Processo Ilva: la Regione Puglia si costituirà parte civile

La Regione Puglia sarà parte civile nel processo penale sul disastro ambientale dello stabilimento Ilva di Taranto: lo ha reso noto sia la vicepresidente dell'esecutivo, Angela Barbanente, che il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna.
Tra gli indagati oltre allo stesso governatore della regione Nichi Vendola, accusato di concussione per le presunte pressioni su Giorgio Assennato (direttore di Arpa Puglia), ci sono il patron del gruppo Ilva, vale a dire Emilio e Fabio Riva.

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Taranto. Oltre la notte.

Giovedì 20 giugno 2013, alle ore 21, presso il Molo S. Eligio Marina di Taranto Corso Vittorio Emanuele II, sarà presentato il volume "Taranto. Oltre la notte", edito da Progedit, di Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice.
Alla presentazione parteciperanno il professor Enzo Persichella, docente di sociologia all’università di Bari (che ha curato la Prefazione del volume); Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice; Gino Dato, editore Progedit; Salvatore Catapano, giornalista RAI; Luciano Manna, fotografo (che ha gentilmente messo a disposizione un ampio apparato fotografico). Presiederà l’incontro il dott. Luigi Romandini, dirigente della Provincia di Taranto.
Questo libro-documento, nell’osservare e riflettere sulle prospettive e i possibili orizzonti di Taranto, restituisce, attraverso analisi e amplianti chiavi interpretative, una anatomia fenomenologica di questa città, tra espresso e inespresso, occasioni mancate e prodromi di occorrenze.
Con il contributo di sociologi, storici, economisti, medici, giornalisti che hanno seguìto e seguono quotidianamente le tensioni, i fermenti e le vertigini di questo territorio, il volume non vuole dare risposte alla lacerante complessità – campo aperto di interrogazione antropologica – che questa città oggi vive alla ricerca di una Nemesi. Semmai le riflessioni collettive si propongono di decifrare da dove veniamo e quali futuri scenari possono essere configurati – o ripensati – nell’irriducibile tensione tra vecchio e nuovo che Taranto esperisce – o subisce – pur nelle sue grandi e riconosciute potenzialità verso un nuovo genoma eusociale.
Le voci-testimonianza tra passato e presente, ambiente, mare, economia, lavoro, storia, cronaca sugli ultimi avvenimenti legati all’Ilva, sono i nodi tematici e problematici affrontati. Nodi tematici che intersecano dinamiche e contraddizioni endemiche di Taranto – una città al bivio – e che esprimono le turbolenze e i contraccolpi indotti, agli albori del terzo millennio, dalla crisi del Postmoderno.
Tiziana Grassi, nata a Taranto, vive e lavora a Roma. Giornalista, ricercatrice e studiosa di migrazioni, è stata autrice di programmi televisivi di servizio per gli italiani all’estero a Rai International e consulente di programmi culturali per Rai Uno. Laureata in Lettere moderne, si interessa di Sociologia della comunicazione e di Geografia umana.
Ha pubblicato numerosi volumi di interviste e saggistica tra cui “Dicono di Roma – 50 interviste per il terzo millennio” (Roma 2000), “Dicono di Taranto. Semiotica del territorio. Lontananza. Appartenenza. Percorsi” (Taranto 2004), l’opera multimediale in DVD realizzata con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri “Segni e sogni dell’emigrazione – L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione” (Roma 2009), “Anatomie degli Invisibili. Precari nel lavoro, precari nella vita” (Alghero 2012). È in corso di pubblicazione il “Dizionario dell’Emigrazione italiana – Semantica di una Storia tricolore” a sua cura (con Enzo Caffarelli, Mina Cappussi, Delfina Licata). Nel 2010 è stata insignita del Premio internazionale “Globo Tricolore – Italian Women in the World all’eccellenza italiana nel mondo”.
Attualmente collabora con l’Ambasciata d’Austria in Italia per i progetti culturali internazionali, e al programma radiofonico “Un libro per l’Europa” della Commissione Europea – Rappresentanza in Italia.

