Mafia: solidarietà al pm Di Matteo

Lo scorso venerdì 2 ottobre, le "Agende Rosse" della Provincia di Bari e l' Associazione Antimafie Rita Atria - Presidio di Bari, hanno protocollato un' urgentissima richiesta di Odg al Consiglio Regionale Pugliese in merito alla solidarietà verso il pm Antonino Di Matteo, gli uomini delle sua scorta ed ai magistrati antimafia, ritenendo debole la sottoscrizione dei capigruppo approvata nella seduta del 29 Settembre 2015, nella quale non sono state discusse le proposte di vicinanza al pm citato, ma soprattutto non si è dato il giusto peso ad una situazione di urgenza, gravissima ed analoga all'atmosfera stragista dell'92.

Le Agende Rosse e l'Associazione Antimafie Rita Atria chiedono, quindi, a tutti i parlamentari di via Capruzzi di esprimere un voto favorevole di solidarietà al pm Di Matteo attraverso azioni concrete e di lotta alla mafia (come l'affissione di uno striscione sul balcone dell'edificio consiliare), la stesura di una missiva istituzionale da rendere pubblica ed indirizzata allo stesso Di Matteo, al Csm, al Presidenza del Consiglio, al Presidente della Repubblica e al Ministro dell'Interno, ed ancora, la massima diffusione mediatica dei pericoli di morte riscontrati dal pm (mediante attinente banner ipertestuale sulla home page istituzionale della Regione Puglia ed i vari canali divulgativi dell'ente). Si richiede, poi, la partecipazione istituzionale alla manifestazione nazionale di solidarietà al pm Di Matteo in programma a Roma il 14 novembre 2015.

"Consideriamo non solo opportuna, ma necessaria una chiara posizione della Regione Puglia a questo Odg, affinché la vicinanza non si fermi alle sole parole ma si traduca ingesti concreti contro le mafie, manifestando anche un invito ai vertici nazionali che tutt'oggi, per ignote ragioni, non nominano mai il nome di Di Matteo, il pm che indaga nel processo sulla trattativa che lo Stato ha condotto con la mafia e che se troverà una fine senza prescrizione, potrebbe cambiare la storia del belpaese. Come molti magistrati e tutte le forze che lottano contro il crimine organizzato ha spesso ricevuto minacce di morte, ma dal 2012 dopo le pluricondanne di Totò Riina, è divenuto l'uomo più a rischio vita d'Italia. Il capo dei capi di cosa nostra, infatti, intercettato dal carcere di Opera nelle ore d'aria con il boss della SCU Alberto Lorusso, ha più volte ordinato l'esecuzione stragista contro il pm ( "Io dissi che lo faccio finire peggio del giudice Falcone").

"Inoltre, dalle testimonianze dell'ex boss Vito Galatolo, sarebbero emersi una serie di piani finalizzati all'uccisione del PM Antonino Di Matteo e ordinati dal reggente di "cosa nostra" Matteo Messina Denaro che in un pizzino avrebbe motivato le ragioni con , "perché mi hanno detto che si è spinto troppo oltre". Lo stesso, poi confermato anche dai poi dai pentiti Antonino Zarcone, Carmelo D'Amico e, nell'ultima settimana, da Francesco Chiarello, afferma di aver personalmente impegnato la quota di 360 mila euro per l'acquisto di 200 kg di tritolo, probabilmente custoditi nel palermitano in nascondiglio sicuro dal boss latitante Vincenzo Graziano. Infine, durante una recente presentazione del suo libro, un commosso DI Matteo, ha detto di avere "una brutta sensazione", ma adesso non vuole approfondire quell'espressione. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, assassinato nella strage di via D' Amelio, ci invita ad essere "la scorta civica dei magistrati vivi", mentre Giovanni Falcone diceva che "si muore quando si viene lasciati soli".

"Abbiamo quindi il dovere civico e morale di generare rete protettiva attorno un uomo che sta rischiando la sua vita per rendere un futuro migliore a noi e i nostri posteri. Se lo Stato tace, noi, invece, dobbiamo agire e sollecitarlo a schierarsi contro il cancro del nostro Paese".

Gabriella Miglietta

Una voce in più per la cittadinanza

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