Dal ritorno di Baricco e dei Foo Fighters passando per La Teoria del Tutto

Questa settimana parleremo del nuovo romanzo di Alessandro Baricco, del ritorno dei Foo Fighters col loro nuovo album uscito a Novembre e del film La Teoria del Tutto. Mettetevi comodi.

Alessandro Baricco – La Sposa Giovane: Siamo all'inizio del secolo scorso. La promessa sposa è giovane, arriva da lontano, e la famiglia la accoglie, quasi distrattamente, nella elegante residenza fuori città. Il figlio non c'è, è lontano, a curare gli affari della prospera azienda tessile. Manda doni ingombranti. E la sposa lo attende dentro le intatte e rituali abitudini della casa, soprattutto le ricche colazioni senza fine. C'è in queste ore diurne un'eccitazione, una gioia, un brio direttamente proporzionale all'ansia, allo spasimo delle ore notturne, che, così vuole la leggenda, sono quelle in cui, nel corso di più generazioni, uomini e donne della famiglia hanno continuato a morire. Il maggiordomo Modesto si aggira, esatto, a garantire i ritmi della comunità. Lo zio agisce e delibera dietro il velo di un sonno che non lo abbandona neppure durante le partite di tennis. Il padre, mite e fermo, scende in città tutti i giovedì. La figlia combatte contro l'incubo della notte. La madre vive nell'aura della sua bellezza mitologica. Tutto sembra convergere intorno all'attesa del figlio. E in quell'attesa tutti i personaggi cercano di salvarsi.

La Teoria del Tutto di James Marsh: Ci sono film che ci sorprendono e altri che sono rassicuranti e prevedibili come l'orsetto di peluche da bambini. È bene subito anticipare che La teoria del tutto, storia dell'amore dello scienziato Stephen Hawking per la moglie Jane, fa parte di quest'ultima categoria. Uno di quei film che hanno fatto della ricostruzione storica accurata, di attori impeccabili e di una bella arguzia nei dialoghi, quasi un genere a sé.
Mentre lo conosciamo per i suoi studi rivoluzionari su buchi neri e big bang, oltre che per la sua disabilità che lo obbliga su una sedia a rotelle a comunicare con un sintetizzatore vocale, ne La teoria del tutto Hawking ci viene raccontato per la sua grande storia d'amore con la moglieJane. Lo incontriamo giovane studioso, ancora in salute, e indeciso sul campo di ricerche in cui impegnarsi all'Università di Cambridge. Timido, ma deciso, conquista il cuore della dolce Jane, studiosa di poesia iberica. La loro vita insieme presto viene sconvolta dall'arrivo della malattia, la sclerosi laterale amiotrofica. Un rapporto che allora si consolida ulteriormente, arriva il matrimonio, e un amore che diventa simbiosi. Con lo scorrere degli anni arrivano anche le teorie, spesso rivoluzionarie, i progressi nella sua carriera e una notorietà che lo rendono sempre più una celebrità. Una rockstar della scienza, nonché un uomo di grande umorismo. Non c'è praticamente traccia della parte professionale di Hawking, qui Marsh vuole raccontare l'amore generoso di una donna che sposa un marito giovane e forte e si ritrova con un uomo malato a cui vengono diagnosticati pochi anni di vita. Le interpretazioni sono la più piacevole conferma di questo film: non solo un Eddie Redmayne da Oscar (vinto come miglior attore protagonista), ma anche una notevole Felicity Jones nei panni della moglie. Una lotta quotidiana la loro, ma anche serena e con i figli ad allietarla, che dimostra la forza dell'amore nelle sue diverse sfaccettature. In questo corretto esercizio, spesso ridondante e poco misurato, spicca il momento in cui i due, dopo uno sforzo sovrumano lungo più di venticinque anni, si rendono conto di essere esausti. I limiti dell'amore, ben più che quelli dell'universo, sono i territori esplorati da La teoria del tutto, nel tentativo di raccontare un amore che cambia di stato, con la speranza di non gettare tutto quello che c'è stato prima in un buco nero.

Foo Fighters – Sonic Highways: Per un ragazzo che sognava di diventare un musicista e si ritrovò a suonare la batteria in una delle band più influenti degli anni 90 (i Nirvana) e nel disco fondamentale degli anni Zero ("Songs For The Deaf"), oggi non possono esistere limiti artistici. Un uomo, Dave Grohl, che in un ventennio ha avuto la capacità di forgiare una delle stadium rock band più seguite del pianeta.
Dopo sette album, i Foo Fighters non potevano certo pubblicare l'ennesimo lavoro auto celebrativo, hanno deciso pertanto di fare qualcosa di più, associandolo a una mini-serie televisiva di otto puntate (dirette dallo stesso Grohl) che narrano la genesi di "Sonic Highways".
Ma per fare un gran disco servono le canzoni, e quello che troviamo dentro "Sonic Highways", ahimé, non è esattamente il meglio del repertorio dei Foo Fighters. Tutto è scritto e suonato alla perfezione, ma appare eccessivamente studiato, senza alcuno spunto davvero memorabile.
Vi è un diluvio di mainstream rock, gradevole e spedito, ma quasi mai lanciato davvero a briglie sciolte, che quasi mai assume le sembianze del frutto di una verace garage band quale i Foo Fighters vorrebbero dimostrare di essere.
Otto canzoni, per otto città, per otto documentari, per otto ospiti, per l'ottavo album dei Foo Fighters, sviluppato percorrendo in lungo e in largo le autostrade soniche degli Stati Uniti, con in copertina una metropoli immaginaria ricostruita con alcuni simboli dell'architettura americana, dallo Space Needle alla Statua della Libertà. "Sonic Highways" è un progetto con una forte idea caratterizzante di fondo e per questo sarà ricordato nel tempo, ma stavolta c'è molto più da discorrere del contorno che non della musica.
Se vi piace il rock di matrice classica, magari ben fatto, sufficientemente rassicurante e con canzoni canticchiabili, fra questi solchi sarete senz'altro a vostro agio. Se invece dal rock oggi continuate a pretendere spunti sbalorditivi e trame oblique, beh, non fa per voi.

Gabriele Palumbo

"Non sono quasi mai serio, e sono sempre troppo serio. Troppo profondo, troppo superficiale. Troppo sensibile, troppo freddo di cuore. Io sono come un insieme di paradossi." — Ferdinand de Saussure

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