L'atteso sequel di Shining e il ritorno di David Fincher passando per l'"Egomostro"

In questa domenica di Pasqua la rubrica continua per consigliarvi un libro, Doctor Sleep, l'atteso seguito di Shining, un film, Gone Girl, il grande ritorno alla regia di David Fincher e un disco, il nuovo album di Colapesce, col suo Egomostro.

Perchè c'è sempre tempo per mettere da parte la realtà, anche tra un uovo di Pasqua e l'altro.

Auguri a tutti e buona lettura. 

Stephen King – Doctor Sleep: L'Overlook Hotel non esiste più. Raso al suolo da un incendio causato da una caldaia difettosa, l'albergo più inquietante della storia letteraria e cinematografica di tutti i tempi è ora soltanto un cumulo di cenere e macerie.
In tre sono sopravvissuti al disastro: la moglie e il figlioletto del custode ubriacone Jack Torrance e il cuoco dell'albergo, Richard Halloran. In seguito all'esplosione i due adulti hanno riportato gravi ferite, mentre il bambino, illeso fisicamente, si è ritrovato con una psiche completamente devastata.
Doctor Sleep racconta cosa è accaduto dopo quell'esperienza terribile e narra la storia di Dan, il piccolo bambino che nel film di Kubrick vagava, smarrito, per i corridoi dell'Overlook, cercando di sfuggire alla furia di Jack.
L'idea del romanzo è venuta a King dopo aver lanciato nei mesi scorsi un sondaggio dal proprio sito in cui chiedeva ai lettori se avessero preferito il sequel di Shining oppure un nuovo libro della serie Dark Tower. L'esito non ha lasciato dubbi: tutti aspettavano di conoscere la sorte del povero Dan. Da queste premesse nasce Doctor Sleep.
Nel sequel ritroviamo il bambino che, salvatosi dalla pazzia del padre, combatte ancora con i demoni della sua mente: i maledetti fantasmi dell'Overlook che continuano a tormentarlo fino a farlo cadere nell'alcool e a imprigionarlo in una forma di depressione acuta.
Questa sorta di autodistruzione si conclude quando, all'alba dei quarant'anni, Dan chiede aiuto agli alcolisti anonimi che lentamente lo riportano alla vita. In quegli anni il ragazzo decide di sfruttare il dono dello shining per curare, insieme ad un gatto dai poteri paranormali, i malati terminali di un ospizio: è il Doctor Sleep di cui parla il titolo.
Nel frattempo incontra Abra, l'altra grande protagonista del libro, una ragazzina dotata dello stesso potere di Dan, la luccicanza, e per questo inseguita da una banda di malvagi: i True Knot, vampiri dello shining alla ricerca dei bambini con questo dono per poterli uccidere e assorbirne il potere.
Non è necessario aver letto Shining per farsi inquietare dalla lettura di Doctor Sleep, questo nuovo romanzo vive da sé grazie ai diversi temi che affronta: è soprattutto un libro sulla sensibilità che diventa condanna e sulle dipendenze, famiglia in primis.
L'autore torna a parlarci dei sogni che generano mostri: Danny è costretto a fronteggiare da una parte i demoni della stanza 217 dell'Overlook Hotel, e dall'altra gli spietati True Knot. La scrittura di King è sempre avvincente e anche quando tende troppo alla suspense o al paranormale non perde mai di vista il pathos e l'aspetto umano.
La storia, che si risolve nella lotta epica tra il Bene e il Male, si sviluppa attraverso registri narrativi che fondono insieme realismo e fantasia. Alla fine della lettura il romanzo ci restituisce la sensazione che è impossibile sfuggire ai propri demoni e la consapevolezza, in parte nichilista, che nessuno è davvero innocente, nessuno si salva davvero e nemmeno al piccolo bambino che vagava con il triciclo è concesso avere una vita ordinaria.

