Taranto: Eni a rischio

Rottura delle trattative a Roma tra i sindacati e l' Eni sul nuovo progetto industriale che prevede la riorganizzazione generale degli organici.
L' Ente infatti ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato ed ha comunicato ai sindacati che l'operatività sarà garantita solo per le raffinerie di Sannazzaro (Pavia) e di Milazzo (per la propria quota del 50%).
Circa la raffineria ionica, Il Segretario Generale della FEMCA CISL di Taranto, Emiliano Giannoccaro, dichiara che "tutta la raffineria è messa male ed un migliaio, tra diretti ed appalto sono i lavoratori interessati. Già nel 2011 fu prospettato di mantenere attive tre raffinerie su cinque. Ora bisogna capire in che termini Taranto rischia, ricordando che il Ministero del Tesoro detiene il 33% delle quote".
Per il Consigliere Regionale Pietro Lospinuso (PdL-Fi) "sulla questione di Tempra Rossa qualcuno sta giocando col fuoco, rischiando di far perdere a Taranto un'occasione unica di rilancio portuale e di respiro occupazionale" e, prosegue, "le dichiarazioni del neo Ad dell' Eni dovrebbero essere un monito a coloro per chi oggi temporeggia o mette in primo piano il problema paradossale dell'eccessiva presenza di navi che affollerebbero il nostro porto. Taranto ha già perso tanti treni e l'Eni non aspetta altro che chiudere la raffineria".
In discussione anche le sedi di Gela, Livorno, Porto Marghera (Venezia) e Priolo (Siracusa).
Il 18 luglio prossimo è previsto il coordinamento nazionale per sollecitare il Governo a trovare una soluzione.
I sindacati pur non esprimendo pareri allarmanti sono tuttavia preoccupati. Si avvertono inoltre le prime reazioni e proteste degli ambientalisti e dei cittadini.

 

Gabriella Miglietta

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