Cibo, cibo, cibo ovunque! Un bene o un male?

Rieccoci qui con il mio/tuo, nostro/vostro secondo articolo-rubrica. Oggi tratterò un argomento molto molto interessante... ciboooo! Eh certo! La rubrica non si sarebbe chiamata "C'è cibo per tutti" altrimenti.
D'accordo. Ma, ora ci si chiede, perchè proprio questo titolo?

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Eboh?la

Quante volte avete cercato e spesso trovato notizie contrastanti sull'Ebola? Quanta paura avete del virus? E quanto c'è di vero di quanto viene scritto? Come ci si fa a difendere dal virus? Come si fa a capire se qualcuno ha contratto il virus? C'è da preoccuparsi realmente per noi e la nostra regione? Nell'articolo che segue vi verrà spiegato tutto ciò che di interessante e concretamente importante per noi e per la nostra salute c'è da sapere sul virus Ebola, buona lettura.

Che cos'è il virus Ebola?

Il virus dell'Ebola, appartenente alla famiglia dei Filovirus è tra i patogeni più virulenti conosciuti attualmente e provoca una malattia che presenta un quadro di febbre emorragica e shock settico con un tasso di letalità intorno al 50 %.

Dove e quando "nasce" il virus Ebola?

L'Ebola è apparsa la prima volta nel 1976 in due focolai contemporanei: in un villaggio nei pressi del fiume "Ebola"(da cui nasce il nome del virus) nella Repubblica Democratica del Congo, e in una zona remota del Sudan. L'origine del virus non è nota, ma i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), sulla base delle evidenze disponibili, sono considerati i probabili ospiti del virus Ebola. Attualmente, esattamente il 23 marzo 2014, però, l'OMS ha pubblicato il suo primo comunicato su un nuovo focolaio di Ebola virus della malattia (EVD), che ha avuto inizio nel dicembre 2013, sulla costa atlantica dell'Africa occidentale, in Guinea successivamente diffusosi in numerosi paesi dell'Africa Occidentale.

Perché il virus si è diffuso così rapidamente in questi paesi?

La maggior parte dei casi negli esseri umani si sono verificati a seguito di trasmissione da uomo a uomo, a causa ovviamente delle "condizioni igienico sanitarie" scarse, cioè per la mancanza di informazione e rigidità nel controllare i sistemi di prevenzione utilizzati.

Perché allora anche molti "sanitari" che operavano in quelle zone si sono ammalati?

Gli operatori sanitari sono particolarmente a rischio per l'infezione da Ebola, ed infatti rappresentano un quarto dei casi nelle epidemie precedenti. Questo accade perché essi non possedevano attrezzature di protezione personale (equipaggiamento adeguato) o comunque non applicavano correttamente misure di prevenzione e controllo delle infezioni durante l'assistenza. Con l'aumento della gravità della malattia aumenta l'infettività, e di conseguenza si alza il rischio di infezione tra gli operatori sanitari.

Ma come si trasmette il virus Ebola?

L'Ebola si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. In Africa, l'infezione è avvenuta attraverso la manipolazione degli scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi della foresta e istrici infetti trovati malati o morti o catturati nella foresta pluviale. Nelle zone a rischio è importante ridurre il contatto con gli animali ad alto rischio, non raccogliere animali morti trovati nelle foreste o manipolare la loro carne cruda. Una volta che una persona sia entrata in contatto con un animale infetto da virus Ebola e abbia contratto l'infezione, questa può diffondersi all'interno della comunità da persona a persona. L'infezione avviene per contatto diretto (attraverso ferite della pelle o mucose) con il sangue o altri fluidi corporei o secrezioni (feci, urine, saliva, sperma) di persone infette. L'infezione può verificarsi anche in caso di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati. Invece è importante ricordare che comunque il rischio di contagio per chi abita o ha viaggiato nelle zone è estremamente basso a meno che vi sia stata esposizione diretta ai liquidi corporei di una persona o di un animale contagiato, vivo o morto. Nel corso di un focolaio, quelli a più alto rischio di infezione sono: gli operatori sanitari, i familiari o altre persone a stretto contatto con le persone infette, le persone in lutto che hanno contatto diretto con i corpi dei defunti, come parte di una cerimonia funebre.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito spesso parlare di arrivo dell'Ebola per via degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste, c'è da preoccuparsi?

