Pubblicazione: "Il vero volto del padre Francesco de Geronimo" di Francesco Occhibianco

COMUNICATO STAMPA - «L'impatto è stato davvero emozionante: poter finalmente vedere da vicino, toccare, direi quasi "abbracciare" la più antica tela che ritrae il padre Francesco de Geronimo, canonizzato da papa Gregorio XVI il 26 maggio del 1839.

Il vero volto del missionario della Compagnia di Gesù, apostolo di Napoli, sul quale tanto ho scritto, è finalmente davanti ai miei occhi. Non la maschera di cera, che pure è un cimelio unico nel suo genere, che ci ha consegnato il volto del santo post mortem, ma un ritratto quasi "da vivo", anche se il padre Francesco, pur conoscendo molti pittori dell'epoca, tra cui Paolo de Matteis e Francesco Solimena, non si fece mai ritrarre da loro».

La tela in questione proviene da Avellino, regolarmente acquistata da un antiquario. Ha le seguenti dimensioni: 79x93 centimetri. Il telaio è lo stesso di 300 anni fa, con i chiodi e l'appicagnolo di ferro ormai arrugginito. Ci sono tutti gli elementi per annoverarlo tra i più antichi ritratti del de Geronimo: le prime incisioni a stampa, infatti, si somigliano molto; un altro dipinto, che può essere considerato il "fratello gemello" è conservato nella Collegiata della Chiesa Madre di Grottaglie, fu tra le prime tele realizzate, che, all'indomani della morte, venne inviata nella città dove il santo nacque il 17 dicembre del 1642.

Nel 2016 Francesco Occhibianco ha dato il suo contributo al Terzo Centenario della morte (1716-2016), pubblicando una serie di volumi sul de Geronimo, tra cui una Storia del Santuario e dei Padri Gesuiti di Grottaglie, la Vita e gli Scritti del santo; inoltre, ha commissionato la realizzazione di un'icona d'argento (opera dell'orafo grottagliese Davide Quaranta) e di cento medaglie commemorative in bronzo dorato ed argentato, coniate a Frosinone.

Il testo, partendo dall'analisi del dipinto "scoperto", propone una carrellata completa di tutti i ritratti del padre Francesco de Geronimo, a partire dalla maschera di cera realizzata poche ore dopo la sua morte, avvenuta a Napoli l'11 maggio del 1716.

Carmelo Antonazzo

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

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