Italia calcistica allo sbando: serve una svolta

Una delle poche passioni in grado di riaccendere gli animi di una nazione, l'Italia, in un periodo caratterizzato da crisi e difficoltà, svanisce in un afoso pomeriggio brasiliano: a Natal, infatti, la nazionale dice addio al mondiale ed abbandona, a testa bassissima, la competizione.

L'Uruguay ci trafigge nel momento in cui, seppur nel profondo del cuore, ognuno di noi iniziava già a pregustare l'ottavo di finale: è bastato un colpo di testa di Godin a far sì che l'incubo eliminazione, tutto d'un tratto, diventasse una triste realtà. 

Così a dimettersi sono il ct Prandelli e il presidente della Figc Abete: il primo è apparso in evidente confusione e, sopratutto, incapace di far comprendere alla nazione quale sia, realmente, il suo progetto tecnico; il secondo, per la verità, avrebbe già dovuto compiere questa scelta tempo fa, nel momento in cui, anche nello scorso mondiale, l'Italia usciva fuori ai gironi.

Se poi si aggiunge che, proprio come quattro anni fa, la nazionale è costretta a giocarsi la qualificazione il 24 Giugno e che ad arbitrare la partita sia stato un certo Rodriguez Moreno (stesso cognome di un certo Byron Moreno), allora l'eliminazione diventa qualcosa di scontato. 

Trascurando per un momento i vari Prandelli, Abete e la cabala, però, l'eliminazione di oggi ha radici ben più profonde: dal punto di vista calcistico (e non solo), in Italia vige un egoismo talvolta anche esagerato. I maggiori club italiani, infatti, preferiscono investire enormi quantità di denaro per fare grandi i giovani stranieri, mentre i nostri vengono mandati in prestito in serie B o all'estero, come se fossero dei pacchi postali.

Ora che Pirlo ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla Juve, ad esempio, alla nazionale mancherà un regista e, con tutta onestà, Verratti ha ancora da imparare molto; escludendo Verratti, quindi, ecco il vuoto più assoluto: all'orizzonte un nuovo Pirlo non esiste. Idem per l'attacco: il classico killer da aria di rigore (alla Pippo Inzaghi, per intenderci) è un lontano ricordo e, al momento, non c'è nessuno in prospettiva futura. Si è cosi provato a trasformare le seconde punte o gli esterni in attaccanti puri, così come fa la Germania, ma il risultato è stato drammatico (sterilità offensiva pari a 220 minuti).

C'è bisogno, quindi, di un pugno forte: la nazionale va rivalorizzata, il calcio italiano non può essere quello visto negli ultimi anni; serve un commissario tecnico che sia circondato da una federazione che possa far sentire la propria vicinanza nei momenti difficili. Serve che le società migliorino, attraverso un'oculata attenzione per i settori giovanili, tutti i giovani calciatori italiani e che questi ultimi non si sentano dei fenomeni nel momento in cui ricevono qualche elogio. 

In un paese costernato dalla crisi, di conseguenza, è importante che resti immutata per lo meno la passione calcistica, la quale, sopratutto nell'ambito della nazionale, unisce milioni di italiani. Serve una svolta: due mondiali di fila senza superare i gironi non possono essere una casualità.

 

 

Vito Di Noi

Ogni giornalista possiede valori etici, dettati sopratutto dal rispetto di sè stessi e dalla professione. Il suo ruolo è far sì che gli altri non abusino del potere.

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