Embargo francese e rischio “effetto domino”

Mentre nelle campagne di Oria si è dato il via al taglio degli ulivi colpiti dalla Xylella, continua ad avanzare la minaccia esercitata sulla nostra economia dall'embargo francese.


Se, da un lato, numerosi sono gli ambientalisti, e in generale gli amanti della nostra terra, che si stanno scagliando contro la drastica decisione dell'Unione Europea di abbattere i nostri ulivi, dall'altro, numerose sono le iniziative volte a contrastare la decisione d'Oltralpe.
A questo punto vale la pena di capire cos'è l'embargo e quali conseguenze è in grado di scatenare ai danni della nostra economia.
L'embargo è una barriera artificiale di carattere non tariffario: pur non traducendosi nella corresponsione di un tributo alle autorità locali, produce, infatti, lo stesso effetto economico di una barriera tariffaria, ossia contribuisce ad imbrigliare il libero svolgimento degli scambi internazionali.
Le ragioni alla base di una siffatta restrizione possono essere varie (di carattere economico, di sicurezza nazionale, di politica estera ecc.). In generale, gli embarghi vengono aboliti dopo alcuni mesi o anni, quando lo Stato che li ha imposti non li ritiene più opportuni o perché si sono rivelati inefficaci; in alcuni casi vengono mantenuti per decenni, come l'embargo degli Stati Uniti nei confronti di Cuba che dura ormai dagli anni Sessanta.
Nel nostro caso, la Francia ha imposto l'embargo su 102 specie vegetali a rischio Xylella.
Per capire cosa rischiano le nostre imprese e, di riflesso, l'economia italiana riportiamo quanto osservato dal presidente della Confederazione Italiana Agricoltori, Dino Scanalino: "Si tratta di una decisione presa unilateralmente da uno Stato Membro al limite delle regole comunitarie che rischia di innescare un pericoloso effetto domino che andrebbe ad aggravare una situazione già difficile. Ecco perchè, ora più che mai, bisogna tenere alta l'attenzione per evitare possibili reazioni a catena e ingiustificati allarmismi nei confronti delle spedizioni pugliesi di altri prodotti. Anche perchè l'export della Puglia verso la Francia di uva, agrumi, alberi da frutto, pomodori, piante aromatiche, frutta tropicale vale circa 40 milioni di euro e rappresenta il 14% del totale nazionale. Se poi si aggiungono anche le colture agricole non permanenti (inclusi i cereali) e le piante vive, il valore supera i 60 milioni di euro. Un patrimonio agricolo strategico che non può essere messo a rischio e che deve essere difeso con forza nelle sedi opportune."

Ultima modifica ilMercoledì, 15 Aprile 2015 10:04
Mariaconcetta Calzolaio

Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili (Pitagora)

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