e criminale sterminio di esseri umani attraverso lo sfruttamento affaristico dell' ambiente. Non è una interpretazione apocalittica della realtà, è la condizione causata da decenni di malaffare."

Biocidio letteralmente sta a indicare "strage di animali". In realtà il biocidio si ricollegherebbe a ogni tipo di "delitto contro la vita" riferendosi agli umani, agli animali che all'ambiente stesso, da non confondere con i biocidi ovvero "i principi attivi e i preparati contenenti uno o più principi attivi, presentati nella forma in cui sono consegnati all'utilizzatore, destinati a distruggere, eliminare, rendere innocui o impedire l'azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo con mezzi chimici o biologici" dal Decreto Legislativo n.174 del 35 Febbraio del 2000.

"Di fronte ad un' emergenza sanitaria, ambientale ed economica di una così grave entità, come Sud in Movimento, al pari dei comitati che lottano contro discariche ed inceneritori presenti nella Provincia di Taranto, riteniamo che qualsiasi nuova forma di ingiustizia sociale ed ambientale debba essere bloccata perché non è accettabile, per nessun motivo, che alla nostra terra assieme ai popoli che la abitano venga anche tolta la dignità e la possibilità per poter riemergere. Di autodeterminarsi, per costruire una società più equa e giusta, dove ogni individuo non sia più un automa vittima dello schiavismo capitalista, ma una persona libera di esprimersi cooperando col resto della comunità."

Avendo come esempio l'impegno e la volontà di ogni membro facente parte di "Sud in Movimento" tutti noi cittadini dovremmo sentirci coinvolti nelle politiche di governo del territorio e agire tutelando la natura, stando sempre attenti a cosa potremmo causare con le nostre tante azioni giornaliere. Dovremmo iniziare a corregere le nostre abitudini, iniziando con piccoli accorgimenti, gettando per esempio, in un apposito cassonetto un qualsiasi oggetto che volentieri avremmo buttato a terra (processo divenuto ormai consuetudine a Grottaglie, un po' per pigrizia, un po' per inciviltà ma soprattutto per la mancanze di cassonetti presenti in paese in minima quantità).

"Il miglioramento continuo è meglio della perfezione in ritardo" (Mark Twain)

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Legambiente: il mare è inquinato

Lo scorso maggio, l'amministrazione comunale di Pulsano annunciò che per l'estate 2014 sarebbe stato attivato il nuovo depuratore delle acque marine, che peraltro pare essere già pronto. Cosa non avvenuta. Le ultime analisi condotte da Goletta Verde di Legambiente, hanno accertato per il quarto anno consecutivo che il mare è inquinato. Non si conoscono ancora le ragioni per le quali l'Acquedotto Pugliese non ha ancora chiesto l'autorizzazione al Comune di Faggiano per lo scarico nel canale maestro che porterà le acque depurate a Mare Piccolo. Gli schieramenti politici, sia di destra che di sinistra, pare non abbiano ancora chiesto spiegazioni al riguardo. I residenti della Marina di Pulsano ed i bagnanti si dicono preoccupati dato che nei campioni analizzati sono stati rilevati enterococchi intestinali ed esterichia coli (batteri commensali dell'intestino).

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Al Simposio Internazionale di New York le riflessioni sull'inquinamento di Taranto

 

Anche a New York si discute, sul disastro ambientale che ha deturpato la città di Taranto.
In riferimento alla relazione del Prof. Giorgio Assennato, Direttore Arpa Puglia, invitato al Simposio Internazionale dal tema: “Benzene, leucemia infantile, e tumori ematopoietici linforeticolari”, svoltosi nei giorni scorsi a New York e riferito alla presentazione dei dati d’incidenza di tumori a Taranto, in particolare leucemie infantili, il dott. Mazza, Consigliere Regionale Idv e Vice Presidente Commissione Sanità, precisa alcuni punti.
 
