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Impariamo a distinguere l'utile dall'inutile, il vero dal falso nella medicina del XXI secolo.

Allergia alla marijuana, leggenda o verità?

Le allergie alla cannabis sono state anche oggetto di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica francese La Revue Francaise d'Allergologie realizzato da quattro ricercatori del Dipartimento di Allergologia, Immunologia e Reumatologia presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Anversa, in Belgio. I ricercatori si sono concentrati in particolare sulla 'Cannabis sativa' (insieme alla 'Cannabis indica' una delle due specie note come 'marijuana') scoprendo che la pianta può causare rinite allergica (raffreddore allergico), congiuntivite, eruzioni cutanee e sintomi asmatici se fumata, inalata o masticata.

Di racconti e leggende sulla cosiddetta "allergia da THC" abbondano. Tale reazione è caratterizzata da un rash cutaneo pungente e rosso, spesso accompagnato da una lieve e moderata irritazione delle vie respiratorie (con tosse e starnuti), e occasionalmente si rileva tra coloro che lavorano a stretto contatto con la pianta coltivata, ma più spesso può causare rinite e congiuntivite nei soggetti suscettibili.

Fino ad ora infatti, questo tipo di esposizione (aerea) è scongiurata (almeno in Italia) per via dell'illegalità della produzione, ma da poco partirà la coltivazione da parte dell'esercito anche nel nostro paese per uso terapeutico e chissà se non sorgeranno nuovi casi di allergie.

Pare che anche l'ingestione delle proteine della canapa possano portare ad una reazione allergica nei soggetti predisposti quale vomito ma a parte un allergene nella polvere di proteine ​​ di canapa stessa, nei suddetti casi può trattarsi di cattiva conservazione, contaminazione o ingredienti aggiunti (quali la clorella).

La sensibilizzazione pare sia attivata sia dal contatto con le piante maschili, sia da quello con le piante femminili

Procedure di analisi immunologica hanno indicato come responsabile la proteina LTP (lipid transfer protein): Le LPT, come suggerisce il nome, sono responsabili del trasferimento di lipidi o altri acidi grassi attraverso le membrane cellulari, e sono spesso implicate in allergie alimentari gravi. Ulteriori ricerche hanno messo in evidenza una proteina isolata quale allergene della cannabis, chiamata Can s 3dai ricercatori.

Sembra che l'unico modo con cui possa essere diagnosticata la sensibilità sia un test cutaneo.

 

 

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"Non provatelo a casa": guardare ma non cucinare, se non vuoi...

Pasta al forno, arrosti, torte e dolci: chi si cimenta in cucina per emulare cuochi e provare le ricette proposte sul piccolo schermo rischia di ingrandire il proprio girovita, con un aumento di peso di addirittura 5 chili. Stessa sorte spetta a chi si arma di grembiule e mestolo per seguire le ricette postate sui social network come Facebook e Instagram. Lo dimostra un curioso studio statunitense della Cornell University pubblicato sulla rivista Appetite.

I ricercatori hanno monitorato le abitudini in cucina di 500 persone tra i 20 e i 35 anni, valutando attentamente la fonte da cui erano solite prendere ispirazione per le loro ricette. Gli stessi hanno scoperto che coloro i quali sperimentavano le ricette proposte dai programmi televisivi avevano un indice di massa corporea più alto, e in media pesavano 4-5 chilogrammi in più rispetto a chi seguiva le ricette suggerite da amici e parenti, oppure quelle apprese da giornali e scuole di cucina.

Come difendersi,dunque, dall'ondata di programmi di cucina che invadono ogni giorno qualsiasi canale televisivo 24 ore su 24? Semplice: basta guardare senza cucinare. Si è visto infatti che coloro che seguivano le trasmissioni solo per divertimento non hanno aumentato il proprio indice di massa corporea.

La ragione reale, ci spiegano nello studio, sta ovviamente nell'opulenza dei piatti che vengono proposti: le ricette televisive «non sono tra le più salutari in circolazione – sottolinea Brian Wansink, direttore del Food and Brand Lab dell'università di Cornell – e soprattutto ci incoraggiano a preparare grandi porzioni di cibi poco nutrienti». Un po' quello che accade pure sui social network come Facebook e Instagram. Questo ci induce a pensare che questo tipo di piatti siano la normalità e non magari l'eccezionalità di una giornata particolare.

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Pulizie di primavera? 8 consigli che aiutano la salute

Qualche settimana fa ci siamo occupati delle allergie ai pollini, una delle concause che può scatenare o aggravare questa è proprio quella di non rispettare le condizioni igieniche necessarie a eliminare gli allergeni presenti nelle nostre case (soprattutto polvere e acari): basta seguire poche e semplici regole per avere una casa a prova di allergia, al riparo da acari, peli e muffe che possono scatenare raffreddori e altri fastidiosi sintomi respiratori.

Guerra alle muffe. Mantenete la casa asciutta riducendo il tasso di umidità: deumidificatore, dunque, e ad altri piccoli accorgimenti, come quello di togliere subito gli indumenti bagnati dalla lavatrice.

Occhio agli acari. Ricoprite i materassi e i cuscini con fodere anallergiche e scegliete mobili fatti con materiali che non attirano la polvere (come vinile, legno, metallo o pelle). Da evitare assolutamente gli articoli con imbottiture.

Cura dei mobili. Effettuate una regolare pulizia delle superfici su cui possono depositarsi acari e allergeni (moquette, librerie etc...). Evitate inoltre l'accumulo di carta, utilizzate i contenitori previsti per i rifiuti, e non ostruite le grate dei condizionatori.