L'amore bugiardo - Gone Girl di David Fincher: Dal film che raccontava le vicende del killer dello Zodiaco in avanti, Fincher è andato raffinando uno stile che, esteticamente, si è fatto via via più stilizzato, architettonico e ardito nella sua meticolosità tecnica e nella sua precisione chirurgica e asettica; e che al tempo stesso lavora con testarda tenacia su un cuore aperto e vibrante, che è quello di una natura umana in costante tensione tra pulsioni intime e sociali discordanti, e quindi in continua ricerca di un'identità, di un posizionamento, di una Verità.
Anche alla base di Gone Girl ci sono quella tensione e quella ricerca, ci sono le duplicità e le ombre, gli slanci e i condizionamenti sociali: c'è quella drammatica e nichilista visione del progresso individuale, collettivo e amoroso che mette di fronte all'impossibilità di rinunciare alla maschera di sé poiché sotto la maschera non c'è nulla, e il Vero, se non inconoscibile, di certo è irraggiungibile.
Fincher prende la storia di una coppia, le storie che la compongono, e le intreccia ulteriormente dopo averle frantumate, complicandone la struttura, sovrapponendo spazi e tempi perché gli unici spazi e tempi realmente percepibili sono quelli della narrazione: di sé, di un amore, di un crimine o di un film.
Così facendo disseziona identità che da singolari si fanno collettive, favorendo l'aderenza dei frammenti di Nick e Amy con quelli di noi spettatori, che in questo modo ci vediamo rispecchiati, noi e le nostre vite e i nostri amori e i nostri peccati, in una galleria di specchi che restituisce la confusione complessa del reale quanto più la distorce con gli strumenti del racconto. Perché Fincher, grande romanziere del cinema contemporaneo, non dimentica mai l'importanza della storia e dei personaggi, e rende il loro portato simbolico e metaforico subordinato a loro, e non il contrario: questo fa di Gone Girl un thriller di grande godimento, ma anche un film che ferisce e sgomenta. Perché gli orrori e le perversioni dell'animo umano che racconta han poco da invidiare a quelli di Millennium; perché l'ansia di affermazione sociale e la rapacità e la solitudine che comporta sono le stesse di The Social Network; e l'amore si dimostra altrettanto assurdo, impossibile e mutevole di quello di Benjamin Button.
L'incedere è quello amniotico, liquido di un incubo, come quello vissuto da un incredulo Nick, che si sforza di far buon viso a cattivo gioco fino al momento in cui capisce che una reazione deve arrivare e che deve essere di modi e direzioni uguali e contrarie. Fincher mostra, distanzia, avvicina, confonde le acque; sempre con un'oggettività calda e partecipe, con una raffinatezza formale che ha pochi eguali, fino a condurre il suo protagonista e i suoi spettatori nell'angolo di uno scacco matto al quale non c'è possibilità di rimedio. Se non quello di accettare l'assurdo e il crudele del mondo, viverci di fianco, stoicamente, sopportando con un sorriso forzato quando non siamo in grado di piegare, con estremi rimedi a mali estremi, a nostro vantaggio. Cercando di scrivere la nostra storia e la nostra identità nel migliore dei modi possibili.

Colapesce – Egomostro: Sono passati tre anni dall'uscita del debutto "Un Meraviglioso Declino" e la popolarità di Colapesce è cresciuta esponenzialmente. Tantissimi concerti ovunque, anche su palchi molto importanti, hanno segnato questa lunga assenza dal mercato discografico, e come spesso accade in questi casi, l'artista ha potuto permettersi di includere musicisti esperti e in alcuni casi di grande nome nel suo nuovo lavoro. Il nome di punta è il batterista Fabio Rondanini, recentemente entrato negli Afterhours, ma anche tutti gli altri musicisti coinvolti hanno alle spalle collaborazioni importanti.
Tutto questo per dire che la qualità del suono, già punto di forza del debutto, non poteva che aumentare ulteriormente. In effetti così è: queste nuove canzoni prendono sì le mosse da ciò che si trovava in quelle precedenti, ma ne rielaborano il contenuto di partenza per conferire a esso un maggior tasso di freschezza e varietà. Colpiscono soprattutto l'ampio risalto dato alla parte ritmica in diverse canzoni e un intelligente uso dei fiati e delle tastiere, che entrano nella canzone in modo più centrato e efficace. Inoltre, ancor più che nel debutto, la varietà negli arrangiamenti e nell'importanza del ruolo dei diversi strumenti non si riscontra solo tra una canzone e l'altra, ma più di una volta all'interno degli stessi brani, il tutto in modo sempre molto fluido, coerente e legato.
Tutto questo può rischiare di risultare fine a se stesso nel caso in cui le melodie e i testi non siano all'altezza. Qui, però, è tutto ben riuscito anche sotto questi importanti punti di vista. Le melodie hanno tutte la qualità necessaria per essere valorizzate dal suono: sono belle, rotonde, centrate e dopo due o tre ascolti fanno venir voglia di essere cantate, e questo vale per tutte, senza alcuna eccezione. I testi prendono la scia della qualità generale, riuscendo a trovare un linguaggio ben congegnato per far vivere con realismo all'ascoltatore le situazioni proposte senza banalità.
Ci vuole un attimo a utilizzare un linguaggio del genere per cadere in frasi vuote, ma Colapesce in questo caso ha saputo confezionare canzoni dense di significato anche dal punto di vista lirico, sfruttando finalmente in pieno tutto il proprio potenziale.

Gabriele Palumbo

"Non sono quasi mai serio, e sono sempre troppo serio. Troppo profondo, troppo superficiale. Troppo sensibile, troppo freddo di cuore. Io sono come un insieme di paradossi." — Ferdinand de Saussure

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