Immigrati e Grottaglie, la verità: passato, presente e futuro In evidenza

Sappiamo bene che il nostro popolo non si interessa di un problema fino a quando non ne è direttamente coinvolto; così, non appena un manipolo di immigrati è approdato nella nostra tranquilla e dormiente cittadina, i nostri concittadini si sono sprecati in commenti e supposizioni usando come piattaforma di diffusione i Social Network.

 

Leggendo, questa è l'idea che mi sono fatto: ieri sono giunti a Grottaglie circa 200 capi di bestiame, marchiati a fuoco con la scritta “Untori” in quanto portatori di malattie e pestilenze. Gente senza rispetto alcuno per il prossimo, giunti da noi per derubarci, occupare gli ultimi posti di lavoro disponibili e convertirci tutti al loro culto religioso.

Dopo aver letto tutto ciò, devo ammettere che ero un po' impaurito mentre mi recavo al Palazzetto dello Sport “Sant'Elia” per constatare personalmente questa triste e terrificante realtà. Giunto sul luogo prima di avventurarmi all'interno del Palazzetto (che a quanto pare è divenuto un incubatore di virus letali) mi sono soffermato a parlare con l'Assessore alle Politiche Sociali Aurelio Marangella per chiedere come mai queste persone fossero state portate proprio nella nostra Grottaglie nonostante la loro pericolosità.

Con mia grande sorpresa l'Assessore mi ha prospettato uno scenario totalmente differente da quello immaginato: a quanto pare, questi essere umani (non sono bestie), sono giunti nella nostra cittadina a causa di un inaspettato arrivo di circa 2500 unità sulle coste tarantine dove le strutture predisposte non erano pronte per l'accoglienza di un tale numero di persone. A tal proposito è stato deciso di trasferire una parte degli immigrati in provincia dove, su ordine del prefetto, sono state approntate nel giro di poche ore delle unità di crisi per l'accoglienza.

Il Comune di Grottaglie ha fatto la sua parte e lo stesso Assessore Marangella ha organizzato e diretto l'unità locale composta da medici, forze dell'ordine e parti sociali facendo fronte alle spese necessarie assegnando i primi appalti per la fornitura del materiale richiesto. “Ecco siamo alle solite, a pagare siamo sempre noi cittadini” penso erroneamente prima di essere smentito dallo stesso Marangella: i soldi verranno rimborsati dallo Stato Italiano il quale a sua volta prende questi soldi da un particolare fondo messo a disposizione dalla Comunità Europea.

Quindi facendo due conti e pensando in termini prettamente economici, questa breve visita dei nostri amici africani ha portato solo un'entrata economica alle realtà locali che hanno provveduto alla fornitura dei servizi e materiali richiesti... chi l'avrebbe mai detto!

Ma questo sicuramente non è nulla in confronto al pericolo di diffusione di pestilenze mortali dove viene messa in pericolo la vita dei nostri figli. A rispondere è ancora Marangella asserendo che le persone giunte nella nostra città sono assolutamente sane e la loro condizione di salute è stata accertata da un duplice controllo: il primo è stato effettuato sulla nave della Marina Militare italiana subito dopo il salvataggio che li ha condotti a Taranto ed il secondo una volta giunti sulle coste tarantine. Il controllo è stato eseguito in entrambi i casi ad opera di esperti in malattie infettive, dermatologi e immunologi.

Quindi, nessun rischio di malattie infettive!

Lasciato l'assessore al suo lavoro mi sono soffermato ad osservare ciò che accadeva fuori dal palazzetto per capire se queste persone, dai più definiti invasori, fossero dei criminali da cui stare alla larga o meno; lo scenario che mi si è prospettato, ancora una volta mi ha sorpreso specialmente nel notare l'attenzione maniacale che avevano nel tenere in ordine l'ambiente occupato, raccogliendo anche i rifiuti che erano visibilmente stati lasciati nell'aiuole da molto tempo ad opera di alcuni concittadini poco rispettosi per l'ambiente in cui vivono.

Una volta constatato di avere a che fare con persone civili ho deciso di avventurarmi all'interno del palazzetto e saggiare, a mio rischio e pericolo, la situazione. Una distesa di materassi da campeggio si prospetta dinanzi ai miei occhi, alcuni sono stati accatastati uno sull'altro per permettere di eseguire due tiri a canestro. L'entrata è costeggiata da uno spazio allestito dalla Protezione Civile e dai volontari per la distribuzione di acqua e viveri mentre qua e la ci sono piccoli capannelli di persone che discutono tra loro. Uno di questi mi incuriosisce e mi avvicino per cercare di capire di cosa parlino. Sono disposti dinanzi ad una grande cartina dell'Italia affiancata da un cartellone scritto a mano che indica le tratte ferroviarie per raggiungere il nord Italia.

A quanto pare non hanno alcuna intenzione di restare a Grottaglie e, a quanto pare, nemmeno in Italia, per i più il loro obiettivo è quello di raggiungere i loro parenti residenti nel nord Europa.

Abbiamo sfatato un altro mito: non sono venuti qui per lavorare in Alenia!

