Annicchiarico (PD): "Su Call Center di Grottaglie rabbia e preoccupazione"

Rabbia e preoccupazione.


Sono questi i sentimenti che ci animano dopo aver appreso, soltanto poche ore fa, che anche nel nostro Comune è stato scoperto un call-center che - se dovessero essere confermati i fatti - era diventato un vero e proprio sinonimo di sfruttamento. Ragazze e ragazzi raggirati senza scrupoli, come se per qualcuno "fare l'imprenditore" debba significare, semplicemente, trasformare il lavoro in una merce senza valore. E questo, nonostante la collaborazione con grossi marchi internazionali come Fastweb e H3g che avevano commissionato la vendita dei loro pacchetti per la telefonia fissa e mobile.
Bene ha fatto la Segreteria Provinciale della Slc-Cgil, alla quale diverse lavoratrici si sono rivolte, a denunciare questa situazione.


L'emergenza è sempre la stessa, creare lavoro. E i dati nazionali sulla disoccupazione giovanile del Giugno scorso (700.000 ragazzi tra i 15 e i 24 anni) sono più che allarmanti. Ci sono diversi modi per rispondere alla crisi e rendere più competitive le aziende, ma certamente nessuno di questi contempla una "flessibilità" così spinta da rasentare l'affarismo e la speculazione sulla pelle dei lavoratori protagonisti della vicenda, ai quali era stato chiesto di utilizzare persino i loro telefonini personali per effettuare le chiamate e contattare i potenziali clienti.


La verità è che a volte ci concentriamo di più sulle grandi questioni, come il "tormentone" estivo dell'art 18 dello Statuto dei Lavoratori, ma finiamo col perdere di vista quel che accade a pochi passi da casa nostra. La moltiplicazione esponenziale dei contratti fintamente "flessibili" ha creato il più grande serbatoio di precarietà mai visto, e tutto a carico dei giovani. Adesso si vorrebbe completare l'opera rendendo più liberi i licenziamenti per i neo assunti.


Ma anche questa piccola, triste vicenda grottagliese, dimostra che una maggiore produttività non si ottiene pagando meno i lavoratori e cancellando con un colpo di spugna diritti e tutele.
Al contrario, si ottiene investendo in formazione, tecnologie, innovazione e coinvolgendo le forze sociali in una strategia di sviluppo. E una nuova economia non può essere frutto di un decreto ministeriale ma di una visione che la politica dovrebbe ricominciare a coltivare, insieme a un nuovo patto tra capitale e lavoro a tutti i livelli, compresi quelli territoriali.


Noi siamo per i diritti minimi da garantire a tutti e riteniamo ragionevole prevedere l'introduzione di un "Contratto unico a tutele crescenti" che abbia la piena e integrale applicazione dello Statuto dei Lavoratori, dopo un periodo di prova sino a tre anni di durata. Una volta terminata la prova, se ci sarà l'assunzione a tempo indeterminato, l'azienda potrà godere anche di uno sconto sul costo del lavoro che abbia carattere strutturale.


Se vogliamo discutere del lavoro del futuro, cominciamo a farlo seriamente.

Carmelo Antonazzo

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

Email: [email protected]

Devi effettuare il login per inviare commenti

Log In or Sign Up