"L'arte si nutre del nostro vissuto": intervista a Davide Ciura

-Ciao Davide, presentati ai lettori di Grottaglie24.

Un saluto a te Gabriele ed ai lettori di Grottaglie24. Mi chiamo Davide Ciura, classe 88, originario di Taranto ma trapiantato in tenera età nella "Città delle ceramiche". E' un piacere essere qui con voi.

-Come è nata la passione per la musica e qual è stato il tuo percorso musicale?

La mia passione per la musica nasce all'età di 16 anni quando una sera, osservai mio padre, violinista di professione, suonare una chitarra acustica. La chitarra attirò subito la mia attenzione, chiesi di provarla, cercando di tirar subito fuori qualcosa di musicale pur non conoscendo come funzionasse. E' stato come si usa dire un "colpo di fulmine", da quella sera non me ne sono più separato. Dopo circa un anno da autodidatta, ho poi cominciato a studiarla seriamente con diversi insegnanti (Salvatore Russo, Lello Panico, Massimo Varini, Guido di Leone, Andrea Gargiulo) spostandomi da Taranto, a Roma, a Bari e successivamente approdando in Inghilterra dove attualmente vivo.

-Ora vivi in Inghilterra giusto?

Esattamente. Da un anno e mezzo in Inghilterra: dapprima a Londra e successivamente a Birmingham. Nonostante avessi più di qualcosa da perdere in Italia (attività musicale e didattica molto avviate, affetti, comodità, etc) decisi di partire perché volevo nuovi stimoli, vivere nuove esperienze, imparare una lingua diversa: l'inglese, che ritengo essere fondamentale oggi più che mai, sia per una discorso di cultura personale, sia per gestire rapporti lavorativi (musicali e non) col resto del mondo. Sono molto contento della scelta che ho fatto, la rifarei ad occhi chiusi.

-Che rapporto hai con Grottaglie e con i grottagliesi?

Direi ottimo: ogni volta che ci torno, ho sempre piacere nel salutare tutti miei amici. Dopo oltre 20 anni vissuti lì, sento Grottaglie come una casa e non ci sarà posto nel mondo che potrà sostituire "casa".

-Grottaglie ha tanti giovani come te appassionati alla musica e con del talento, ma forse si sentono un po' stretti, hai dei consigli da dargli?

Si, concordo. Il mio consiglio è: fate un biglietto, vivete il mondo, forgiate la vostra vita senza paura di cambiare. La musica, ma più in generale l'arte, si nutre del nostro vissuto, delle nostre sensazioni, dei nostri sentimenti positivi e negativi, è un fuoco che va alimentato costantemente con nuove esperienze.

-I nuovi volti della musica italiana sembrano dividersi tra talent e musica cosiddetta "indie", anche se indie poi non è, cosa ne pensi di questi due "mondi"?

Ultimamente sono molto concentrato nel portare avanti i miei progetti e non ho il tempo necessario per approfondire adeguatamente la conoscenza di queste nuove correnti del panorama musicale italiano. Il fenomeno dei Talent è come al solito legato al "Dio denaro". I partecipanti dei talent godono della visibilità televisiva e di conseguenza non necessitano di manovre di marketing per spingerli su scala nazionale. Spendere il minimo per ottenere il massimo, quando l'edizione finisce gli artisti hanno circa un anno di tempo per far fruttare la loro popolarità e finire progressivamente nel dimenticatoio con l'inizio della nuova edizione. Una logica perversa, usa e getta, che distrugge l'arte e le persone.

-Come vedi la possibilità di far musica in Italia? Hai notato delle differenze vivendo oltremanica?

La situazione in Italia non è delle migliori: i musicisti sono poco tutelati e considerati sul piano professionale. Questo deriva da anni di cattiva politica e dalla conseguente dilagante ignoranza delle masse in materia musicale (e non solo). Basta notare come viene insegnata ai piccoli la musica nelle scuole statali: un'ora a settimana con flauto o diamonica... aiuto! Bisognerebbe orientarsi su esempi come quello della Germania, dove sin dalla tenera età si viene educati musicalmente in maniera completa e rigorosa.
Non ho idea di come venga insegnata la musica in Inghilterra, ma riesco e percepire una maggiore sensibilità nelle persone, proprio per un fatto culturale. Puoi suonare live vari generi senza doverti necessariamente relegare al pop come in Italia. Ci sono innumerevoli posti dove esibirsi, fermo restando che non è tutto oro quello che luccica: i compensi sono simili a quelli italiani con la differenza che la vita costa parecchio di più, ed hai molte meno comodità.

-Un aneddoto particolare legato alla tua vita da musicista.

Un simpatico aneddoto che mi piace raccontare, risale all'estate 2007. In quel periodo frequentavo i corsi di Umbria Jazz tenuti dagli insegnanti della prestigiosissima scuola "Berklee College of Music" di Boston. Oltre lo studio delle singole materie, noi studenti venivamo organizzati in gruppi che avrebbero preparato i brani da eseguire al saggio finale. Ricordo che stavamo preparando, tra gli altri, un brano latin-jazz del quale non ricordo il nome e nel quale dovevo eseguire l'assolo utilizzando un suono pulito, per rimanere il linea col genere. Il giorno del saggio però, in linea col mi gusto rock, al momento del solo, attivai il distorsore dando libero sfogo al mio "pensiero rock". Alla fine dell'esecuzione ero pentito di averlo fatto, mi sentivo in colpa per non aver seguito le direttive ed invece il docente mi si avvicina, mi da una pacca sulla spalla ed esordisce "Great solo man!" dicendomi poi che aveva apprezzato molto la scelta coraggiosa. Io all'inizio rimasi un secondo in silenzio abbastanza stupito della reazione e subito dopo lo ringraziai molto per l'apprezzamento.

-Qual è la tua più grande passione dopo la musica?

Sicuramente la magia. Ebbene si, sono un appassionato d'illusionismo: amo studiare ed eseguire numeri con carte, elastici, monete etc ed al tempo stesso mi piace molto disegnare, passione che porto avanti sin da quando ero bambino.

-Infine, qual è il tuo sogno nel cassetto e quali sono i tuoi progetti futuri?

Progetti futuri tanti, anzi direi troppi! Tra questi uno importante è quello di terminare il mio disco solista, che "vedrà la luce" entro la fine di quest'estate, momento in cui dovrò prendere delle decisioni importanti anche sulla base di alcune novità musicali che stanno silenziosamente prendendo forma. Il mio sogno nel cassetto è quello di suonare in una grande rock band calcando i palchi del mondo.

Perfetto, grazie Davide per la bella intervista, nonostante la distanza e, in bocca al lupo per tutto!

Grazie a te, è stato un piacere condividere un po' delle mie esperienze.

Gabriele Palumbo

"Non sono quasi mai serio, e sono sempre troppo serio. Troppo profondo, troppo superficiale. Troppo sensibile, troppo freddo di cuore. Io sono come un insieme di paradossi." — Ferdinand de Saussure

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