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Gravi dichiarazioni rilasciate dal dott. Ferrante

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Lo scrivente Comitato relativamente alle gravi dichiarazioni ANSA rilasciate dal responsabile Ilva Dr Ferrante relativamente all'Allarme Rischio relativo alla Sicurezza Esterna degli impianti  Ilva si chiede come faccia Ferrante a parlare di  rischi relativi  al Piano di Emergenza Esterno  (PEE) se l'ilva ha omesso di presentarlo per le aree a caldo ? (a settembre ha presentato un piano di sicurezza solo per le aree a freddo);
 
Vi sono sempre state gravi inadempienze relativamente alla tutele di abitanti cose e ambiente previste nel DL 334 del 99 e successive modifiche e integrazioni; a tutt'oggi la prefettura (responsabile del procedimento insieme al ministrero dell'ambiente) e' in gravissime difficolta per condividere e divulgare alla popolazione uno straccio di piano di emergenza esterno. Ricordiamo che in questa situazione interviene l'art 27 comma 4 che prevede il fermo degli impianti fuori-legge per il grave rischio di strage e genocidio . Ferrante metta subito a disposizione le risorse per effettuare il fermo dell'area a caldo o in mancanza il Governo intervenga prontamente con la CONFISCA dell'azienda.
 
 
 
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/11/15/Ilva-allarme-stop-impianti-sicurezza-rischio_7801981.html
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Situazione A.I.A per l'Ilva di Taranto

 

