Movimento civico “Libera…Mente” di Grottaglie: "Le primarie della discordia”

"In un consesso, in cui niente è tanto ineguale dell'eguaglianza stessa, i voti – purtroppo (n.d.r.) – si contano e non si pesano".

Questo sembra essere, al momento, il rischioso clima culturale incombente tra i maggiorenti e i rappresentanti della politica locale di "centrosinistra", per quanto siffatta virtuale collocazione possa ancora qui significare le categorie della visione e della ispirazione sociali.

Il "centrodestra", quasi meteorologicante, da queste parti, non perviene ancora. E proprio le primarie popolari sono l'argomento della discordia.
Benché nessuno le neghi a chi le invoca, in verità, non tutti hanno voglia di celebrarle. A pochi mesi dalle elezioni amministrative comunali, a Grottaglie, giocano in campo almeno quattro orientamenti sulla delicata questione.

C'è chi, a prescindere da tutto, ritiene le primarie necessarie, per ripulire la piazza da ingombranti e inutili presenze e finalmente restituire la politica alla democrazia. C'è chi invece le ritiene un semplice strumento, da usare domesticamente all'utile fine "gattopardiano" di legittimare un finto cambiamento senza sconvolgere nulla. C'è pure chi, con opportunismo, adesso glissa ogni giudizio, nella silenziosa speranza che, con il trascorrere dei giorni, non ci siano più modo e tempo per organizzarle. Poi, c'è l'opinione raccolta per strada, che le percepisce e le descrive come l'ennesima farsa dispendiosa e non risolutiva.

Ma cerchiamo di essere precisi.

Il civismo ha chiamato le primarie da sempre, sebbene nei diversi gruppi si manifestino anche titubanze e resistenze. I partiti istituzionali tendono di massima a evitarle o vorrebbero gestirle in pieno controllo, perché tanti all'interno sono gli aspiranti contendenti, perché alcuni annunciano illustri sorprese e perché si agitano personaggi dissipanti. Gli uscenti dalla attuale consiliatura hanno qualche problema in più. Capiscono che, dopo il quinquennio, non godono di buona stima e si augurano magari di infilare le loro ricandidature comunque sia e comunque vada. I cittadini in genere sono disillusi, permangono e vagheggiano in un pericoloso qualunquismo, che, magmatico, potrebbe, in ultimo, canalizzarsi in modo imprevedibile ed emotivo.

Così l'incontro tra simili partigianerie, secondo l'antico monito citato all'inizio, potrebbe provocare addirittura uno scontro paesano, appunto, tra contraddittorie "ineguali eguaglianze". I possibili esiti sono facilmente prevedibili.

In alternativa: o delle primarie non se ne fa nulla, magari raccontando chiacchere sulle saghe di famiglia e allungando il brodo; o la logica dirimente sarà piuttosto quantitativa che qualitativa. Cioè la spunterà la partigianeria in grado di far muro con molti mattoni o di precettare, alla bisogna, il maggior numero di votanti.

Noi, per chiarire ulteriormente la nostra posizione, siamo già schierati a favore delle primarie vere e sincere, che – ripetiamo – devono essere concertate e proposte da un "Tavolo politico delle idee", paritario e non condominiale, ossia composto da attori forti per valore e non solo per proprietà di quote e per millesimi attribuiti.

Siamo altresì propensi a individuare le candidature per la prossima consiliatura comunale, promuovendo, fuori da ogni infingimento, l'ingresso dei cosiddetti "giovani apprendisti", onde innescare il ricambio e la selezione generazionali.


Certo non ci entusiasma la conta a posteriori delle crocette sulle schede, bensì ci appassiona comprendere le idee degli uomini e il loro libero giudizio.

Carmelo Antonazzo

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

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