Il professore Assennato ha citato un danno da inquinamento valutato in 5 milioni di euro all’anno ma si deduce che siano molto sottostimati.
Accade che la valutazione viene estrapolata  nella maniera che segue: nella provincia di Taranto ci sono circa 3mila nuovi tumori all’anno  e da come affermano i periti impegnati nella maxi – inchiesta condotta a Taranto dal GIP Todisco - che riguarda  i reati di disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, vedono come indagati  i massimi dirigenti ILVA, per cui si stima che ci sia una maggiore incidenza di tumori considerato in un aumento del 30% rispetto ad altri centri italiani.
" Io stimo - afferma il dott. Mazza - che calcolando una variabile dal 10 al 30% di una maggiore incidenza di tumori dobbiamo giudicare all’incirca un costo approssimativo di questi tumori in eccesso di circa 50 mila euro all’anno per le cure del 1° ann,o e circa 20 mila euro all’anno negli  gli anni successivi, includendo ovviamente: gli atti  diagnostici, gli esami, le valutazioni cliniche eventuali interventi chirurgici, eventuali terapie citostatiche, eventuali radioterapie o quant’altro o complicanze ulteriori".
 
Stando a questi costi che sono sicuramente minimali se noi ipotizziamo una maggiore incidenza del 10% ci viene che noi ogni anno abbiamo circa 300 tumori e stando ai costi come descritti finora viene per cui  il costo minimo stimato è di circa 15 milioni di euro a cui vanno aggiunti i costi degli anni successivi e considerando una media di sopravvivenza di circa 4 anni per ciascun tumore arriviamo ad un costo di circa 21 milioni  di euro all’anno se i tumori sono in incremento a Taranto del 10%, e di 63 milioni di euro all’anno se invece questo incremento è dell’ordine del 30%. 
 
Non si esaurisce qui il problema perché ai predetti  costi crudi della malattia si devono aggiungere: i costi di perdita del lavoro e quindi il danno economico che questa persona ha subito, e quindi che la società anche subisce, per effetto della malattia, i costi maggiorati degli investimenti in strutture ospedaliere per far fronte alla maggiore quantità di pazienti che gravitano sul territorio, i costi di parenti ed eventuali accompagnatori di questi pazienti che tra sostegno al paziente in terapia e/o nella mobilità passiva affrontano un danno anche economico. 
 
Inoltre, i costi diretti sulla salute non possono essere misurati solo in merito all’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento che si manifesta con i soli tumori perché ci sono tate altre malattie che hanno correlazione con l’ambiente in cui si vive e sono malattie che hanno a che fare con l’apparato respiratorio, l’apparato cardiocircolatorio, l’apparato nervoso e le tutta la varietà di disimmunopatie nonché alterazioni di tipo allergotossico. 
 
In tutto ciò si instaura il problema di danno cronico ambientale per il quale si perde la presenza e l’eterogeneità di economie diverse e non inquinanti sul territorio: l’agroalimentare, la zootecnia, la mitilicoltura, l’itticoltura etc etc. ecco perché credo che i danni economici indotti dall’inquinamento ambientale siano molto ma molto superiori rispetto a quelli resi manifesti dal prof Assennato. 
 
"Egli si riferisce alla specificamente - conclude il dott. Mazza - alla questione salute ma anche restando in quel parametro si assiste a costi nettamente superiori, ecco perché ribadisco di divulgare, in ordine agli insediamenti inquinanti sul territorio, come stanno realmente le cose". 
 
 
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Mazza: "Bonifiche...la new wave della politica"

 