 
“Per la  nuova A.I.A ad  ILVA mi ritrovo ad esporre le medesime considerazioni di un anno fa”
Quando a luglio del 2011 fu rilasciata l’AIA all’ILVA di Taranto e la Regione, la Provincia e il Comune di Taranto, unitamente a politici, sindacati e Confindustria sui giornali e nelle tv  gareggiavano per esprimere il loro plauso ero l’unico a manifestare profonde perplessità circa il provvedimento che altro non è se non una mera autorizzazione ad inquinare secondo parametri di legge.
Espressi che il Ministero nel concedere l’A.I.A. riconosce che l’ILVA è una industria inquinante, e che pertanto è soggetta ad un controllo rigoroso sulle immissioni di inquinanti maggiori, che sono in primis benzo(a)pirene, diossine e polveri sottili. Dissi, restando isolato e profetico,  che in relazione alla concessione dell’AIA si cristallizzava nel documento il fatto che l’ILVA inquina e che sulle istituzioni si sarebbero spostate le responsabilità successive di verifiche consistenti nel controllare cosa l’inquinamento ha fino ad oggi provocato, e pertanto cosa si manifesta e si manifesterà nell’ecosistema; da ciò conseguiva tutto il discorso del danno ambientale, che presuppone l’analisi delle matrici nel suolo, nel sottosuolo e nella’aria, nell’acqua cercando arrivare ad un computo economico. 
Poi feci un’altra considerazione nel merito sempre dell’AIA rilasciata l’anno scorso  e dissi che se si concedeva di  aumentare la produzione da dieci milioni di tonnellate all’anno a 15 milioni di tonnellate occorreva evitare di mandare in overdose d’inquinanti un quartiere come i Tamburi, il più vicino all’industria,cercando almeno di modificare la produzione ed evitando i picchi d’inquinanti. Precisai che con o senza picchi l’inquinamento avrebbe comunque provocato nocumento alla salute per cui non condividevo il rilascio del provvedimento. Criticai l’AIA perché pur attenendosi a  prescrizioni restrittive, ma neanche tanto, comunque reiterava il danno alla salute ed all’ambiente  consente comunque d’inquinare secondo parametri di legge  e per il fatto che l’immane quantità di sostanze tossiche emesse generano effetto cumulativo di cancerogeni nell’uomo o negli animali e quindi danni genotossici. 
Domani l’AIA sarà argomento di discussione della conferenza dei servizi a Roma, ora come allora  torno a ribadire che non sarà la paventata diminuzione d’inquinamento sbandierata dalla nuova AIA 2012 che potrà aiutare la salute e l’ambiente di Taranto, perché solo con la chiusura e la fine dell’inquinamento potremo avere un miglioramento in circa 15/20 anni dell’incidenza di malattie. Accade che, se nel 2006 c’era già l’aumento del 30% di tumori polmonari ed anche altri tumori tra cui quelli ematologici, il trend sarà  confermato con i dati del 2007 del registro tumori, ma resta il fatto che tali dati restano anacronistici per il presente in quanto  riferiti a 5 anni fa.
Cosa reputo doveroso fare? Bisogna essere coerenti e per me solo la chiusura dell’ILVA può procurare miglioramenti dal punto di vista sanitario ma se si vuole solo ridurre l’inquinamento concedendo l’AIA e lasciando l’industria indisturbata sul territorio si preveda almeno mediante  un Organismo capace di proiettare Taranto e provincia in un futuro sostenibile, la progettazione e realizzazione di alternative all’ILVA che comunque non sarà una realtà eterna. 
A Genova è stato constatato che l’incidenza dei tumori è calata dopo 15 anni dalla chiusura dell’area a caldo, ecco perché non serve monitorare ancora, serve risolvere il problema e quindi serve chiudere e diversificare l’economia del territorio ionico.
Per quanto riguarda i dati relativi agli inquinanti, poiché siamo in un sistema autoreferenziale di controlli, infatti  l’ARPA non riesce oggettivamente a controllare tutto,  essendoci 50/60 punti di emissione per la produzione dell’acciaio, vediamo che anche i periti si sono basati su dati che l’azienda stessa fornisce per obbligo mediante dichiarazioni annuali. Ci sono pertanto 12/14 milioni di tonnellate di emissioni totali d’inquinanti e dentro queste emissioni ci sono quantità di benzo(a)pirene in migliaia di tonnellate,  diossine in piccole quantità e poi c’è il benzene in quantità enorme, che essendo volatile non peserà molto ma comunque  è dannosissimo ovunque finisca. I periti dicono che il 95%  viaggia alto e non si sa dove va, il 5% viaggia ad un’altezza di venti metri, mentre l’1% resta tutt’attorno alla fonte di produzione, quindi quell’1% di quello che loro dichiarano di emettere, perché calcolato sulla scorta di quello che dichiarano di produrre, corrisponde a circa 200mila tonnellate di emissioni spalmate in un anno tra Taranto, Statte e Massafra, che non vediamo ma che c’intossicano e ci inquinano secondo la seguente scala: polveri sottili, che penetrano negli alveoli polmonari, poi ci sono le ultrasottili che penetrano anche nel  sangue e poi ci sono gli idrocarburi, benzene etc, che essendo particelle ancora più sottili vanno a depositarsi nel dna a livello molecolare e determinano la cancerogenesi.
Col Centro Salute ed Ambiente per Taranto, che reputo inutile, non risolviamo un bel niente proprio perché non abbiamo più bisogno di raccogliere dati; Cosa dobbiamo controllare ancora dopo le pecore abbattute, i mitili contaminati e la gente ammalata? Io ho votato contro il progetto nelle due commissioni ove sono impegnato ma chiedo ai consiglieri, almeno quelli dell’area ionica di condividere il mio ragionamento o non ne usciamo in modo costruttivo  per Taranto.
La Magistratura ha fatto già tanto e non possiamo aspettarci che dica come risolvere la situazione se dovesse chiudere l’Ilva perché è la politica che deve essere propositiva per questo, e la Magistratura ha dato già delle chance ai politici per recuperare credibilità agli occhi della gente ma non può sostituirsi  in toto a questi quindi ognuno faccia la sua parte. "
 
Dr. Patrizio Mazza 
Consigliere della Puglia per l’Italia dei Valori
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“LA MAGISTRATURA, I CITTADINI E GLI OPERAI UNITI”

 

Ancora una volta, il dott. Mazza dice la sua sulla tematica "calda" dell'estate: Ilva.
 
