Ezio Bosso

"La musica è una magia, non a caso i direttori d'orchestra hanno la bacchetta, è una fortuna che condividiamo".


Ezio Bosso è un grande pianista, compositore e direttore d'orchestra torinese, la cui genialità ha spaziato nei campi più disparati della musica, andando da composizioni classiche per le grandi orchestre sinfoniche, da camera o solistiche,a colonne sonore per il cinema, il teatro e la danza. Ha sperimentato anche la musica con ritmi contemporanei.
Ezio Bosso ha iniziato a studiare musica intorno all'età di quattro anni. Ha imparato a leggere lo spartito prima ancora di imparare a leggere e scrivere la nostra lingua.
A 14 anni divenne un membro degli Statuto come bassista. Lasciò il gruppo solo tre anni dopo per dedicarsi unicamente alla musica classica.
A soli 16 anni debutta come solista mentre compone già musica per il teatro e per la danza.
Si è esibito nelle più importanti stagioni concertistiche come solista, direttore d'orchestra o in formazioni da camera.
Nel 1999 compone per il suo primo lungometraggio "Un amore" di Gianluca Maria Tavarelli.
Nel 2003 ha firmato la colonna sonora di "Io non ho paura" per Gabriele Salvatores con il quale lavorerà e comporrà in seguito anche per "Quo Vadis baby?" e per "Il ragazzo invisibile".
Negli anni successivi Ezio Bosso sarà direttore ospite di prestigiose orchestre in tutto il mondo.
Nel 2011 subisce un operazione al cervello, per l'asportazione di una neoplasia che lo ha precipitato in "una sorta di buio".
Dopo l'intervento è stato colpito da una malattia autoimmune (SLA). Aveva disimparato la musica, ha dovuto riapprendere tutto ma non si è mai arreso.
"A un certo punto avevo perso tutto, il linguaggio, la musica: la ricordavo, ma non la capivo. Suonavo e piangevo, per mesi non sono riuscito a far nulla. La musica non faceva parte della mia vita, era lontana, non riuscivo ad afferrarla. Ho scoperto così che potevo farne a meno. E non è stato brutto. È stato diverso, è stata un'altra esperienza. Ho imparato che la musica è parte di me, ma non è me. Al massimo, io sono al servizio della musica".
Nel 2013 un famoso violoncellista Mario Brunello gli scrive chiedendo di incontrarlo. Nasce così tra i due un'intensa collaborazione musicale e una profonda amicizia.
Nonostante le sue infinite composizioni, il suo primo disco ufficiale da solista esce nel 2015. Disco intitolato "The 12th Room" che spiega così:
"Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all'ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell'ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente.
E' una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai.
Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia".
Durante la seconda serata di Sanremo 2016 Ezio Bosso è salito sul palco su di una sedia a rotelle facendo commuovere tutti gli italiani.
Si è esibito con Following a bird, un brano estratto dall'album.
La musica è una «una fortuna» ma anche la sua forza, l'antidoto contro la malattia.
Ezio Bosso sul palco di Sanremo lancia un messaggio di grande valore. Cosa ci insegna la musica? La musica educa ad ascoltare.
"io penso che noi non siamo una linea dritta, ma noi siamo dodici stanze, nell'ultima ricordiamo la prima perchè sapete quando nasciamo non la possiamo ricordare perchè non vediamo appena nati, ma la ricordiamo e siamo pronti a ricominciare, e quindi siamo liberi".

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