Attentato a Francavilla Fontana: muore un uomo

Via San Francesco d'Assisi, in pieno centro a Francavilla Fontana, si è svegliata poco dopo l'1.00 della scorsa notte a causa di un forte boato: un'esplosione avvertita a diversi chilometri di stanza ha danneggiato gravemente un noto negozio di abbigliamento e calzature.

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Brindisi: esplosa bombola gpl, incendio nella zona industriale

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Spento stamani, l'incendio divampato, a causa dell'esplosione di una bombola gpl, all'interno dell'autodemolizioni Cannone di via Nobel, nella zona industriale di Brindisi.

Appena avvenuta l'esplosione, un operaio ha cercato di estinguere l'incendio procurandosi lieve ustioni alle mani e alle braccia. 

Intervenuti sul luogo del rogo i poliziotti della sezione Volanti e della Digos di Brindisi che hanno ottenuto varie testimonianze non riconducibili a comportamenti dolosi.

Il sostituto procuratore di turno Marco D'Agostino ha incaricato il comandante dei vigili del fuoco di Brindisi, Carlo Federico a indagare più a fondo sul caso.

Il fumo nero sprigionato dall'incendio, nelle prime ore di stamani, non ha arrecato alcun danno ambientale alla cittadina brindisina.

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Brindisi, l'autore dell'attentato ripreso dalle telecamere di sorveglianza

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Un uomo a volto scoperto, poco distante dalla scuola professionale "Falcone - Morvillo", nascosto dietro un albero del viale Palmiro Togliatti che preme il tasto di un telecomando, scatenando l'inferno. Sono le sequenze agghiaccianti delle telecamere di sorveglianza di viale Togliatti, che riprendono il killer andare via non appena innescate le tre bombole di gpl, lasciandosi dietro la morte di Melissa Bassi e il ferimento di altri cinque studenti. 
Il video è ora al vaglio degli uomini della S.c.o. (inviati dal capo della Polizia Antonio Manganelli) e dei Ros dei Carabinieri che in queste ore stanno setacciando tutti i filmati recuperati dalle telecamere di strada e da quelle dei negozi vicini all'istituto brindisino. Ad aggiungere elementi utili ai fini dell'identificazione dell'attentatore, ci sarebbe anche la testimonianza di un cittadino di Brindisi che nella notte tra venerdì e sabato, intorno alle 2:30, avrebbe visto un uomo spostare un cassonetto dell'immondizia (a quanto pare lo stesso dove gli ordigni sono stati posizionati). I ricordi sono però molto vaghi, il testimone, interrogato per tutta la giornata, non ricorda com'era vestito, né l'altezza, il viso o il colore della pelle di quell'uomo. "E' possibile - fa sapere il Procuratore Capo di Brindisi, Marco Di Napoli - che il cassonetto sia stato spostato a ridosso dell'avvenimento. Non era così grande e quindi poteva essere spostato da un uomo solo". 
All'interno del cassonetto, le tre bombole di gas, legate tra loro con un detonatore collegato con due fili, uno rosso e uno blu, che hanno provocato il contatto quando il killer ha premuto il pulsante del telecomando. Il procuratore ha anche spiegato che quello utilizzato è un telecomando di tipo "volumetrico" cioè azionabile al passaggio di una persona. La potenza è stata devastante e avrebbe potuto trasformarsi in un'ecatombe. Sarebbero bastati infatti altri dieci in in più perché la bomba trovasse nelle sue vicinanze un numero maggiore di studenti e personale scolastico. E invece le 7:50, l'ora dell'innesco, ha fatto sì che l'esplosione investisse i pendolari, quasi tutti originari di Mesagne, come lo era Melissa e come lo è Veronica Capodieci, la più grave tra i feriti.  
"A nostro giudizio c'è una volontà stragista" ha detto il procuratore. "Infatti nel registro abbiamo iscritto il reato di strage, articolo 422 del Codice penale, punito con l'ergastolo perché è morta una persona ma il reato è contestato a persone da identificare. Non abbiamo iscritto nessuno nel registro degli indagati. Si sono fatti passi in avanti - ha aggiunto - e le indagini proseguono a 360 gradi".
Le voci circolanti su chi può esserci dietro questa tragedia sono diverse e delle più disparate. C'è chi parla di un gruppo "esterno" alla Sacra Corona Unita che vorrebbe affermare la propria supremazia, chi addirittura di terroristi anarchici venuti dalla Grecia, chi di una vendetta diretta a boss, pentiti e esponenti dell'antimafia. Ma sono il capo della Polizia, Manganelli, e il procuratore capo di Brindisi, Marco Di Napoli, a fornire informazioni più dettagliate. "Né la Sacra Corona Unita né la mafia siciliana uccidono in questo modo e neanche le aree antagoniste, dalle Br a estrema destra. Nessuno si è mai spinto a questa tipologia di agguato" ragiona Manganelli che al momento esclude una guerra interna alle cosche mafiose della Scu. I boss in carcere sono stati contattati dagli investigatori e fanno sapere: "È inutile che perdiate tempo con noi perché noi non c'entriamo nulla". E tutto coincide con quanto rilasciato da Di Napoli, secondo cui "Ci sentiamo di escludere la pista mafiosa. Potrebbe essere stata una persona in guerra con il mondo. Un gesto isolato di chi si sente vittima. O anche di chi tende a creare una tensione sociale, con una ideologia". 
Intanto, nella serata di ieri è stato sentito a lungo un ex ufficiale dell’Aeronautica, di circa sessant'anni e anche esperto di elettronica; i suoi familiari hanno una rivendita di bombole, lui potrebbe avere fatto il resto. Ma la pista, almeno per il momento, non convince del tutto gli inquirenti.
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Strage di Brindisi: la cronanca