Il controllo all'arrivo degli immigrati deve e sicuramente è molto rigido inoltre la malattia ha un'incubazione di 21 giorni, quindi coloro che imbarchiamo sui nostri mezzi militari al centro del Mediterraneo non possono averla. Chi l'ha contratta nei paesi "caldi" si presume, quindi, che muoia addirittura prima o durante il viaggio e comunque, il migrante che mostra i sintomi viene subito messo in isolamento. Va SOTTOLINEATO che un contatto casuale in luoghi pubblici con persone che NON mostrano segni di malattia non trasmette Ebola. NON si può contrarre la malattia maneggiando denaro o prodotti alimentari o nuotando in piscina. Le zanzare non trasmettono il virus Ebola. Il ministro Lorenzin ricorda che da Aprile sono state attivate tutte le procedure necessarie nei porti e negli aeroporti per esaminare casi potenzialmente a rischio, per gli aerei c'è un "check" già a bordo.

Quindi, quali sono i sintomi più frequenti e quale la terapia , se esiste?

L'Ebola è una malattia virale acuta grave, spesso caratterizzata dalla comparsa improvvisa di febbre, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, esantema, insufficienza renale ed epatica e in alcuni casi, emorragie sia interne che esterne. Il periodo di incubazione o l'intervallo di tempo dall'infezione alla comparsa dei sintomi è tra i 2 e i 21 giorni. Il paziente diventa contagioso quando comincia a manifestare sintomi, non è contagioso durante il periodo di incubazione. Una precoce terapia di supporto con la reidratazione ed il trattamento sintomatico ha dimostrato il miglioramento della sopravvivenza seppur non vi è ancora nessun trattamento che ha dimostrato di neutralizzare il virus, ma una serie di trattamenti immunologici e farmacologici sono in fase di sviluppo.

Cosa succede se qualcuno "guarisce dall'Ebola"?

Benché buona parte della copertura mediatica della recente epidemia di Ebola si sia focalizzata sulla conta delle vittime, qualcosa è passato quasi inosservato: i sopravvissuti, ed i soggetti apparentemente immuni. In genere si presume che i sopravvissuti siano immuni al ceppo dal quale sono stati infettati, ma non è chiaro se l'immunità si estenda anche agli altri ceppi, o se sia duratura. Come accade con la maggior parte delle infezioni virali, i pazienti guariti avranno anticorpi anti-Ebola nel loro sangue. I soggetti sopravvissuti sono comunque di grande interesse per la ricerca, ma lo sono ancor di più quelli che dopo aver contratto l'infezione non sviluppano alcun sintomo, l'identificazione di queste persone potrebbe consentire il loro reclutamento per compiti che aiutino il controllo della malattia, il che consentirebbe di non esporre al virus soggetti che non siano immuni.

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Come è fatto il budget dell'UE?

In un'infografica del sito one-europe.com sono stati sintetizzati interessanti dati su come l'Europa ottiene e spende i suoi soldi.

Come si evince dal sito della Commissione europea le tre principali fonti di entrata per l'UE sono:

- circa lo 0.7% del reddito nazionale di tutti i paesi membri;

- circa l'0,3% dell'IVA;

- una quota consistente dei dazi sulle importazioni.

In piccola parte anche le imposte sui redditi del personale delle istituzioni europee.

Dal grafico si evince che il maggior contribuitore è la Germania, ma anche l'Italia contribuisce in maniera importante con 14 miliardi di euro.

L'Italia in Europa ha una posizione netta rilevante poichè contribuisce più di quanto riesca a riportare a casa, e questo soprattutto per incapacità progettuali. 

Scrivere dei progetti europei validi e guadagnarsi quindi fondi diretti o indiretti permetterebbere di favorire le piccole e medie imprese e la ricerca italiane.

 

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Allergia...? Etciù!

Starnuti, tosse, lacrimazione oculare, spossatezza, difficoltà di concentrazione, se avete questi e altri sintomi potreste soffrire di allergia stagionale o raffreddore da fieno.

