La scuola che vorrei

Alla scuola spetta il compito di inserire l'allievo dentro la storia e dentro la cultura di un borgo, di una città, di una nazione e del mondo intero. (Vittorino Andreoli da “Lettera a un insegnante”)

Sette buoni consigli per avvicinare un bambino alla lettura

Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati ad agire, ad entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove azioni molecolari.
Non diversamente una parola gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passivamente alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.

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Il mondo autistico: una sguardo oltre la sindrome

Il 2 aprile si è svolta la giornata mondiale dell'autismo e data l'importanza dell'argomento vi illustro i principali aspetti di questa sindrome partendo da un'esperienza di un'insegnante di sostegno:
“Il canale privilegiato tra me e A. è sempre stato di tipo grafico-iconico. Non mi riferisco solo alle classiche sequenze operative che aiutano l'autistico a pianificare la propria giornata o, nell'ambito di una stessa attività, le fasi di esecuzione di un compito. Facendo tesoro dell'unico omino che A. è stata in grado di riprodurre intorno al terzo mese del primo anno di scuola primaria, ho tentato di guidarla nell'acquisizione dello schema corporeo mediante un progressivo arricchimento di particolari e dovuti accorgimenti nella giuntura degli arti. A lungo andare è comparso anche il cappello, un cono con un pon pon giallo; successivamente capelli stilizzati, tre da un lato e tre dall'altro, poi gambe e braccia di forma allungata. A. ha impiegato tre anni per studiare i miei disegni. Le ho riprodotto un'infinità di soggetti, dai personaggi delle fiabe a quelli dei cartoni, tanto che ad un certo punto è stato difficile anche per me capire quali fossero i suoi personaggi preferiti, soprattutto nel momento in cui, nominandoli, pretendeva che io li riproducessi a bacchetta, altrimenti…panico! In estate la crisi più significativa per lei, una specie di conversione: “No mare!”, proprio lei che adora nuotare e che batte il record di nove ore ininterrotte in acqua. E per cosa? Per tornare a casa, tra fogli e computer, e cominciare a disegnare una serie interminabile di immagini, talvolta anche stupende oltre che bizzarre: mostri, principesse, animali, i mitici Sonic e Suchi-Pack, Mario, Ben Ten, i Teletubbies, i romantici Wall-e Eve col robottino Mo. Immaginate che incubo per me non riuscire inizialmente ad esaudire la sua richiesta quando, con decisione e caparbia, mi metteva la penna in mano e mi diceva “Mo!”. Ma chi è Mo? E mo che faccio? Ho dovuto fidarmi della sua pronuncia spesso chiara e inequivocabile, altre volte un po' farfugliato, per attivare il motore di ricerca multimediale, scoprire l'esistenza di mondi a me sconosciuti, studiarli nei minimi dettagli per riprodurli a memoria. Oggi A. è in grado di disegnare anche cento soggetti al giorno, colorarli e ritagliarli. I volti femminili si caratterizzano per una variegata composizione delle pupille, capelli lisci, ricci, raccolti, sciolti, con fermagli colorati, elastici, corone, cappelli, bandane. Per non parlare dei vestiti, sempre elementari nella struttura ma decorati. Rimane avventata l'attaccatura delle dita alle braccia, riconducibile spesso alle ali di alcuni personaggi piumati dei cartoni animati. Sapevo già che osservare aiuta a imitare, poi a riprodurre e personalizzare, dal disegno alla scrittura alla parola, sino al comportamento. Ho lavorato sulle abitudini 'più care a me', nel senso che mettere a posto un banco, tenere in ordine uno spazio, sfogliare con soddisfazione un quaderno variopinto, scrigno di una storia unica, testimonianza di una crescita lenta ma visibile, poter sorridere tra quelle pagine ricordando momenti vissuti, ritrovando spunti per nuove idee, oltre che una mania autistica, può e deve essere una sana abitudine.”

(Graziana Conteduca – Educare alla diversabilità. Un'esperienza con un'alunna autistica)

L'autismo è una grave patologia che rientra nella categoria dei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo. Le caratteristiche che riscontriamo nella sindrome autistica sono relative all'interazione sociale, alla comunicazione verbale e a quella non verbale e al repertorio delle attività e degli interessi. In molti casi si ha la presenza di ritardo mentale e di epilessia.

Come riconoscere la patologia?
I principali sintomi sono:

  • Isolamento dal mondo esterno e rifiuto del contatto con gli altri, soprattutto visivo.
  • Disturbi di linguaggio che possono variare da una assenza totale della parola ad un linguaggio non finalizzato nelle conversazioni.
  • Assenza di interazione con gli altri
  • Assenza di gioco simbolico
  • Stereotipie ossia ripetizioni di movimento come il dondolio o altri gesti che vengono eseguiti inconsapevolmente
  • Routine giornaliera che tende a creare una immobilità in tutto ciò che lo circonda.

Tutti questi sintomi devono essere un campanello d'allarme ma non possiamo ridurre l'analisi e decretare una patologia solo da questi sintomi e vi spiego il perché.

Quali sono le cause dell'autismo?
Attualmente le cause della sindrome autistica sono state riscontrate a livello fisiologico ma esistono diverse ricerche scientifiche che hanno rintracciato delle disfunzioni genetiche e disturbi nelle aree cerebrali. Seppur si stanno compiendo numerosi studi ancora non siamo arrivati alla definizione certa e stabile dell'etiologia dell'autismo.
Tralasciando le varie congetture che si possono sviluppare intorno a questa sindrome la riflessione che ho fatto e che condivido con voi è proprio questa: i bambini autistici seppur diversi per comportamenti e atteggiamenti dai bambini normodotati (come siamo abituati a chiamarli) sono bambini con un potenziale inimmaginabile. Dietro l'autismo si nasconde un mondo inesplorato, forse riservato a pochi eletti, l'importante è cercare in qualsiasi modo di entrare in contatto con loro, provando molteplici chiavi fino ad arrivare a scovare quella giusta per aprire quella porta che mette in relazione il nostro mondo con il loro.

Perché tutti si sforzano a
penetrare in un mondo così folle come il mio
un caso classico come il mio però
fornisce certo materiale intelligente a esperti
e campioni dilettanti
(Sellin, 1993)

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La scuola è mia, tua, sua e nostra

Cari lettori,

mi rivolgo a voi che per sbaglio state leggendo questa pagina, voi che intenzionalmente spinti dalla curiosità vi state avventurando nella conoscenza di un mondo quale quello della scuola che, se pur lontanamente o in prima linea, tutti coinvolge ed ha coinvolto.

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