Mazza: "Amministrative a Taranto, la fase nuova..."

 

Il Consigliere regionale Patrizio Mazza ha diffuso la seguente dichiarazione: “Le elezioni amministrative sono ormai lontane, ma alcune riflessioni sono d’obbligo considerato che ancora oggi, essendomi cimentato, reputo di non aver avuto soddisfazione dall’esito del voto e valuto dove siano gli errori e se ho sbagliato. Non sono certo uno stratega di captazione di voti, pur avendone avuti 1200 a livello personale, semplicemente per il fatto di aver pensato che il voto sia ancora una espressione ideologica; così non è certamente stato e per detto diffuso le elezioni amministrative sono le meno ideologiche in assoluto, soprattutto per la capillarizzazione dei candidati e le aspettative di chi guarda al potere consolidato come possibile fonte di benefici, noncurante che quel potere consolidato è anche un consolidato di involuzione sociale ed economica degli ultimi decenni.
Non voglio essere qualunquista nel dire che i partiti non ci sono più, che gli interessi politici spesso si incrociano col malaffare, che la visione dello sviluppo sociale è una mera utopia e via dicendo. Voglio comunque dire che una città che non vuole dare un segnale forte di cambiamento di fatto non vuole cambiare! E’ inutile rintuzzare le possibili responsabilità su coloro che si sono fatti abbindolare da qualche momentaneo beneficio o promesse di beneficio o consolidamento di benefici pregressi. Il 40% dei tarantini si è defilato da considerazioni o ragionamenti complessi e l’altro 60% ha deciso in minima parte.
Precisamente circa il 15% dell’elettorato ha tentato un cambiamento mentre circa il 45% ha scelto lo status quo. Qualcuno, più addentro alla politica, direbbe che non è proprio così, perché all’interno della maggioranza eletta vi sono almeno 7 o 8 consiglieri che potrebbero avere un ruolo antitetico, o opportunista nei confronti della maggioranza medesima, e ciò rappresenterebbe la differenza; ma – aggiungo- solo se questa differenza venisse da una parte illuminata e progressista nel senso innovativo del termine si potrebbe sperare in un condizionamento corroborante di un nuovo modo di amministrare e far sviluppare la città di Taranto.
Reputo che la componente ‘antitetica’ sia tale solo per questioni di mera difesa di una parte di potere consolidato su alcuni interessi e la bagarre in Comune si scatenerà quando saranno in discussione i grandi interessi economici connessi al porto, alla grande industria ed a quei crismi che hanno creato su Taranto la possibilità di blindare l’esito di un voto che avrebbe dovuto essere ampiamente rivoluzionario e trasversale, come le problematiche della città ancora oggi richiedono.
Cosa ci aspetta adesso? Certo la fase nuova non è il qualunquismo negativo di coloro che si sono astenuti dal voto. La fase nuova è di quella piccola fetta di gente che ha creduto nella possibilità di cambiamento e che ancora crede in questo concetto.
Nella fase nuova si sarà più presenti e critici nei confronti del potere consolidato che ha soggiogato il popolo a mantenere invariate le aspettative di sviluppo, sempre più compromesse invece. Non vi è infatti una presa di posizione sulla questione ambientale meno che mai sulle fonti inquinanti delle grandi presenze, ma ormai c’è la tendenza a deresponsabilizzarsi con ignavia dal problema rinviando tutto ai tavoli romani. Continueremo a non sentir parlare di alternative concrete alla grande industria e a sentir parlare invece di ipotetiche bonifiche, piattaforma logistica, retro-portualità, etc. e sempre gli stessi argomenti da venti anni a questa parte. Le componenti del cambiamento facciano sistema attorno ad un progetto di vera alternativa economica per il territorio.
Ciò che ha coagulato, seppur un minimo, durante la campagna elettorale è stata la questione ambientale, si salvi codesta questione e si faccia sistema attorno ad alternative economiche concrete. Si alimenti e si consolidi una opinione pubblica attorno al principio delle alternative economiche o non vi sarà via d’uscita.
Mancano i soggetti illuminati per fare una nuova politica a totale beneficio del bene comune, ma manca anche il popolo, come massa critica, che partecipi, che proponga, che reagisca specie in occasione delle elezioni e del resto chi non ha il coraggio di ribellarsi … non ha poi diritto a lamentarsi”.
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Log In or Sign Up