I più comuni allergeni sono i pollini, in particolar modo quelli prodotti dalle graminacee selvatiche (più diffusi nel periodo estivo), dagli alberi di ulivo, faggio, betulla, nocciolo, cipresso e da piante erbacee come la paretaria, l'artemisia, l'ambrosia e la piantaggine; in tal caso, per individuare le suddette allergie, è necessario conoscere il calendario pollinico specifico di regione in regione (http://www.pollinieallergia.net/).

Proprio le Cupressaceae, i cui pollini sono diffusi proprio in questo periodo nella nostra regione sono una specie la cui importanza allergenica è stata rivalutata negli ultimi anni. Si ipotizza un incremento dei casi di sensibilizzazione dovuto all'aumento del numero di piante utilizzate a scopo di forestazione ed ornamentale ma non sono esclusi anche altri fattori relativi ad un'aumentata aggressività del polline, per cause ancora da definire e verosimilmente legate all'inquinamento da motori diesel.

I sintomi delle allergie stagionali di solito si sviluppano immediatamente dopo che si è stati esposti a specifiche sostanze che provocano allergia e possono includere: naso che cola e congestione nasale, prurito agli occhi o occhi che lacrimano, starnuti, tosse, prurito al naso, sul palato o in gola, pressione al petto e dolore facciale, gonfiore, occhiaie bluastre (occhiaie allergiche), diminuzione del senso del gusto o dell'odorato. I sintomi che possono interferire con le attività quotidiane ed avere un impatto sulla qualità della vostra vita comprendono inoltre: insonnia, affaticamento e irritabilità.

Per diagnosticare l'allergia si utilizzano diversi test qui di seguito brevemente descritti : il prick test consiste nell'applicazione cutanea del probabile allergene in soluzione; la cute viene perforata da un ago per favorire la penetrazione dell'allergene; se dopo 20 minuti sul sito di applicazione si genera un ponfo, gonfio, rosso e caldo, allora l'individuo è sensibile. Il prick by prick si differenzia per l'impiego non dell'estratto allergenico, ma direttamente dell'alimento ritenuto allergizzante.Il patch test è caratterizzato dall'applicazione di cerotti cutanei pregni di estratti allergizzanti sull'avambraccio o sull'addome; i tempi di manifestazione di probabili ponfi sono più lunghi rispetto ai precedenti test e certamente meno evidenti.Il rast test o test di radio-allergo-assorbimento consiste nella ricerca di specifiche IgE nel sangue.

Si consiglia di consultare uno specialista (allergologo) per una valutazione dei sintomi e per decidere insieme il giusto trattamento.

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Sulle note di Faber

Fabrizio De Andrè, conosciuto anche col nomignolo Faber, datogli dall'amico Paolo Villaggio, nacque nel 1940 a Pegli (Genova), da una modesta famiglia borghese. Si rifugiarono in campagna nel periodo della guerra e subito dopo tornarono in città dove Fabrizio iniziò i suoi studi.

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La Puglia e il mistero dei 523 milioni di euro che rischiamo di perdere

Lo scorso 10 marzo è nata una diatriba a mezzo stampa tra due europarlamentari grilline e il governatore Vendola.

Secondo le on. D'Amato e Adinolfi, la Puglia rischia di perdere ben 523 milioni di euro di fondi UE per presentazioni di spese non eleggibili e irregolarità negli appalti pubblici.

Il Presidente Vendola si difende affermando che si tratta di controlli di ordinaria amministrazione da parte della Commissione e che la Puglia ha sempre raggiunto i target di spesa.

L'Italia, purtroppo, non solo non accede a tutti i fondi diretti e indiretti che l'UE mette a disposizione del nostro stato, che versa più di quanto riesce a recuperare, ma non spende correttamente i fondi che riesce a ottenere.

Se si vuole pensare che si tratti solo di una bega politica, purtroppo non si può fare altrettanto per le parole del portavoce della Commissione europea per le politiche regionali, Jakub Adamowicz che ha dichiarato: "La Commissione Ue ha interrotto o sospeso i pagamenti, soprattutto per ragioni di funzionamento inadeguato dei sistemi di controllo e gestione, non significa che i fondi siano perduti. Se l'autorità di gestione dei programmi si metterà in regola riprenderemo i pagamenti e pagheremo retroattivamente le cifre che sono state bloccate".

C'è da sperare quindi che la Regione abbia fatto bene "i compiti a casa" per non incorrere nell'ennesimo spreco ai danni di un'economia regionale che stenta a decollare.

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