Galiandro (SEL): "Una nuova tassa partorita da questa giunta"

«Il 3 luglio scorso, la Giunta Comunale capeggiata dal Sindaco Ciro Alabrese ha approvato una delibera (la N.273 del 2014) con la quale è stato introdotto l'obbligo della corresponsione di 500 euro giornaliere per il servizio di pulizia relativo a "manifestazioni caratterizzate da attività di pubblico spettacolo e di somministrazione di alimenti e bevande, che si svolgono su aree pubbliche".

In pratica, la fantasia dei nostri amministratori ha partorito una nuova tassa, imposta o tariffa che dir si voglia, della quale nessuno avvertiva la mancanza, e di cui si coglie solo il suo incomprensibile - quanto immotivato - aspetto "punitivo" nei confronti di chi si prodiga nella promozione turistica e culturale della nostra città. Sembrerebbe infatti di capire che, per la nostra Amministrazione Comunale, il successo di una manifestazione pubblica, organizzata da soggetti privati, lungi dall'essere meritevole di incentivazione, incoraggiamento e collaborazione, sia solo un fastidio e/o un costo per la collettività».
È quanto scrive in una nota il grupo consiliare di Sel, guidato da Franco Galiandro, che prosegue: «Un'iniziativa di successo attira gente, e la gente, si sa, sporca. Poco o nulla importa se questa gente smuove, seppur episodicamente, il sonnolento comparto del turismo locale. "Chi sporca paga", pare essere il principio guida dei nostri "eco"- amministratori. E si potrebbe pure essere tentati di dar loro ragione, se solo questo principio valesse sempre, per tutti, ed in ogni circostanza nella quale il nostro comune è chiamato a confrontarsi con l'igiene, il decoro e la pulizia della città.
Ma così non è, evidentemente, e la stretta relazione che si vuole stabilire – monetizzandola - tra chi sporca e il conseguente onere di pulizia, non vale per tutti allo stesso modo. Si prenda ad esempio l'area mercatale del giovedì, per la cui pulizia viene corrisposto lo straordinario agli operatori ecologici per ben 52 settimane all'anno, senza che sugli ambulanti gravi altra tassa se non quella dell'occupazione dello spazio pubblico! Per non parlare delle feste di partito e quelle religiose, dove pure si canta, si balla, si mangia e si beve. Perché queste situazioni dovrebbero sfuggire all'applicazione del civilissimo principio del "chi sporca paga"? Non si sa. In questi casi, infatti, al colmo della vaghezza normativa dell'atto, nel dispositivo della delibera, al punto 6, è stata introdotta una postilla che fa emergere in tutta la sua brutalità la vera "ratio" punitiva del provvedimento nei confronti di poche e ben individuabili manifestazioni, con l'esclusione di un'infinità di altre:"L'Amministrazione, in relazione all'entità dell'evento valuterà di volta in volta l'applicabilità di quanto precedentemente disposto". Un salvacondotto per gli amici e per gli amici degli amici, dunque. L'applicazione arbitraria e discrezionale di una tassa è l'ultima frontiera di una cultura (?) amministrativa da tempo sempre più insofferente al rispetto delle leggi dello Stato italiano. Insofferente talvolta per insipienza e talvolta per arroganza, ma il risultato non cambia. Il tutto poi facendo riferimento più volte ad un fantomatico "disciplinare" predisposto dagli uffici competenti, i quali, interpellati al riguardo, ne negano l'esistenza. Benissimo. Ci si trova pertanto di fronte all'applicazione di una tassa, imposta o tariffa che dir si voglia, a totale e insindacabile discrezione dell'ente locale. Ovvero, il cittadino che volesse organizzare qualcosa su uno spazio pubblico non è tenuto a sapere preventivamente, sulla base di regolamenti certi ed ufficiali, se e perché gli tocca pagare questo balzello. Sindaco, giunta, funzionario di turno, di volta in volta decideranno se la manifestazione "sporcherà" o no. Se l'evento porterà gente o no. Se l'iniziativa avrà successo o no. Semplicemente allucinante!
Infine, fatto di non poco conto, se si aggiunge anche che l'introduzione di nuove tasse è competenza esclusiva del Consiglio Comunale (art. 42, comma f - Testo Unico degli Enti Locali), l'illegittimità formale e sostanziale della delibera adottata dalla Giunta Comunale è più che palese. Perciò, bene farebbe il Presidente del Consiglio Comunale, Arch. Alfonso Manigrasso, insieme a tutti i consiglieri comunali, a stigmatizzare l'ennesimo esproprio delle competenze della massima assise cittadina da parte dell'esecutivo, a ciò sollecitando il sindaco con la sua giunta ad annullare in auto-tutela la delibera di cui si discute per ripristinare l'ìter legalmente previsto per provvedimenti di tale specie».

Ciro Piergianni

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