<<CARO CERVELLERA LA VERA SVOLTA PER TARANTO LA STANNO TRACCIANDO: “LA MAGISTRATURA, I CITTADINI E GLI OPERAI UNITI”.
Al collega Cervellera sfugge che la vera svolta per Taranto la stanno tracciando gli operai ed i cittadini uniti e consapevoli del danno sanitario e delle risultanze espresse dalla Magistratura in merito ad ILVA. Così come sfugge che l’unica svolta che la politica può dare nel merito è rappresentata dalla progettazione e realizzazione di economie alternative di forte impatto capaci di assicurare lavoro dignitoso e differente dall’attuale agli operai dell’Ilva, come alle generazioni presenti e future; quindi caro Cervellera perché ad esempio invece di chiedere le navette per l’imbarco aereo da Brindisi o Bari, come fatto fino ad oggi, non ci s’impegna tutti per consentire  i voli civili dall’Aeroporto di Grottaglie? Perché invece di raccontare di una ipotetica disponibilità di aree demaniali militari per lo sviluppo turistico e culturale no si dà a Taranto la sua Università, la gestione di un Brand Magna Grecia con tutela e promozione del considerevole patrimonio storico artistico? Il futuro  diverso  ed ecosostenbile rifugge da sistemi economici che provocano situazioni di emergenza sanitaria ed ambientale ed asseconda invece la vera vocazione del territorio ecco perché io mi ostinerò fino alla morte a difendere l’utilità e pregio del settore agroalimentare e di come in questo settore ci si deve impegnare per l’utilizzo dei fondi della Comunità europea. 
Resto sbigottito ancor più quando  Cervellera si ostina  a suffragare l’indifendibile insieme al suo partito, millantando come raggiungibile il falso mito dell’eco-compatibilità ambientale della più grande acciaieria d’Europa incollata alla città di Taranto con i suoi circa 200mila abitanti; una industria  i cui padroni “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro e nelle rispettive qualità, realizzavano con continuità e non impedivano una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive nocive in atmosfera in assenza di autorizzazione,” e tutto ciò solo perché le istituzioni fino ad oggi hanno volutamente o involontariamente dormito o taciuto. 
Mi avevano detto che la politica piuttosto che essere un mezzo teso a procurare benefici al popolo spesso manifesta intenti ben diversi ma non credevo fino al punto in cui ho letto e sentito  in questi miei due anni di impegno alla regione;  ciononostante  resto ancora in trepida attesa di sapere i nomi degli ulteriori soggetti collusi coi  Riva a danno di un intera  collettività come dimostrano le intercettazioni telefoniche delle forze dell’ordine. Inoltre, Cervellera parla della” valutazione di danno sanitario” presente nella sua recente legge regionale, la legge  che il nostro Presidente Vendola si ostina a catalogare come l’ultimo diamante del suo trilogy di leggi con le quali  ha suggellato un patto di non belligeranza  con l’acciaieria ILVA. Vorrei ricordare a Cervellera che se ho votato quella legge, che mai aiuterà gli operai e la popolazione di Taranto a debellare il problema dell’inquinamento massivo e del danno alla salute, è proprio perché il sottoscritto aveva fatto introdurre il menzionato emendamento al fine di ottenere quanto prima sia il  registro tumori che le mappe epidemiologiche. Come si dice il compresso ha vinto nella scelta del male minore perché  tra non avere nulla ed avere un minimo di regolamentazione ho preferito la seconda opzione. E l’ho preferita pur avendo incassato in aula consiliare  il rifiuto del Presidente ad inserire un ulteriore importante emendamento : quello della chiusura dell’area a caldo dell’Ilva entro massimo cinque anni con contestuale realizzazione di alternative economiche tali da assicurare lavoro agli operai dell’azienda entro lo stesso termine temporale; attualmente l’emendamento rifiutato è diventato ordine del giorno. 
Fa bene Cervellera ad invocare la “bonifica morale” quella che dovrebbero attuare da subito coloro che raccontano come l’Ilva sia  riconvertibile ecologicamente,  o coloro che fino a ieri volevano affossare il lavoro della magistratura che agisce  nel rispetto e a tutela di principi inviolabili e diritti costituzionalmente garantiti, bonifica morale ma anche verbale che dovrebbero attuare tutti coloro che chiamano i cittadini e gli operai di Taranto: “ integralisti, sciagurati, e minoranze cui si consente di vivere”,  e quindi di manifestare il proprio pensiero  in una delle città più inquinate d’Europa >> .
Dr. Patrizio Mazza 
Consigliere regionale della Puglia per l’Italia dei Valori  
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L'agroalimentare un aiuto immediato ai dipendenti Ilva. Il dott. Mazza spiega come

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Riportiamo, qui di seguito, una possibile proposta pensata dal dott. Mazza per aiutare tutti gli operari Ilva a rischio di disoccupazione.
 
