Lettere d’amore, da Fitzgerald a Beethoven

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Ne abbiamo conosciuto le passioni pubbliche, artistiche, ma quali parole d'amore usavano i pittori, gli intellettuali, gli scrittori? Ecco cinque lettere che mostrano il lessico privato di cinque grandi artisti e i loro turbamenti amorosi.

1. Zelda a Francis Scott Fitzgerald: "La mia bocca è tua"

Una vera "scenata d'amore" epistolare, intorno agli anni '30, questa volta tra i due coniugi-simbolo dell'età del jazz. Per Zelda, la problematicità maggiore non risiede solo nella difficoltà del rapporti di coppia, ma soprattutto nella sua malattia, che le costerà la reclusione in un ospedale psichiatrico, dove morirà a causa di un incendio, otto anni dopo la morte per infarto del marito.

"Scott, sei proprio spaventosamente sciocco – In primo luogo, non ho dato a nessuno il bacio d'addio, e in secondo luogo, nessuno è partito – tu sai, tesoro, che ti amo troppo per volerlo. Se avessi un onesto – o disonesto – desiderio di baciare solo una o due persone, lo farei – ma non potrei mai volerlo – la mia bocca è tua.
Supponi che io lo faccia – sai che non conterebbe assolutamente nulla – perché non puoi capire che niente significa niente eccetto la tua cara persona e il tuo amore? – Desidererei che ci affrettassimo e che io fossi tua, così sapresti – qualche volta quasi dispero di farti sentire sicuro – così sicuro che nulla ti potrebbe mai far dubitare come dubito io".

2. Antoine de Saint-Exupéry alla "Petit Fille": "L'unica verità della vita"
Nel maggio 1943 Antoine de Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe (di cui qui sono svelati 5 segreti), si recò ad Algeri per ricongiungersi al suo reparto francese. Lì, su un treno, conobbe una ragazza di 23 anni, un'ufficiale e autista della Croce Rossa. Sebbene fosse sposata, lo scrittore se ne innamorò, la frequentò e le scrisse per circa un anno (chiamandola petit fille, cioè: signorinella). Fu il suo ultimo amore, di cui quella che segue è una dolorosa testimonianza:

"Scopro con malinconia che il mio egoismo non è poi così grande, visto che ho dato ad altri il potere di farmi soffrire. Signorinella, dare questo potere è dolce. Vederlo usare è malinconico. Le favole sono fatte così. Una mattina ti svegli e dici: «Era solo una favola». Sorridi di te. Ma nel profondo non sorridi affatto. Sai bene che le favole sono l'unica verità della vita".

3. Frida Kahlo a Diego Rivera: "Amami un poco io ti adoro"Frida_Kahlo_jsi34-650x320

Lei studentessa, lui pittore affermato: si conoscono, si sposano, poi lui comincia a tradirla. Si perdono, per poi ritrovarsi fino alla fine, alla morte di lei, nel 1954. Ecco uno sfogo pungente di gelosia:

"Perché dovrei essere così sciocca e permalosa da non capire che le lettere, le tresche, e insegnanti di... inglese, le modelle gitane, le assistenti di «buona volontà», le allieve interessate all'«arte della pittura» e le inviate plenipotenziarie da luoghi lontani sono solo avventure, e che in fondo io e te ci amiamo moltissimo, e anche se passiamo attraverso innumerevoli avventure, porte sbattute, insulti e lamenti a livello internazionale, continuiamo ad amarci?
(...)
Amami un poco io ti adoro".

4. Elsa Morante ad Alberto Moravia: "Perdonami la mia malattia"
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Italia, anni '50. Il salotto degli intellettuali italiani è quello di Elsa e Alberto, conosciutisi a Roma nel 1936 e sposatisi cinque anni dopo. Un amore difficile, anche in questo caso per i disordini mentali di Elsa, che inquineranno il loro rapporto di coppia, sempre intensissimo e duraturo anche oltre la definitiva separazione tra i due, nel 1961.

"Caro Alberto, non riesco a dormire, e scrivo a te per dirti quello che già da molti mesi avrei dovuto dirti, e cioè che ti prego di perdonarmi il mio comportamento di questi ultimi tempi, e, soprattutto, di non credere mai che esso significhi la fine del mio grande affetto per te. Se tu sapessi il disordine della mia mente, che malgrado tutto riesco a nascondere, e l'incertezza che ho in ogni momento, l'impressione di sterilità, e aggiunta a questa la passione veramente strana e quasi inaudita per molti versi che mi è capitata, avresti pena di me più ancora di quella che hai.
Non credere che io non ti sia grata per il modo che usi verso di me e di cui mi ricorderò sempre. Sto molto male, non so se riuscirò a ritrovare un equilibrio in qualche cosa. Vorrei poter lavorare davvero, o amare davvero, e sarei felice di dare a qualcuno o a qualche cosa tutto quello che posso, purché la mia vita fosse compiuta finalmente e trovassi il riposo del cuore.
A te voglio tanto bene, un giorno capirò che sei sempre la persona a cui voglio più bene al mondo. Ma adesso perdonami la mia malattia.
Buona notte – ti bacio
[scritto trasversalmente su margine] Per 4 anni ho lavorato tanto, tanto che mi pare impossibile, e a che è servito?"

5. Beethoven all'Amata Immortale: "Il più felice e insieme il più infelice tra gli uomini"
Si chiamano "Lettere all'amata immortale", sono tre e sono state scritte redatte tra il 7 e il 9 luglio 1812. L'identità della donna per cui sono state scritte non è chiara, certo è che le lettere non sono mai state inviate. Nel film "Amata Immortale" di Bernand Rose (1994) si lascia intendere come questa "amata" in fondo non fosse altro che la musica.

"Buon giorno, il 7 luglio.
Pur ancora a letto, i miei pensieri volano a te, mia Immortale Amata, ora lieti, ora tristi, aspettando di sapere se il destino esaudirà i nostri voti — posso vivere soltanto e unicamente con te, oppure non vivere più — Sì, sono deciso ad andare errando lontano da te finché non potrò far volare la mia anima avvinta alla tua nel regno dello spirito — Sì, purtroppo dev'essere così — Sarai più tranquilla, poiché sai bene quanto ti sia fedele. Nessun'altra potrà mai possedere il mio cuore — mai — mai — oh Dio, perché si dev'essere lontani da chi si ama tanto. E la mia vita a Vienna è ora così infelice — Il tuo amore mi rende il più felice e insieme il più infelice degli uomini — alla mia età ho bisogno di una vita tranquilla e regolare — ma può forse esser così nelle nostre condizioni? Angelo mio, mi hanno appena detto che la posta parte tutti i giorni — debbo quindi terminare in fretta cosicché tu possa ricevere subito la lettera. — Sii calma, solo considerando con calma la nostra esistenza riusciremo a raggiungere la nostra meta, vivere insieme — Sii calma — amami — oggi — ieri — che desiderio struggente di te — te — te — vita mia — mio tutto — addio. — Oh continua ad amarmi — non giudicare mai male il cuore fedelissimo del tuo amato.
Eternamente tuo
Eternamente mia
Eternamente nostri "

Gabriele Palumbo

"Non sono quasi mai serio, e sono sempre troppo serio. Troppo profondo, troppo superficiale. Troppo sensibile, troppo freddo di cuore. Io sono come un insieme di paradossi." — Ferdinand de Saussure

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