David Bowie: l'uomo che cadde sulla Terra

David Bowie, cantautore e attore, morto dopo 18 mesi di lotta contro il cancro, il 10/1/2016 all'età di 69 anni.


Una delle voci più originali e singolari nel mondo del rock & roll per quasi cinquant'anni, Bowie ha fatto del mistero, della ribellione e della curiosità i tratti distintivi della sua musica. Sempre imprevedibile, l'artista camaleontico, icona della moda, ha vestito molti panni nella sua vita. Ha iniziato come un dissidente astronauta del folk-rock, è poi diventato un alieno glam-rock, androgino, dai capelli arancio (con il nome di Ziggy Stardust), poi un maestro del funk, ben vestito e con gli occhi azzurri (Thin White Duke), poi ancora un art rocker amante delle droghe (con gli album di Berlino), poi ancora un hit-maker della new-wave, un hard rocker, un entusiasta techno e un impressionista jazz.
Nel frattempo, ha creato hit da classifica come Space Oddity, Changes, Fame, Heroes, Let's Dance e Where Are We Now?, tra le altre. Di conseguenza, il suo impatto sul mondo della musica è stato enorme.
Bowie è nato con il nome di David Robert Jones l'8 gennaio 1947 in un sobborgo di Londra.
Ha iniziato a suonare il sassofono a 13 anni, ha frequentato una high school per studiare come artista commerciale. Quando ha iniziato a concentrarsi sulla musica, ha suonato con gruppi dai nomi tipo the King Bees, the Manish Boys e Davey Jones and the Lower Third. Ha preso lo pseudonimo di Bowie, dal nome di un coltello, al fine di evitare confusione con il cantante dei Monkees, Davy Jones.
Con Space Oddity nel 1969, la cui drammatica title track racconta la storia dello sfortunato astronauta Major Tom, ha avuto la sua prima hit. Ogni Lp realizzato ha svelato un nuovo aspetto della sua genialità. L'anno successivo, con The Man Who Sold the World, ha sperimentato con la psichedelia e nel 1971 ha fuso il pop-rock con l'arte e la sperimentazione in Hunky Dory.
È stato nel 1972 con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, però, che ha definito il suo stile. Grazie al ruolo della rock-star perdente, ha innovato il suo look più glam, amplificato nei suoi show dal vivo, molto teatrali. Tutt'altra cosa rispetto all'idealismo hippie degli anni Sessanta con cui ha avuto successo, Ziggy era sfacciato e arrogante, e il personaggio ha funzionato appena Bowie lo ha presentato al pubblico.
È stata una trasformazione breve, però, visto che Bowie sarebbe scomparso nel mondo di Berlino, sperimentando sempre di più con la musica e con le droghe. Iniziando con Low, del 1977, che abbinava l'art-rock con un minimalismo ambient, il cantante si è confrontato con suoni acidi ed epici, sostenuti dalla collaborazione con Brian Eno. L'album contiene la hit Sound and Vision e ha dato il via ai suoi album successivi, Heroes di quell'anno e Lodger, con il successo di Boys Keep Swinging.
Negli anni ottanta è ritornato con un nuovo interesse nel mondo della musica più radiofonica, con una numero uno raggiunta in U.K. grazie a Ashes to Ashes, che prosegue la storia di Major Tom e la hit Fashion.
Nel 1983, ha pubblicato Let's Dance, co-prodotto da Nile Rodgers degli Chic. La collaborazione, che comprende anche la chitarra di Stevie Ray Vaughan, ha partorito i singoli Let's Dance, China Girl e Modern Love. Dopo queste, è arrivata la hit Blue Jean, dall'album Tonight dell'anno successivo. Bowie ha raggiunto per l'ultima volta il numero uno nella classifica U.K. con la cover di Martha and the Vandella, Dancing in the Street, in duetto con Mick Jagger.
Bowie ha cambiato il suo stile musicale ancora nel 1993, con la pubblicazione dell'elettronico Black Tie White Noise. Ha flirtato con il mondo industrial con Outside del 1995, e l'anno dopo è stato indotto nella Rock and Roll Hall of Fame dell'ex Talking Heads, David Byrne. Ha collaborato poi con Trent Reznor nell'album del 1997, co-prodotto da Brian Eno, Earthling, ed è poi tornato al rock con l'album del 1999 Hours.
Il cantante ha avuto un attacco cardiaco nel 2004 e da quel momento ha abbandonato i tour dal vivo, nonostante abbia fatto alcune apparizioni occasionali con, tra gli altri, Arcade Fire e David Gilmour. Ha fatto la sua ultima salita su un palco nel 2006, in un duetto con Alicia Keys.
Nel 2013, Bowie ha pubblicato un nuovo album dopo circa dieci anni, The Next Day, che ha raggiunto il numero uno in U.K. e numero due negli States.
Due giorni prima della sua morte, il cantante ha pubblicato Blackstar, nel giorno del suo compleanno. L'album riflette il camaleontico interesse dell'artista per il jazz e per l'hip-hop.
Il tempo raccontato attraverso le canzoni. Da sempre, fin dagli albori della sua carriera. Odissee nello spazio. Sogni a occhi aperti in ere lontane. L'uomo che vendeva il mondo, l'uomo che cadde sulla terra. E poi il rock&roll, gli eroi e i perdenti là fuori, come quelli cantati da Lou Reed. Una storia terrena, reale. Sempre immersa nel presente. Mai troppo indietro, mai troppo avanti. La tempistica scelta da David Bowie per le proprie rappresentazioni musicali: ecco, questo è stato forse il suo più grande capolavoro.

Era tutto preparato perché diventasse la colonna sonora della sua partenza? Le sceneggiature dei video? I testi delle canzoni? David Bowie ha chiesto al regista Johan Renck di rappresentarlo alla fine dei suoi giorni?
Il video di Lazarus è uscito il giorno prima in cui l'album Blackstar è arrivato. Lazarus come Lazzaro. David Bowie avvolto nelle bende, lo sguardo coperto di garze, due bottoni al posto degli occhi. Disteso su un letto, il bianco quasi totale. È un ospedale? Poi, la voce: "Guardate qui, sono in paradiso. Ho cicatrici che non possono essere viste, ho dramma, non possono essere rubati. Tutti mi conoscono adesso". Ma non è vero, nessuno conosce David Bowie. "La mia morte aspetta tra le tue braccia, le tue cosce, le tue dita fredde che chiuderanno i miei occhi. Ma non parliamo del tempo che scorre", cantava in La mort di Jacques Brel annunciando al pubblico la scomparsa di uno dei suoi alter ego, Ziggy Stardust, nel 1973. Ora è diventato davvero irraggiungibile, evanescente. Di nuovo in fuga dalla gabbia, verso chissà quale dimensione.

Cira Cavallo

La musica esprime ciò che è impossibile da dire e su cui è impossibile tacere

Victor Hugo

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