"L’agroalimentare può fornire un aiuto immediato agli operai ma la politica faccia la sua parte senza infingimenti.  
Dalle notizie emerse dal tavolo della capitale sembra che siano stati stanziati 336 milioni di euro per le bonifiche da attuare nelle aree inquinate di Taranto. 
Con 336 milioni di euro ritengo che da subito si possa risolvere la grave questione che attanaglia Taranto, nonché il problema della sussistenza degli operai dell’Ilva l’importante è utilizzarli per dare soluzioni immediate, serie e concrete.
L’unica risposta rapida che si può  fornire agli operai, considerata la grande disponibilità manifestata al sottoscritto da parte di numerosissimi imprenditori agricoli, consiste nell'utilizzare lo stanziamento e le unità lavorative dell’industria in un unico progetto agroalimentare che può finalmente garantire lavoro “dignitoso”,“sano” ed “ecosostenibile”. 
Gli imprenditori agricoli sia della provincia  di Taranto che di province a questa limitrofe hanno in animo, per le loro imprese, di poter usufruire di agevolazioni che il Governo possa mettere a loro disposizione, in maniera da implementare le proprie imprese, ed in questa maniera assorbire tutta la massa lavorativa che proviene dall’Ilva e dall’indotto, allora : perché non utilizzare in questo settore quei 336milioni di euro che il governo dice di mettere a disposizione per risolvere la questione ambientale del territorio? 
Il tutto può essere ripartito in contribuzioni per gli stipendi, in contribuzione  per le detassazioni,   in termini di eventuali ulteriori progettazioni utili al settore ma anche tese a garantire un lavoro certo e capace di ridisegnare un nuovo futuro; del resto consumi ed export votati all’agroalimentare sono in Puglia l’unico settore che garantisce una risalita economica. 
Ecco che si potrebbe mettere in atto un sistema di recupero di tutte le aree incolte e contestualmente si potrebbe mettere in atto sistema industriale dedicato alla trasformazione dei prodotti dell’intero sistema basato in primis sul comparto agroalimentare. Il tutto  potrebbe portare finalmente ad una scelta di trasformazione economica dell’intera area geografica tarantina  facendola diventare da situazione oggi altamente inquinata a territorio salvaguardato  sotto il profilo dell’ambiente. 
La proposta non credo sia utopica e la ribadisco validissima per affrancante immediatamente i disagi degli operai e di Taranto, ciò in quanto indipendentemente dalle decisioni della magistratura, coraggiosissima nel suo operato,  non si può pensare che così tanti lavoratori ed un territorio così vasto possano dipendere dalla sola monocoltura dell’acciaio e dalle sorti di una unica azienda. 
La mia sensazione è che la politica e certi  politici non vogliano una soluzione di questo tipo  basata sulle alternative e diversificazione economica e vogliano invece usare il problema Ilva interferendo con questo problema nella vita di una comunità e nella vita degli operai, strumentalizzandoli per dare loro ad intendere che si adoperano per qualcosa di positivo. La situazione odierna e le soluzioni che la politica prospetta non mi convincono . "
 
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Lettera aperta del dot. Mazza

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In una lettera aperta, il dot. Mazza apprezza tutto ciò che il magistrato Patrizia Todisco ha fatto, e sta fecendo per la città di Taranto.
Qui di seguito è riportata.
 
