Expo, film lunghi 12 anni e l'esordio da solista di Rachele Bastreghi

Il 23 aprile è stata la giornata mondiale del libro, occasione per riscoprire il piacere della lettura, piacere che non si dovrebbe mai perdere, tra poco comincerà il tanto atteso e discusso Expo 2015, per combinare le due cose quest'oggi il libro scelto è "Expo 58" di Jonathan Coe. Il film invece è qualcosa di speciale, "BoyHood", un film lungo 12 anni in cui si vive la crescita dei protagonisti sulla propria pelle, un film semplice come solo le cose complicate che tratta possono essere. Infine, il disco scelto è "Marie", l'esordio da solista di Rachele Bastreghi, la splendida voce dei Baustelle.

Jonathan Coe - Expo 58: L'Exposition universelle et internationale de Bruxelles del 1958 è il primo evento del genere dopo la Seconda guerra mondiale. La tensione politica tra la Nato e i paesi del blocco sovietico è al culmine. In piena Guerra fredda, dietro la facciata di una manifestazione che si propone di avvicinare i popoli della Terra, fervono operazioni d'intelligence in cui le grandi potenze si spiano a vicenda. Incaricato di sovrintendere alla gestione del club Britannia nel padiglione inglese è un giovane copywriter del Central Office of Information di Londra, Thomas Foley, che si trova così catapultato al centro di un intrigo internazionale di cui diventa un'inconsapevole pedina. In un fuoco di fila di esilaranti colpi di scena, il racconto corre su due binari paralleli egualmente coinvolgenti: i turbamenti amorosi del giovane Thomas e una spy story pervasa dal proverbiale umorismo di Coe.

BoyHood di Richard Linklater: Un film si aggirava nei pensieri degli appassionati di cinema. Un film che Richard Linklater ha iniziato a girare nel 2002 e finito nell'ottobre del 2013. Un film che si intitola ora Boyhood e segue la crescita di un ragazzo dai 6 anni fino all'inizio del college. I 12 anni della scuola pubblica americana, della vita a casa con i genitori. Molto semplice: la vita di un bambino che diventa ragazzo e di quelli che gli stanno intorno. Lo vediamo crescere con la madre single grintosa, una sorella di un paio di anni più grande, un padre che lo ha avuto giovane, ha fatto i suoi errori, ma ci prova: a fare musica e non rassegnarsi, e a trovare la forza di essere più responsabile. Uno spaccato di vita che si nutre di quell'immaginario americano che ormai ci è più vicino del nostro, con le famiglie che lottano, coppie che non funzionano e che hanno il diritto di riprovarci, di una seconda possibilità, l'America che ha sognato con Obama e quella che stampa in rosso le parole di Gesù sulla Bibbia, per non sbagliare, quella che studia nei community college dopo anni persi, perché ci crede ancora, e quella che passa di generazione in generazione un fucile dell'800 come fosse l'anima identitaria intorno a cui ruota la famiglia. L'America rurale, dei pick up e delle birre in lattina. C'è tutto il regista, liberal cresciuto nel conservatore Texas, che ha diretto, poche settimane ogni anno, un film molto personale. Quello di Linklater è sempre più un cinema che non si chiude negli steccati generazionali, con la maturità di chi riesce a parlare a tutti, sperimenta vie diverse, ma alla ricerca della semplicità, riuscendo a costruire una storia che dimostra la straordinaria potenza del cinema nel nutrirsi della verosimiglianza per arrivare alla verità. La forza della musica si impone con la naturalezza di un timido accompagnamento e non, come spesso accade in questi casi, con la prepotenza posticcia di una compilation anno per anno. La società intorno va avanti, tanti fatti accadono, ma in un'età come quella della crescita sono flash, immagini sullo sfondo, entrano relativamente nelle vite di questi ragazzi, impegnati in ben altro. Linklater ci risparmia poi tante tappe già viste in questo genere di film, evita il didascalico della prima volta o del primo bacio, fonde con armonia quanto non viene mostrato e quello che viene detto, con la pellicola che non fa pesare il peso tecnologico dei 12 anni di riprese. Gli anni per i ragazzi trasformano il corpo come nessun make up saprebbe riproporre, mentre agli adulti allargano i fianchi, aumentano le rughe. Due percorsi paralleli così ben amalgamati da rendere Boyhood un film imperdibile per i genitori, non solo per i ragazzi; per proiettarsi nel passato di adolescenti insofferenti alle preoccupazioni dei genitori, ma anche per mettersi nei panni di chi si preoccupa. Dopo la Before Trilogy che ha accompagnato la crescita di tanti insieme a Céline e Jesse, ora scopriamo idealmente come Jesse è cresciuto. Sì perché il giovane Mason, interpretato con grande sensibilità da Ellar Coltrane, potrebbe essere tranquillamente l'aspirante scrittore di Prima dell'alba, di cui scopriamo la formazione e la crescita, prima di prendere quel treno per Vienna. Boyhood è una semplice preghiera laica fatta di piccoli momenti di vita minuta, piena di umanità, che ci invita a credere nella libertà di essere se stessi, diversi, unici. Un film sul diritto di sbagliare e di imparare dai propri errori, genuinamente pregno dei valori e le contraddizioni su cui sono fondati gli Stati Uniti d'America.

Rachele Bastreghi – Marie: C'è un evento televisivo alla base della pubblicazione dell'esordio discografico solista di Rachele Bastreghi: la sua partecipazione a un episodio della fiction "Questo nostro amore 70", nella quale ha interpretato una chanteuse francese di nome Marie, alle prese con "Mon petit ami du passé", una canzone molto Serge Gainsbourg, resa con una teatralità vocale degna di una Milva dei tempi d'oro.
Ed è proprio nel misurato equilibrio fra pop d'autore italiano e chanson française che si regge il primo capitolo in proprio della signora dei Baustelle, per la prima volta (dopo sei meravigliosi album e una colonna sonora) priva del trademark autorale di Francesco Bianconi.
La voce che fece tremare tutti gli adolescenti italiani con "La canzone del parco" mette insieme sei tracce più uno strumentale, affidandosi anche ad un paio di cover ben fatte: "All'inferno assieme a te" è un brano del 1970 portato al successo da Patty Pravo, mentre "Cominciava così" è un pezzo del 1969 dell'Equipe 84, inizialmente pubblicato come lato B del singolo "Tutta mia la città", e poi inserito nell'album "Casa mia" un paio d'anni più tardi.
Ma è già l'iniziale "Senza essere" (scritta a quattro mani con il chitarrista dei Baustelle, Claudio Brasini) a caratterizzare l'atmosfera, con gli archi e il pianoforte grandi protagonisti. Non tarda a farsi notare, come già accaduto in "Fantasma", tutta la devozione per il lavoro di Ennio Morricone, soprattutto in "Folle tempesta", resa anche in versione strumentale in coda alla tracklist.
"Marie" è un disco elegante e mai sopra le righe, dove la disillusione per amori finiti prende spesso il centro della scena. E' una prova che promuove a pieni voti la figura della Bastreghi fra le primedonne della canzone italiana contemporanea.
Fra gli ottimi musicisti coinvolti, vanno segnalate almeno le presenze di Mauro Pagani, Fabio Rondanini (il batterista dei Calibro 35) e Sergio Carnevale dei Bluvertigo.

Gabriele Palumbo

"Non sono quasi mai serio, e sono sempre troppo serio. Troppo profondo, troppo superficiale. Troppo sensibile, troppo freddo di cuore. Io sono come un insieme di paradossi." — Ferdinand de Saussure

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