Tfr in busta paga? No, grazie!

Inauguriamo la rubrica con una novità della legge di Stabilità 2015: l'anticipo del Tfr in busta paga o Quir (QUota Integrativa della Retribuzione).


La nuova modalità di fruizione del trattamento di fine rapporto sarebbe dovuta partire lo scorso 1° marzo: da quella data i lavoratori dipendenti del settore privato, con almeno sei mesi di anzianità, avrebbero potuto richiedere, per un periodo di 3 anni, l'accantonamento Tfr maturato direttamente in busta paga.
Prima di scoprire qualcosa in più è bene sottolineare che il termine di entrata in vigore non è stato rispettato: nonostante il parere favorevole del Consiglio di Stato, manca ancora la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e l'apposito accordo-quadro stipulato dal ministro dell'Economia e delle Finanze e da quello del Lavoro con l'Abi.
Quando tutto sarà pronto i lavoratori del settore privato, con esclusione di domestici ed agricoli, potranno utilizzare il Tfr maturato in tre diversi modi:
1. richiedendolo in busta paga;
2. lasciandolo in azienda;
3. destinandolo ad un fondo pensione.
Scegliere la prima alternativa significherebbe evidentemente godere di un immediato aumento della retribuzione netta mensile. Tuttavia, tale opzione potrebbe tradursi in una scelta penalizzante per il lavoratore.
Tralasciando tutti i calcoli del caso, possiamo condividere le conclusioni degli esperti del settore secondo cui, nella stragrande maggioranza dei casi, la soluzione più conveniente per il lavoratore è la n. 3, ovvero destinare il Tfr ad un fondo pensione.
Scegliendo quest'ultima alternativa, infatti, il Tfr netto spettante in sede di pensionamento sarebbe più elevato rispetto a quello risultante negli altri due casi.
Quindi, ricapitolando:
• l'unica alternativa in grado di garantire un immediato aumento della retribuzione netta mensile è quella dell'anticipo Tfr o Quir;
• nel lungo termine, e dunque all'atto del pensionamento, considerando tutte le rivalutazioni e le tassazioni a cui lo stesso Tfr dovrà essere in ogni caso sottoposto, l'alternativa economicamente più conveniente per il lavoratore è quella che prevede lo stesso Tfr destinato ad un fondo pensione in quanto gli garantirebbe una prestazione maggiore.
Ma chiedere l'anticipo del Tfr comporterebbe svantaggi non trascurabili anche nel breve termine: se, infatti, aumenta la retribuzione aumenta anche l'imposizione fiscale e se aumenta il reddito complessivo aumenta il rischio di perdere una o più prestazioni sociali agevolate.
Pensiamo, ad esempio, alle rette scolastiche/universitarie, alle esenzioni, alle prestazioni sanitarie e al nuovo bonus bebé: per l'accesso a tutti questi benefici il proprio ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non deve superare una certa soglia e tale soglia potrebbe essere superata proprio a causa dell'anticipo Tfr richiesto.
Ovviamente quelle esposte sino ad ora sono solo considerazioni di carattere generale che vanno rapportate alla propria situazione tenendo conto di tutte le peculiarità del caso.
E' consigliabile affidarsi ad esperti del settore che sappiano dare seri e concreti pareri su..."i soldi degli altri".

Mariaconcetta Calzolaio

Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili (Pitagora)

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