Alenia a corto di manodopera: assume 100 romeni In evidenza

In questo periodo di profonda crisi economica e sociale, dove la disoccupazione giovanile è ai massimi storici e la globalizzazione è oramai un dato di fatto; la concorrenza nelle sue varie forme è sempre all'agguato e il terrore della concorrenza dei Paesi dell'Est Europa a basso costo oramai è una realtà che sta sfociando in una vera e propria intolleranza, mettendo KO le varie realtà autoctone.

Quello che sta avvenendo a Grottaglie è in un certo senso la materializzazione di quell’incubo. Anche se la direttiva Bolkestein (formalmente direttiva 2006/123/CE) relativa ai servizi nel mercato europeo comune c’entra poco o nulla. Nello stabilimento grottagliese, però, dall’inizio del 2014 lavorano un centinaio di interinali rumeni. Chiamati da Alenia Aermacchi per far fronte a picchi di produzione in modo da rispettare i tempi di consegna dei componenti della fusoliera per il Boeing. L'Alenia fa sapere che si trattano di operai specializzati, la cui manodopera non è facile reperire in tempi stretti a Grottaglie o in Puglia. Questa pratica di chiamare operai specializzati non della zona non è la prima volta che accade specialmente nella cittadina jonica dove a settembre dello scorso anno altre 200 unità sono state reclutate nello stabilimento grottagliese e 37 nello stabilimento foggiano, per far fronte alla presunta carenza di personale dell'Azienda. Questo non accade solo in Puglia ma anche nello stabilimento di Venegono, in provincia di Varese, dove una settantina circa di operai e tecnici rumeni furono assunti con contratto di lavoro interinale. A Grottaglie però il caso assume importante rilevanza, non solo per i lavoratori assunti ma anche perchè lo stabilimento di Grottaglie è la punta di diamante, essendo dedicato esclusivamente al Boeing 787 Dreamliner, di cui a Grottaglie si costruisce la fusoliera. Ovviamente, nessuno discrimina i lavoratori rumeni, anche perchè in quanto facente parte dell'Unione Europea possono tranquillamente circolare in Europa e in Italia al pari degli italiani stessi. La vicenda però non viene mandata giù dai sindacati e da alcuni dirigenti che hanno notato un calo di produttività; in quanto lo stabilimento è sorto grazie ai finanziamenti della Regione Puglia, finanziamenti europei e cofinanziamento italiano e si è sviluppato anche grazie ai contratti di programma stipulati con la Regione Puglia. Partendo da questo presupposto, è possibile che in una regione con il 20% di disoccupazione giovanile si cerchino lavoratori all'estero? In tutto questo la Regione ne è al corrente? Perchè non ci si attrezza per formare giovani disoccupati per far fronte alla mancanza di manodopera visto che c'è molto lavoro da fare per almeno altri vent'anni? Lo stabilimento Alenia non era nato con lo spirito di portare sviluppo e occupazione in terra ionica? E allora perchè quelle poche assunzioni vengono celate da agenzie interinali che in maniera vaga indicano l’azienda? (come società del settore metalmeccanico della provincia di Taranto) Perchè il Comune non provvede ad avvisare la cittadinanza con dei bandi e/o cartellonistica? Non è una forma di razzismo. Intendiamoci. Nulla contro i rumeni. E' assolutamente fuori logica far venire dall'Est Europa manodopera che può essere reclutata direttamente in loco dove ci sono giovani che con non poche difficoltà cercano sui siti internet un’opportunità di lavoro magari a due passi da casa senza necessariamente spostarsi fuori, o in alcuni casi all'estero. Secondo il sindacato autonomo le cause andrebbero cercate all’interno di un sistema di gestione dell’azienda “incapace di raggiungere seriamente gli obiettivi prefissati, a cominciare dalle decisioni che riguardano i processi primari di realizzazione del prodotto, dalla scarsa valorizzazione delle risorse umane, fino alla totale indifferenza sulle questioni che ogni giorno emergono in vari reparti dello stabilimento in merito all’organizzazione e gestione del lavoro”.

In tutto questo la politica tace.

Carmelo Antonazzo

Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

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