Effettivamente il loro sbarco in Italia per quanto possa sembrare illegale è eseguito nel pieno della legalità. Arrivano nel nostro Paese con lo status di Rifugiato Politico poiché provenienti da Nazioni in cui sono presenti guerre e dittature. Questo status permette loro di circolare in qualsiasi nazione in quanto a regolamentarlo non è una legge italiana ma un trattato internazionale.

Scrollatomi di dosso ogni paura e pregiudizio, decido di intervistare uno di loro e, chiedendo in giro se ci fosse qualcuno che parla inglese, mi viene presentato un ragazzo gambiano che parla sicuramente un inglese migliore del mio. Riporto qui la trascrizione e traduzione dell'intervista.

Ciao, il mio nome è Vincenzo, sono un reporter di un giornale online della città di Grottaglie, posso farti qualche domanda?

Piacere di conoscerti, il mio nome è Ali Daffeh.

Da dove vieni?

Provengo da Banjul, una città della Gambia.

Quanti anni hai?

Sembro più giovane ma ho 22 anni.

Cosa facevi prima di venire qui?

Ero uno studente. Frequentavo la scuola di secondo grado.

Quando è iniziato il tuo viaggio?

Il viaggio è iniziato circa due mesi fa, dalla mia città ho raggiunto le coste libiche per poi attraversare il mare per giungere in Italia.

Parlami del viaggio in barca?

Sicuramente rischioso. Abbiamo viaggiato in una barca che poteva contenere al massimo 10 persone ma noi eravamo 130. Potrai immaginare che la paura di morire in mare era tanta.

Quanto ti è costato questo viaggio?

All'incirca 2000 euro. Circa € 800 per arrivare in Libia e € 1200 per attraversare il mare.

Perché scappi dal tuo Paese?

Nel mio Paese vige una Repubblica Presidenziale e chi non è concorde con l'idea del Presidente rischia seriamente la vita. Mio zio è un esponente politico e solo per questo io rischio di morire.

Conosci qualcuno in Italia?

Si, ho dei parenti a Milano e degli amici a Roma.

Pensi di raggiungerli?

Si, vorrei ricongiungermi a loro e ricominciare la mia vita senza la paura di poter morire da un giorno all'altro. Voglio pensare ad un futuro, avere un lavoro onesto e farmi una famiglia.

Com'è stata l'accoglienza ricevuta?

Meravigliosa. Il popolo italiano è molto accogliente. I militari che ci hanno tratti in salvo sono stati gentilissimi e una volta giunti qui la gente del posto ci ha portato vestiti e scarpe permettendoci di cambiarci e avere un abbigliamento decente.

Se potessi parlare ai grottagliesi cosa diresti?

Grazie! Siete un popolo fantastico e generoso.

 

Ultimata l'intervista, ci salutiamo con una calorosa stretta di mano e con un “In bocca al lupo” per il futuro. E' stata indetta una riunione nel palazzetto dal responsabile dell'associazione Babele il quale spiega a tutti che domani saranno trasferiti a Crotone in una struttura maggiormente accogliente e dignitosa.

Congedatomi da quel posto torno a casa per raccontarvi ciò che ho visto ma qualcosa non mi è ancora chiaro: come mai tanta generosità da parte del popolo italiano nei confronti di questa gente? E' strano, considerando che anche noi non vertiamo in condizioni strepitose; così continuo la mia indagine, questa volta sul web.

Con mio grande stupore scopro che noi siamo stati un grande popolo di migranti e numeri alla mano in poco meno di un secolo ben 23milioni di italiani si sono recati all'estero per trovare lavoro o una vita migliore. Confrontati con i 5 milioni di immigrati arrivati in Italia negli ultimi 30 anni penso che non possiamo proprio lamentarci.

Ma a quanto pare noi eravamo diversi da loro in quanto ci comportavamo bene e non toglievamo nulla a nessuno. Anche su questo avrei qualche dubbio considerando il fatto che noi abbiamo esportato nel mondo ed in particolare in America (vedi Little Italy), un vero e proprio stile di vita il quale racchiudeva in se tanti aspetti positivi ma altrettanti aspetti negativi.

E che dire dei sussidi che percepiscono una volta arrivati in Italia?

Ancora una volta una notizia falsa; questi contributi vengono dati alle strutture ricettive che ospitano gli immigrati e quindi, si tratta di un beneficio economico per le aziende italiane.

E se qualcuno si lamenta per il fatto che sbarcano tutti al sud vi farà piacere sapere che nel meridione si ferma solo il 2% degli immigrati che scelgono di restare in Italia.

Per finire vorrei ricordare a tutti che il fatto di avere la fortuna di esser nati nella parte migliore della Terra non ci dà nessun diritto di proprietà: il Mondo è di tutti!

Ultima modifica ilGiovedì, 12 Giugno 2014 00:16
Vincenzo Quaranta

Editore del portale di informazione online Grottaglie24.it

Umiltà, quella bassa, dolce radice, dalla quale tutte le virtù celestiali hanno origine.

Tommaso Moro

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