Il consigliere regionale, Patrizio Mazza ha diffuso la seguente dichiarazione: “Mai come in quest’ultimo periodo si parla tanto di bonifiche di aree inquinate, e mai come negli ultimi tempi quello che nel merito circola sulla stampa e tramite mass media, o per bocca di notabili della politica, risulta quanto di più nebuloso e a volte anche fiabesco. Riguardo l’area di Mar Piccolo, rientrante nel Sito d’Interesse Nazionale di Taranto, assistiamo sul piano politico (sia a livello regionale che a livello meramente locale) al tentativo di spostare su Roma la questione, attraverso richieste d’intervento economico al Governo centrale tese alla realizzazione, appunto, delle bonifiche, mentre reputo che il discorso dovrebbe in primis essere gestito localmente, in gran parte inchiodando alle proprie responsabilità gli inquinatori, che devono risarcire perché del resto chi inquina paga, soprattutto alla luce del fatto che grazie ai mirabili studi scientifici effettuati sino ad oggi, alle innumerevoli caratterizzazioni di luoghi, alla quantità ormai spropositata di documenti riguardanti il SIN di Taranto è possibile dire chi ha inquinato fino ad oggi.
Dall’altro lato c’è l’aspetto di natura meramente tecnologica delle bonifiche che vede in antagonismo ipotesi di risoluzione che vanno: dal sistema dei dragaggi, che potrebbero comportare anche un peggioramento di inquinamento, fino alla metodologia del capping con isolamento dei siti contaminati dall’ambiente acquatico circostante, ma anche quest’ultimo non risolve il problema in toto e definitivamente perché può avere una valenza sulla porzione inquinata  ma non sull’intera area del Mar Piccolo, infine c’è l’ipotesi di utilizzo di sostanze ed interventi chimici sulle aree inquinate, ma anche queste non vedo come possano essere fattibili visto che le sostanze inquinanti sono molteplici e sedimentate su vasta area.
In conclusione, si arriva a quanto riferisco da mesi, ormai anche anni,  cioè che una bonifica effettiva data la vastità dell’area geografica, la tipologia della matrice inquinata, il sedimento, e soprattutto alla luce del fatto che le fonti sono sempre attive, non è possibile. La soluzione che invece reputo sicuramente fattibile, rispetto alla mistificazione resa fino ad oggi dai più, per fini elettorali e propagandistici, è quella di cercare più rapidamente possibile di ridurre drasticamente l’inquinamento, e di progettare e realizzare nel più breve tempo possibile alternative economiche diverse rispetto all’industria inquinante; del resto che l’inquinamento persista e non sia ridotto, contrariamente a quanto millantato fino ad oggi dai principali suoi fautori, è dimostrato dai fatti e dai risultati sanitari anche dei mitili, non avremmo il persistere di una ordinanza di divieto di commercializzazione e movimentazione mitili, e 20.000 tonnellate di cozze di produzione nuova pronte per il macero.
Non credo che in tutto questo disastro un periodo di 2, 3, anche 4 anni al massimo di messa in sicurezza dei luoghi, di chiusura delle fonti attive inquinanti, e realizzazione di alternative economiche lavorative, rispetto ai 50 anni ormai trascorsi di economia industriale, in cui non si è dato peso all'entità di inquinamento provocato al territorio, pernicioso per la salute dei tarantini, come per la loro stessa economia, possono essere così deleteri come tempo intercorrente dal vecchio ad un nuovo sistema economico.
Ormai sulla bilancia non pesa più solo l’ambiente inquinato, o la salute di una popolazione ma anche  il fattore economico - lavorativo e zootecnia, mitilicoltura, turismo ed agroalimentare con relativi indotti sono anch’essi condannati al macero”.
 
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Movimento 1000 x Taranto: le cinque proposte al Governo

 

Il Movimento 1000 x Taranto, a seguito della disponibilità del Governo a discutere le proposte per intervenire nella gravissima situazione in cui versa la città jonica, così come ulteriormente evidenziato negli ultimi anni nell'inchiesta sull’inquinamento, ritiene di suggerire cinque punti su cui confrontarsi al tavolo convocato a Roma per domani, 17 aprile : si parte dall'immediato invio nella città di una task-force di tecnici esperti e competenti in progettazione europea al fine di intercettare i fondi comunitari a disposizione per la valorizzazione delle potenzialità di Taranto ai fini culturali, turistici e commerciali, con particolare riguardo al riordino del traffico, del trasporto urbano pubblico e privato, e della candidatura di Taranto a Capitale Europea della Cultura 2019
Al secondo punto, lo sviluppo dei centri di ricerca medico-scientifica con un'indagine diagnostica dei residenti relativamente ai metalli pesanti, in collaborazione con le università e i centri tecnologici che garantirebbero, oltre che una mole considerevole di dati utilizzabili anche a livello mondiale per le malattie rare, anche una ricaduta occupazionale per le economie alternative legate.
Figura invece al terzo punto la proposta di un pronto intervento volto a garantire il rispetto della salute per i residenti del quartiere Tamburi attraverso la nuova tecnologia di purificazione dell’aria, dal pm10 e pm 2,5, con i Fog Geyser, in collaborazione con i luminari dell’Università di Milano referenti del brevetto.
Quarto punto, l'esenzione da qualsiasi pagamento di imposte e tasse per i prossimi cinque anni,  previsto tra l'altro dall’inserimento di Taranto nelle 22 città di “Zona Franca Urbana” estendendo il provvedimento a tutta la città e alle imprese.
Quinto e ultimo oggetto di discussione, la garanzia di un salario minimo garantito agli inoccupati e il blocco di tutte le situazioni di recupero coattivo di crediti vari a cura di Equitalia ai residenti da almeno 10 anni.
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Mazza (Idv): Non si puo' assistere silenti ai problemi ambientali di Taranto