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Erano le 7:50 circa quando, un tranquillo e soleggiato sabato scolastico, sì è trasformato in una strage a cielo aperto. Melissa, una pedina innocente, è morta. La sua migliore amica Veronica lotta per rimanere in vita, ignara di ciò che è successo. Pochi minuti in più e questa strage si sarebbe tramutata in una vera e propria carneficina. "È stato fatto per uccidere - urla con dolore il prof. Rampino - fosse successo alle 7:30 non ci sarebbe stata alcuna vittima".

Pochi giorni fa la scuola Morvillo Falcone di Brindisi è stata premiata per la sua "azione legale, l'istituto che porta il nome della moglie di Falcone, a meno di venti giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci e nel giorno dell'arrivo a Brindisi della Caravona antimafia. Quante coincidenze.

Immediatamente la Facebook - cronaca dell'accaduto. Si può morire a scuola? Un link in particolare fa pensare: "A scuola si dovrebbe morire solo di noia". Quanti di noi hanno usato questa citazione? Tutti. Mai si può pensare che proprio in una scuola, il posto dove ogni genitore lascia il proprio figlio con certezze e sicurezza, si possa trovare la fine. Magari solo perché pendolari e "costretti" ad arrivare prima dell'orario stabilito per l'entrata.

Immediatamente in tv i collegamenti con le stragi nei licei americani, abisso di notizie, interviste poco carine a persone che in questo momento sono stordite e incredule. Quanto si commercializza sul dolore.

Siamo abituati a venire a conoscenza di queste stragi in posti lontani da noi: "Tanto qui non succederà mai!". E no, è successo, a poco più di 30 minuti di auto da Grottaglie, abbiamo avuto la testimonianza che qualcosa nella società del 2012 non va per il verso giusto.

Nella mente delle persone adulte sono ritornate le stragi di Piazza Fontana, della Stazione di Bologna, della morte di Falcone e Borsellino, stiamo ritornando ai tempi del "terrore"? Insomma, stiamo nel 2012, il futuro, la contemporaneità.

Il procuratore delle distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, non esclude nessuna pista. C'è chi ritiene che, se realmente fosse un atto voluto dalla mafia, locale o no, ci sarebbe stata una rivendicazione; c'è chi dice che il 'codice d'onore mafioso' non permette la morte di bambini, c'è chi dice che è opera di un mitomane, e ancora c'è chi dice... Non tocca a noi dire di chi è la colpa o no, possiamo solo sperare che il colpevole venga punito, seriamente.

Siamo esseri umani, dotati di verbo, quel verbo che ci permette di usare le parole per comunicare e confrontarci, a noi esseri umani non servono tre maledette bombole di Gpl per comunicare!

Piccola Melissa perdona chi ti ha strappato la vita, chi ha portato Veronica a mantenersi con forza alla sua vita, chi ha ferito i tuoi compagni di scuola, chi non ha cuore. Noi non possiamo fare altro che pregare affinché giustizia sia fatta...

 

 

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