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Quante volte avete cercato e spesso trovato notizie contrastanti sull'Ebola? Quanta paura avete del virus? E quanto c'è di vero di quanto viene scritto? Come ci si fa a difendere dal virus? Come si fa a capire se qualcuno ha contratto il virus? C'è da preoccuparsi realmente per noi e la nostra regione? Nell'articolo che segue vi verrà spiegato tutto ciò che di interessante e concretamente importante per noi e per la nostra salute c'è da sapere sul virus Ebola, buona lettura.

Che cos'è il virus Ebola?

Il virus dell'Ebola, appartenente alla famiglia dei Filovirus è tra i patogeni più virulenti conosciuti attualmente e provoca una malattia che presenta un quadro di febbre emorragica e shock settico con un tasso di letalità intorno al 50 %.

Dove e quando "nasce" il virus Ebola?

L'Ebola è apparsa la prima volta nel 1976 in due focolai contemporanei: in un villaggio nei pressi del fiume "Ebola"(da cui nasce il nome del virus) nella Repubblica Democratica del Congo, e in una zona remota del Sudan. L'origine del virus non è nota, ma i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), sulla base delle evidenze disponibili, sono considerati i probabili ospiti del virus Ebola. Attualmente, esattamente il 23 marzo 2014, però, l'OMS ha pubblicato il suo primo comunicato su un nuovo focolaio di Ebola virus della malattia (EVD), che ha avuto inizio nel dicembre 2013, sulla costa atlantica dell'Africa occidentale, in Guinea successivamente diffusosi in numerosi paesi dell'Africa Occidentale.

Perché il virus si è diffuso così rapidamente in questi paesi?

La maggior parte dei casi negli esseri umani si sono verificati a seguito di trasmissione da uomo a uomo, a causa ovviamente delle "condizioni igienico sanitarie" scarse, cioè per la mancanza di informazione e rigidità nel controllare i sistemi di prevenzione utilizzati.

Perché allora anche molti "sanitari" che operavano in quelle zone si sono ammalati?

Gli operatori sanitari sono particolarmente a rischio per l'infezione da Ebola, ed infatti rappresentano un quarto dei casi nelle epidemie precedenti. Questo accade perché essi non possedevano attrezzature di protezione personale (equipaggiamento adeguato) o comunque non applicavano correttamente misure di prevenzione e controllo delle infezioni durante l'assistenza. Con l'aumento della gravità della malattia aumenta l'infettività, e di conseguenza si alza il rischio di infezione tra gli operatori sanitari.

Ma come si trasmette il virus Ebola?

L'Ebola si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. In Africa, l'infezione è avvenuta attraverso la manipolazione degli scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi della foresta e istrici infetti trovati malati o morti o catturati nella foresta pluviale. Nelle zone a rischio è importante ridurre il contatto con gli animali ad alto rischio, non raccogliere animali morti trovati nelle foreste o manipolare la loro carne cruda. Una volta che una persona sia entrata in contatto con un animale infetto da virus Ebola e abbia contratto l'infezione, questa può diffondersi all'interno della comunità da persona a persona. L'infezione avviene per contatto diretto (attraverso ferite della pelle o mucose) con il sangue o altri fluidi corporei o secrezioni (feci, urine, saliva, sperma) di persone infette. L'infezione può verificarsi anche in caso di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati. Invece è importante ricordare che comunque il rischio di contagio per chi abita o ha viaggiato nelle zone è estremamente basso a meno che vi sia stata esposizione diretta ai liquidi corporei di una persona o di un animale contagiato, vivo o morto. Nel corso di un focolaio, quelli a più alto rischio di infezione sono: gli operatori sanitari, i familiari o altre persone a stretto contatto con le persone infette, le persone in lutto che hanno contatto diretto con i corpi dei defunti, come parte di una cerimonia funebre.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito spesso parlare di arrivo dell'Ebola per via degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste, c'è da preoccuparsi?

Il controllo all'arrivo degli immigrati deve e sicuramente è molto rigido inoltre la malattia ha un'incubazione di 21 giorni, quindi coloro che imbarchiamo sui nostri mezzi militari al centro del Mediterraneo non possono averla. Chi l'ha contratta nei paesi "caldi" si presume, quindi, che muoia addirittura prima o durante il viaggio e comunque, il migrante che mostra i sintomi viene subito messo in isolamento. Va SOTTOLINEATO che un contatto casuale in luoghi pubblici con persone che NON mostrano segni di malattia non trasmette Ebola. NON si può contrarre la malattia maneggiando denaro o prodotti alimentari o nuotando in piscina. Le zanzare non trasmettono il virus Ebola. Il ministro Lorenzin ricorda che da Aprile sono state attivate tutte le procedure necessarie nei porti e negli aeroporti per esaminare casi potenzialmente a rischio, per gli aerei c'è un "check" già a bordo.

Quindi, quali sono i sintomi più frequenti e quale la terapia , se esiste?

L'Ebola è una malattia virale acuta grave, spesso caratterizzata dalla comparsa improvvisa di febbre, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, esantema, insufficienza renale ed epatica e in alcuni casi, emorragie sia interne che esterne. Il periodo di incubazione o l'intervallo di tempo dall'infezione alla comparsa dei sintomi è tra i 2 e i 21 giorni. Il paziente diventa contagioso quando comincia a manifestare sintomi, non è contagioso durante il periodo di incubazione. Una precoce terapia di supporto con la reidratazione ed il trattamento sintomatico ha dimostrato il miglioramento della sopravvivenza seppur non vi è ancora nessun trattamento che ha dimostrato di neutralizzare il virus, ma una serie di trattamenti immunologici e farmacologici sono in fase di sviluppo.

Cosa succede se qualcuno "guarisce dall'Ebola"?

Benché buona parte della copertura mediatica della recente epidemia di Ebola si sia focalizzata sulla conta delle vittime, qualcosa è passato quasi inosservato: i sopravvissuti, ed i soggetti apparentemente immuni. In genere si presume che i sopravvissuti siano immuni al ceppo dal quale sono stati infettati, ma non è chiaro se l'immunità si estenda anche agli altri ceppi, o se sia duratura. Come accade con la maggior parte delle infezioni virali, i pazienti guariti avranno anticorpi anti-Ebola nel loro sangue. I soggetti sopravvissuti sono comunque di grande interesse per la ricerca, ma lo sono ancor di più quelli che dopo aver contratto l'infezione non sviluppano alcun sintomo, l'identificazione di queste persone potrebbe consentire il loro reclutamento per compiti che aiutino il controllo della malattia, il che consentirebbe di non esporre al virus soggetti che non siano immuni.

Ultima modifica ilGiovedì, 26 Marzo 2015 19:37
Riccardo Monsellato

Ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze, e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri. I suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri.

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