“Approvo appieno l’operato del magistrato Patrizia Todisco per Taranto e per la salute della comunità ionica come per  tutti gli operai ILVA e ritengo gravissime le ingerenze della politica nel potere giudiziario. 
La salute è un bene non negoziabile e la politica deve assumersi le proprie responsabilità scervellandosi per garantire alternative economiche e lavorative alle industrie inquinanti, questo facciano i ministri ed insieme i politici.
La politica ha il dovere di lavorare a beneficio dei cittadini e non dei poteri forti, degli operai e non di industrie che agiscono per la tutela dei propri profitti, affinchè il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa ulteriormente compromette la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future. Questo si faccia per Taranto e per tutti gli operai dell’ILVA e dell’indotto. Si lavori per alternative lavorative ed economiche alle industrie inquinanti tutelando così i posti di lavoro e vengano rispettati i diritti inviolabili dell’uomo”
 
Dr. Patrizio Mazza
Consigliere Regionale della Puglia per l’Italia dei Valori
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Vivere e morire all'Ilva, al Castello Episcopio gli "Invisibili" di Colucci e Alemanno

 

Quando, nei primi anni Sessanta, la città ionica assistette al nascere del IV centro siderurgico italiano (allora Italsider), nessuno avrebbe potuto prevedere i cambiamenti che da quel momento si sarebbero verificati a Taranto – città fino ad allora di navigatori e pescatori – e nel tarantino. L’impatto fu determinante e da allora in Puglia il “progresso” prese il nome di Italsider. Migliaia di contadini cominciarono a lasciare la terra per lavorare l’acciaio, nacquero figure quasi mitologiche come quella del metalmezzadro – l’uomo metà operaio e metà contadino – e tutto il territorio intraprese la via dello sviluppo industriale.
Nel libro “Invisibili” (2011) Fulvio Colucci e Giuse Alemanno danno di questa realtà una lettura in parte inedita.  E lo faranno anche domenica 3 giugno, a partire dalle 19, presso l'atrio del Castello Episcopio. Alla presentazione dello scritto, moderata da Franco Calzolaio, interverrà anche Donatella Duranti, coordinatrice provinciale di Sel, più alcuni lavoratori e sindacalisti di oggi e di ieri.
Da quei primi anni Sessanta, ne è passato davvero tanto, per 50 anni lo stabilimento siderurgico ha continuato a dominare l’orizzonte, come una montagna, un colosso, un immenso “monumento”, una certezza luminosa. Decine di migliaia di operai provenienti da tutto il Sud Italia hanno legato le loro vite a quella dello stabilimento, sono invecchiati, hanno faticato fino alla pensione tra colate di metallo fuso e temperature inimmaginabili. Molti di loro sono stati sostituiti dai figli, cresciuti anche loro, come tutti noi d’altronde, all’ombra della grande fabbrica.
Certo non tutto poteva essere perfetto, la fabbrica era nata proprio a ridosso dell’abitato, praticamente in periferia, e ciò non poteva non comportare le gravi conseguenze che oggi assillano le coscienze di tanti pugliesi. Un "Monumento al Lavoro", sì l’Ilva oggi rappresenta un “monumento a lavoro” o almeno così si sente molto spesso dire. Lo stabilimento è la prova lampante della vocazione industriale di Taranto, altra espressione ricorrente, molto conservativa, che trova non pochi facili riscontri nella grande zona industriale di Taranto. Forse si tratta di semplici etichette, di slogan ripetuti per convincersi che le certezze del presente sono pur sempre meglio dei rischi del cambiamento. Comunque la si pensi, è difficile negare l’enorme contributo al cambiamento innescato dall’Italsider (anche se nel frattempo il mito ha lasciato il posto alla realtà, del “monumento” è rimasto più che altro un ricordo sbiadito dall’attualità di un territorio intriso di veleni e della “vocazione” una cultura impoverita che stenta a riconoscersi in se stessa).
Nel loro libro gli autori Fulvio Colucci e Giuse Alemanno hanno raccolto le testimonianze e le storie di vita di chi per tanti anni ha lavorato nel siderurgico. Un punto di vista emotivo, ricco di suggestioni, che fa vivere al lettore un’esperienza particolare, a contatto con i sentimenti degli operai e delle loro famiglie. L’Ilva letta attraverso la lente delle paure e delle speranze dei suoi lavoratori. Un ottimo punto di partenza per una discussione sulla realtà attuale del nostro territorio. 
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