Sulle note di Faber

Fabrizio De Andrè, conosciuto anche col nomignolo Faber, datogli dall'amico Paolo Villaggio, nacque nel 1940 a Pegli (Genova), da una modesta famiglia borghese. Si rifugiarono in campagna nel periodo della guerra e subito dopo tornarono in città dove Fabrizio iniziò i suoi studi.

Abbandonerà il suo percorso universitario a soli sei esami dalla laurea in giurisprudenza per dedicarsi ad altre letture (letteratura russa e francese e alcuni pensatori anarchici).
Durante gli studi universitari cresce sempre più il suo amore per la musica, successivamente studierà prima violino e poi chitarra. Nella sua musica verrà fuori il suo pensiero anarchico, come in "Amico fragile", dove condanna la borghesia di non essere capace di andare oltre le proprie abitudini e di saper parlare solo di ciò che è la loro stessa vita. Egli si ribella anche all'inutilità della guerra come si può notare nella "guerra di Piero", racconta di un uomo, incapace di uccidere, che viene a sua volta ucciso. Al contempo parlerà di quella Genova lontana dal mondo borghese. Scriverà di bordelli, prostitute, emarginati e ribelli biasimandoli attraverso il suo sentimento di pietà, parlandone in modo poetico. Sarà in seguito definito un "poeta per tutti". Ad oggi i suoi testi li troviamo in antologie scolastiche di letteratura. Mauro Pagani, dice ascoltandolo, che solo quella e quella parola da lui usata all'interno del brano è quella più adatta ad essere usata. Non mancherà nella sua musica una certa ironia verso preti, giudici e forze dell'ordine. Già nell'adolescenza vedremo un De Andrè che preferirà frequentare ambienti poco consoni alle sue origini. Questo farà nascere conflitti col padre, con il quale per tutta la vita avrà un rapporto di odio-amore. Questo rapporto si accentuerà durante il rapimento in Sardegna con la seconda moglie, Dori Ghezzi. Da questo rapimento verrà liberato solo quando il padre pagherà il riscatto.
In un intervista, sostiene di aver copiato una buona metà della canzone "le foglie morte" di Jaques Prevert per poter superare la prova d'esame alla SIAE di Roma.
Nel 1964 scrive la canzone di Marinella, con la quale avrà poi un grande successo quando sarà reinterpretata da Mina. Fabrizio a proposito di Marinella dice "ho cercato di addolcirle la morte", presentandoci infatti, un evento di cronaca, mascherato da un carattere fiabesco. Ci racconta la storia di una prostituta giovanissima, uccisa e buttata in un fiume non appena conosciuto il vero amore, identificato in un re "senza corona e senza scorta". Fabrizio evidenzia come, il suo innamorato, continua a cercarla non accettandone la morte, dicendo "e lui che non ti volle creder morta bussò cent'anni ancora alla tua porta".
Verso la fine degli anni '80 egli fa le sue prime esibizioni in pubblico, grazie all'insistenza e le proficue offerte da parte dell'impresario teatrale Sergio Bernardini. De Andrè infatti dichiarava di essere "allergico" al pubblico e di patirne un "timore oscuro". Grazie a Sergio Bernardini e al whisky, metterà da parte questa sua paura, ma questa sarà proprio una delle cause della sua successiva dipendenza dall'alcool.
Fabrizio muore l'11 Gennaio 1999 all'istituto dei tumori a Milano, solo un mese prima del suo cinquantanovesimo compleanno.

"...pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra..."
(Fabrizio De Andrè, Amico Fragile)

Ultima modifica ilDomenica, 15 Marzo 2015 17:34
Cira Cavallo

La musica esprime ciò che è impossibile da dire e su cui è impossibile tacere

Victor Hugo

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