Alimentazione: un salto nel passato

Oggi cari lettori vi introdurrò nel meraviglioso mondo dell'alimentazione. A chi non piace mangiare? Sfido chiunque di voi a non mangiare per un giorno, due giorni o addirittura una settimana! Risulta abbastanza difficile quasi impossibile.

Ciò di cui mi occuperò oggi è un qualcosa che, con l'andare del tempo, ha avuto un ruolo sempre più superficiale: L'importanza di mangiar bene! L'alimentazione non solo assume un ruolo fondamentale nella nostra vita ma può contribuire o essere persino causa di alcune malattie o disturbi alimentari di cui potrebbe essere affetto l'essere umano.
Esperienze non piacevoli, insomma, nel peggiore dei casi, persino mortali.

In tutto ciò io non farò altro che presentarvi queste miriade di disturbi alimentari, da quelli meno gravi a quelli più gravi, in modo tale da conoscere approssimativamente cosa tutti noi rischiamo quotidianamente assumendo determinati alimenti. Ma non solo, comunicherò per ogni articolo delle esperienze di vita vissuta, delle prove con annessi risultati effettuate da persone, delle esperienze e delle recensioni di chi vive sulla propria pelle tali di disturbi, semplici ricette sane, genuine e gustose e infine ma non per ultimo delle chicche che potrebbero rivelarsi molto importanti in vista dell'arrivo della fatidica prova costume.

Iniziando con l'argomento alimentazione, potrei comunicarvi i tratti storici partendo dai tempi più antichi, come si è evoluto il mondo dell'alimentazione ma questo lo lascio per le prossime serie di articoli.

Ciò che farò oggi sarà raccontarvi una piccola esperienza grottagliese svoltasi circa 50 anni fa quando il cibo aveva molta più importanza: quando il cibo scarseggiava e non si vedeva l'ora di mangiare determinati cibi ma data la mancanza di denaro non si poteva far altro che attendere le festività o altre occasioni per poter mangiare un qualcosina in più.

"Ai tempi antichi, i miei ogni mattina c'era il lattaio che passava ogni giorno fra le case e riempiva le scodelle con le quantità di latte corrispondenti agli spiccioli lasciati nella scodellina, posta al di fuori dalla porta o finestra della propria abitazione, in attesa di essere riempita".

(Da notare la fiducia che si riponeva l'un l'altro lasciando del denaro fuori la propria abitazione)

"Alcuni ragazzini di noi che svolgevano questo piccolo lavoro, se ne inventarono una delle loro. Una volta venduto e versato il latte corrispondente afli spiccioli, che successivamente, venivano consegnati al signore di cui si dipendeva, il lattaio avente la restante parte del latte per guadagnar qualcosa in più, escogitò un metodo infallibile. Allungava la restante parte del latte furtivamente con dell'acqua e continuava, senza alcun problema, il suo giro di vendite con gli annessi guardagni Il ricavato, ora tutto per lui, rappresentava una vera e propria conquista, un vero e proprio regalo che di solito, non si teneva mai per sé, ma si condivideva con altri, famgiliari, amici o chi sia. (Raggiunti amici, famigliari o altri lì si decideva cosa farne.) Noi decidemmo di andarci a fare: una "marsigliese" (panino che si mangiava una volta, ricollegabile alla michetta o rosetta) cu na fetta di mortadella <e cce ti manciae, sulu cu lu vitive e sintive ti binchiave>".

Un po' di acquolina in bocca raccontando questa piccola storiella, confesso mi è pur venuta e sarà venuta anche a voi. Ma il fine per cui io ho deciso di raccontare tutto ciò è ben preciso. Questo piccolo vissuto ha lo scopo di far risaltare quanto, nei tempi antichi si aveva molto, molto poco e quel poco aveva molta più importanza rispetto al troppo che possediamo oggi. L'alimentazione contrassegna da sempre la vita di ognuno di noi, ma come dice il buon proverbio della nonna grottagliese e non: "Lu troppu stroppia".

Come non darle ragione? Proprio così, un tempo si mangiava davvero poco per le ragioni che un pò tutti sappiamo, non esisteva tanto di cui cibarsi e quel che vi era aveva un costo che non tutti potevano permettersi, non vi era neppure tanto denaro quindi ci si accontentava di ciò che si aveva. Accontentandosi si viveva bene e a lungo.

Mentre attualmente, con l'avvento della modernità e di conseguenza con la possibilità di aver tutto e subito si è persa l'importanza delle cose semplici, sane e gustose. Si preferiscono i cibi spazzatura nonchè dannosi ai cibi salutari per l'organismo umano. Non ci si sazia e non ci si accontenta mai. Si è sempre alla ricerca di un qualcosa in più, di quel qualcosa che potrebbe influire negativamente sulla nostra salute, di quel qualcosa che potrebbe cotribuire al malessere della nostra persona.

Cosa fare per contrastare tutto ciò? Semplice. Basta solo ripescare dal passato il peso e l'importanza che un tempo possedeva il cibo, quel poco a disposizione e riflettere sulle azioni che tutti noi compiamo abitualmente.

Non sprechiamo cibo, consumiamone quel che basta al nostro organismo per vivere, nutriamoci di quel che madre natura, gratuitamente e altruisticamente ci offre. Guardiamo gli alimenti di oggi con quegli occhi pieni di gioia che possedeva un bambino quanto aveva davanti a sé "nu panettu di pane coto" o una "marsigliese cu na fedda di mortadella" mangiati solo quando si aveva la possibilità, raramente.

Non sprecare, mangiare quanto basta e nutrirsi di cibi sani e genuini. Questa formula per contrastare tanti disturbi alimentari o addirittura malattie. Questa la formula ideale per vivere sani e a lungo. 

Ultima modifica ilDomenica, 15 Marzo 2015 21:38
Marialucia Magazzino

E' così difficile descrivere ciò che si sente quando si sente che si esiste veramente, e che l'anima è un'entità reale, che non so quali sono le parole umane con cui possa definirlo.

Fernando Pessoa

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