Situazione A.I.A per l'Ilva di Taranto In evidenza

 

 
“Per la  nuova A.I.A ad  ILVA mi ritrovo ad esporre le medesime considerazioni di un anno fa”
Quando a luglio del 2011 fu rilasciata l’AIA all’ILVA di Taranto e la Regione, la Provincia e il Comune di Taranto, unitamente a politici, sindacati e Confindustria sui giornali e nelle tv  gareggiavano per esprimere il loro plauso ero l’unico a manifestare profonde perplessità circa il provvedimento che altro non è se non una mera autorizzazione ad inquinare secondo parametri di legge.
Espressi che il Ministero nel concedere l’A.I.A. riconosce che l’ILVA è una industria inquinante, e che pertanto è soggetta ad un controllo rigoroso sulle immissioni di inquinanti maggiori, che sono in primis benzo(a)pirene, diossine e polveri sottili. Dissi, restando isolato e profetico,  che in relazione alla concessione dell’AIA si cristallizzava nel documento il fatto che l’ILVA inquina e che sulle istituzioni si sarebbero spostate le responsabilità successive di verifiche consistenti nel controllare cosa l’inquinamento ha fino ad oggi provocato, e pertanto cosa si manifesta e si manifesterà nell’ecosistema; da ciò conseguiva tutto il discorso del danno ambientale, che presuppone l’analisi delle matrici nel suolo, nel sottosuolo e nella’aria, nell’acqua cercando arrivare ad un computo economico. 
Poi feci un’altra considerazione nel merito sempre dell’AIA rilasciata l’anno scorso  e dissi che se si concedeva di  aumentare la produzione da dieci milioni di tonnellate all’anno a 15 milioni di tonnellate occorreva evitare di mandare in overdose d’inquinanti un quartiere come i Tamburi, il più vicino all’industria,cercando almeno di modificare la produzione ed evitando i picchi d’inquinanti. Precisai che con o senza picchi l’inquinamento avrebbe comunque provocato nocumento alla salute per cui non condividevo il rilascio del provvedimento. Criticai l’AIA perché pur attenendosi a  prescrizioni restrittive, ma neanche tanto, comunque reiterava il danno alla salute ed all’ambiente  consente comunque d’inquinare secondo parametri di legge  e per il fatto che l’immane quantità di sostanze tossiche emesse generano effetto cumulativo di cancerogeni nell’uomo o negli animali e quindi danni genotossici. 
Domani l’AIA sarà argomento di discussione della conferenza dei servizi a Roma, ora come allora  torno a ribadire che non sarà la paventata diminuzione d’inquinamento sbandierata dalla nuova AIA 2012 che potrà aiutare la salute e l’ambiente di Taranto, perché solo con la chiusura e la fine dell’inquinamento potremo avere un miglioramento in circa 15/20 anni dell’incidenza di malattie. Accade che, se nel 2006 c’era già l’aumento del 30% di tumori polmonari ed anche altri tumori tra cui quelli ematologici, il trend sarà  confermato con i dati del 2007 del registro tumori, ma resta il fatto che tali dati restano anacronistici per il presente in quanto  riferiti a 5 anni fa.
Cosa reputo doveroso fare? Bisogna essere coerenti e per me solo la chiusura dell’ILVA può procurare miglioramenti dal punto di vista sanitario ma se si vuole solo ridurre l’inquinamento concedendo l’AIA e lasciando l’industria indisturbata sul territorio si preveda almeno mediante  un Organismo capace di proiettare Taranto e provincia in un futuro sostenibile, la progettazione e realizzazione di alternative all’ILVA che comunque non sarà una realtà eterna. 
A Genova è stato constatato che l’incidenza dei tumori è calata dopo 15 anni dalla chiusura dell’area a caldo, ecco perché non serve monitorare ancora, serve risolvere il problema e quindi serve chiudere e diversificare l’economia del territorio ionico.
Per quanto riguarda i dati relativi agli inquinanti, poiché siamo in un sistema autoreferenziale di controlli, infatti  l’ARPA non riesce oggettivamente a controllare tutto,  essendoci 50/60 punti di emissione per la produzione dell’acciaio, vediamo che anche i periti si sono basati su dati che l’azienda stessa fornisce per obbligo mediante dichiarazioni annuali. Ci sono pertanto 12/14 milioni di tonnellate di emissioni totali d’inquinanti e dentro queste emissioni ci sono quantità di benzo(a)pirene in migliaia di tonnellate,  diossine in piccole quantità e poi c’è il benzene in quantità enorme, che essendo volatile non peserà molto ma comunque  è dannosissimo ovunque finisca. I periti dicono che il 95%  viaggia alto e non si sa dove va, il 5% viaggia ad un’altezza di venti metri, mentre l’1% resta tutt’attorno alla fonte di produzione, quindi quell’1% di quello che loro dichiarano di emettere, perché calcolato sulla scorta di quello che dichiarano di produrre, corrisponde a circa 200mila tonnellate di emissioni spalmate in un anno tra Taranto, Statte e Massafra, che non vediamo ma che c’intossicano e ci inquinano secondo la seguente scala: polveri sottili, che penetrano negli alveoli polmonari, poi ci sono le ultrasottili che penetrano anche nel  sangue e poi ci sono gli idrocarburi, benzene etc, che essendo particelle ancora più sottili vanno a depositarsi nel dna a livello molecolare e determinano la cancerogenesi.
Col Centro Salute ed Ambiente per Taranto, che reputo inutile, non risolviamo un bel niente proprio perché non abbiamo più bisogno di raccogliere dati; Cosa dobbiamo controllare ancora dopo le pecore abbattute, i mitili contaminati e la gente ammalata? Io ho votato contro il progetto nelle due commissioni ove sono impegnato ma chiedo ai consiglieri, almeno quelli dell’area ionica di condividere il mio ragionamento o non ne usciamo in modo costruttivo  per Taranto.
La Magistratura ha fatto già tanto e non possiamo aspettarci che dica come risolvere la situazione se dovesse chiudere l’Ilva perché è la politica che deve essere propositiva per questo, e la Magistratura ha dato già delle chance ai politici per recuperare credibilità agli occhi della gente ma non può sostituirsi  in toto a questi quindi ognuno faccia la sua parte. "
 
Dr. Patrizio Mazza 
Consigliere della Puglia per l’Italia dei Valori
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