 

I problemi ambientali del capoluogo ionico al centro di una nota stampa a firma del consigliere regionale dell'Italia dei Valori Patrizio Mazza.
"La verità sull’ambiente a Taranto è l’argomento che è stato trattato in conferenza stampa nella città bimare, dal sottoscritto unitamente a rappresentanti delle categorie di settore: sia i mitilicoltori che gli allevatori, i quali fino ad oggi hanno fortemente risentito dell’inquinamento massivo perpetrato al territorio ionico.
Le istituzioni e gli enti di competenza non possono rimanere sordi alla continua “desertificazione” di territori bellissimi che continuano, a causa dell’inquinamento, a perdere capacità di attrazione d’investimento. L’attuale ecosistema del Mar Piccolo non allenta le preoccupazioni della categoria dei mitilicoltori e nei territori circostanti la città, per almeno 20 km di distanza dal polo industriale, si estendono terreni non coltivati e non più soggetti al pascolo a causa di svariati abbattimenti di allevamenti.
La politica non può assistere silente ai bisogni di un territorio con potenzialità inespresse, nel quale il sistema economico imperante è rappresentato dalla monocoltura dell’acciaio, cui si aggiunge la previsione di raddoppi di ulteriori industrie anch’esse inquinanti. Si assiste ad un irrefrenabile depauperamento economico e relativa perdita di posti di lavoro in settori che hanno sempre rispettato la vera vocazione “non industriale” del territorio Ionico .
Si vuole offrire spunti operativi a chi è destinato a prendere le redini della città, in vista delle prossime elezioni, e a rappresentare motivi di richiesta, per la stessa, di maggiore e concreta attenzione anche da parte del Presidente Vendola, perché siamo convinti che l’inquinamento continua invariato e che non si possano “ considerare risolti i problemi ambientali dovuti alle attuali emissioni della principale fonte di diossine a Taranto” come da lui espresso a fine anno. Si vuole focalizzare l’attenzione sulla necessità di avere alternative economiche alle industrie inquinanti ed il contestuale recupero di tutte le attività perse connesse alla valorizzazione del mare e della terra.
 Dal Febbraio 2008 ad oggi gli allevatori hanno subito ingenti danni ed hanno visto terminare dall’oggi al domani la loro attività di zootecnia, per alcuni centenaria, con relativa  produzione casearia; oltre 2200 sono stati i capi abbattuti. Uguale odissea la sopportano i mitilicoltori che in data 22 luglio 2011, hanno assistito impotenti alla emanazione dell’ordinanza 1989 dell’ASL di Taranto – Settore Veterinario - che ha statuito il divieto di commercializzazione e movimentazione dei mitili del primo seno del Mar Piccolo.
In questo caso accade che il danno vero da stimare non riguarda solo i mitilicoltori del primo seno, ma tutti i mitilicoltori, ciò in quanto per assicurare la commercializzazione dell’intero prodotto nostrano, tutti i mitilicoltori facevano tra loro sistema e disponevano la miscelatura delle specie allevate in entrambi i seni di Mar Piccolo con quelle di Mar Grande. Ai mitilicoltori urge, ora più che mai, sapere come salvare il novellame ed in quali ulteriori specchi d’acqua è possibile trasferire subito le attività."
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