No alla città dei No

Si è svolta a Taranto, venerdì 1 agosto 2014, una manifestazione di protesta contro la deindustrializzazione dell'area Jonica.

Il corteo, radunatosi intorno alle ore 8:00 nella zona antistante il piazzale del Molo Sant'Eligio, era composto da imprenditori e lavoratori delle maggiori imprese operanti nell'indotto industriale di Taranto, coinvolto ormai da un processo di crisi inarrestabile che ha portato alla chiusura di diverse aziende e sta mettendo a rischio il posto di lavoro di migliaia di operai di Taranto e provincia. I manifestanti, sostenuti alla partenza dal fragore dei clacson di decine e decine di trasportatori in crisi anche loro per il drammatico ridimensionamento di commesse, hanno percorso il lungomare della città vecchia, attraversato il ponte girevole e verso le ore 11:00 sono arrivati sotto il Palazzo della Prefettura. Una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto di Taranto che per circa un'ora ha ascoltato con attenzione le ragioni della protesta ed ha assicurato il suo sostegno per cercare di risolvere il problema. Durante la manifestazione ci sono stati due momenti di tensione quando alcuni gruppi ambientalisti ed associazioni impegnate in difesa dei diritti, della salute e qualità della vita di Taranto hanno indirizzato cori e slogan di protesta verso il corteo. La manifestazione si è conclusa verso le ore 12:00 senza incidenti e danni a persone o cose. E questa è la cronaca di quanto avvenuto, una mattinata però che vista sotto una chiave di lettura più completa evidenzia un problema: la mancanza di dialogo, confronto e collaborazione. Da un lato gli imprenditori e i loro dipendenti che se non si creano nuove opportunità di lavoro e non si consente di far crescere e sviluppare l'area industriale tarantina saranno inevitabilmente costretti a ridimensionarsi, nel caso migliore, o a chiudere. Dall'altra la popolazione di Taranto che ha subito per più di quarant'anni una politica industriale indifferente verso le problematiche ambientali, di salute e di compatibilità con il territorio. Dall'altra ancora le istituzioni e gli organi di vigilanza e controllo, spesso indifferenti o assenti nei confronti di molte delle questioni che negli anni hanno schiacciato l'industria tarantina e compromesso l'ambiente. Ma veramente industria, ambiente e salute sono elementi incompatibili tra loro o si può produrre acciaio, cemento, raffinare petrolio e trasformare i rifiuti in energia e materia prima senza che l'ambiente e la salute delle persone ne sia compromessa. La risposta è si, la tecnologia, le risorse umane e le capacità imprenditoriali della nostra terra posso sicuramente garantire una crescita industriale nel rispetto dell'ambiente. Per fare questo però bisogna essere tutti uniti: imprenditori, operai, cittadini, politici ed istituzioni. Bisogna con urgenza confrontarsi e non scontarsi, discutere i problemi sotto tutti i punti di vista per organizzarsi ed insieme raggiungere un unico obiettivo: lavoro e salute nella nostra terra. Tra i lavoratori che venerdì hanno manifestato c'ero anch'io, 51 anni, una moglie e due figlie da mantenere, costretto dopo più di 16 anni a lasciare un'azienda schiacciata da un grave dissesto finanziario nella speranza che venerdì ha accomunato tutti i manifestanti: garantire alle loro famiglie un presente ed un futuro dignitoso in un ambiente non inquinato.

Ultima modifica ilLunedì, 04 Agosto 2014 11:19

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