Stagionale manutenzione di condizionatori e deumidificatori. Nei filtri e nei condotti degli apparecchi possono annidarsi acari, polveri, muffe, allergeni di varia origine responsabili di numerose allergie e problemi respiratori.

Non esagerare con i detersivi. La qualità dell'aria degli interni può essere influenzata da alcune sostanze presenti nei prodotti per la pulizia, come disinfettanti, detergenti, sgrassanti, lucidi per mobili, che possono rilasciare sostanze chimiche irritanti. Dopo l'uso, arieggiate bene i locali.

Attenzione ai nostri amici animali. E' importante ridurre la forfora degli animali domestici. Se possibile, lavate gli animali una volta alla settimana per rimuovere gli allergeni dal loro pelo.

Attenzione agli scarafaggi. Le uova e gli escrementi di questi insetti possono scatenare l'insorgenza di allergie. Per prevenire il problema bisogna eliminare regolarmente i residui alimentari in cucina e conservare gli alimenti in contenitori ermetici.

Note sulla Tecnologia. Fate attenzione alla presenza di numerosi apparecchi elettronici (specie se funzionanti ad alto voltaggio) negli ambienti dove si trascorre molto tempo: possono comportare l'emissione di campi elettromagnetici e ozono tali da determinare, a volte, effetti sul comfort e sulla salute.

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Barba si o barba no? Hipster fa tendenza ma…

Secondo i ricercatori dell'Unversità di Aston, nel Regno Unito, infatti, si nasconderebbero fra i peli così come nello sporco e nel cibo colonie di migliaia di batteri. Usando le mascherine chirurgiche come una rete per catturarli: al censimento, pubblicato sulla rivista Anaesthesia, sono risultati più numerosi quelli in caduta libera dal volto degli uomini barbuti, 20 mila batteri in più rispetto a chi preferisce la rasatura perfetta e alle donne.

 Se avere o meno la barba esponga, quindi, a maggiore rischio di infezioni è però ancora poco chiaro e il parere degli esperti è contrastante. Secondo alcuni la barba sarebbe un veicolo di scambio di batteri tra le persone al contatto fisico, ad esempio attraverso il bacio, e intrappolerebbe anche lo sporco, soprattutto in alcune circostanze, come un naso che cola per il raffreddore oppure durante i pasti. Per altri, invece, non ci sarebbe da preoccuparsi perchè le specie batteriche trovate nella barba fanno parte della normale flora batterica cutanea, ospiti innocui in termini di salute. 

Più che scelta del look, il problema diventa importante a livello professionale, cioè per le persone che lavorano nel settore alimentare. Pare infatti che ci sia un acceso dibattito riguardo la lunghezza adeguata della retina necessaria a coprire la barba e quindi di conseguenza sulla lunghezza della barba stessa. Su questo e aspetti simili si aspettano "ansiosamente le linee guida" .

Più che lasciarsi guidare dalla moda sarebbe bene scegliere quando darci un taglio.

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Eboh?la

Quante volte avete cercato e spesso trovato notizie contrastanti sull'Ebola? Quanta paura avete del virus? E quanto c'è di vero di quanto viene scritto? Come ci si fa a difendere dal virus? Come si fa a capire se qualcuno ha contratto il virus? C'è da preoccuparsi realmente per noi e la nostra regione? Nell'articolo che segue vi verrà spiegato tutto ciò che di interessante e concretamente importante per noi e per la nostra salute c'è da sapere sul virus Ebola, buona lettura.

Che cos'è il virus Ebola?

Il virus dell'Ebola, appartenente alla famiglia dei Filovirus è tra i patogeni più virulenti conosciuti attualmente e provoca una malattia che presenta un quadro di febbre emorragica e shock settico con un tasso di letalità intorno al 50 %.

Dove e quando "nasce" il virus Ebola?

L'Ebola è apparsa la prima volta nel 1976 in due focolai contemporanei: in un villaggio nei pressi del fiume "Ebola"(da cui nasce il nome del virus) nella Repubblica Democratica del Congo, e in una zona remota del Sudan. L'origine del virus non è nota, ma i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), sulla base delle evidenze disponibili, sono considerati i probabili ospiti del virus Ebola. Attualmente, esattamente il 23 marzo 2014, però, l'OMS ha pubblicato il suo primo comunicato su un nuovo focolaio di Ebola virus della malattia (EVD), che ha avuto inizio nel dicembre 2013, sulla costa atlantica dell'Africa occidentale, in Guinea successivamente diffusosi in numerosi paesi dell'Africa Occidentale.

Perché il virus si è diffuso così rapidamente in questi paesi?

La maggior parte dei casi negli esseri umani si sono verificati a seguito di trasmissione da uomo a uomo, a causa ovviamente delle "condizioni igienico sanitarie" scarse, cioè per la mancanza di informazione e rigidità nel controllare i sistemi di prevenzione utilizzati.

Perché allora anche molti "sanitari" che operavano in quelle zone si sono ammalati?

Gli operatori sanitari sono particolarmente a rischio per l'infezione da Ebola, ed infatti rappresentano un quarto dei casi nelle epidemie precedenti. Questo accade perché essi non possedevano attrezzature di protezione personale (equipaggiamento adeguato) o comunque non applicavano correttamente misure di prevenzione e controllo delle infezioni durante l'assistenza. Con l'aumento della gravità della malattia aumenta l'infettività, e di conseguenza si alza il rischio di infezione tra gli operatori sanitari.

Ma come si trasmette il virus Ebola?

L'Ebola si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. In Africa, l'infezione è avvenuta attraverso la manipolazione degli scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi della foresta e istrici infetti trovati malati o morti o catturati nella foresta pluviale. Nelle zone a rischio è importante ridurre il contatto con gli animali ad alto rischio, non raccogliere animali morti trovati nelle foreste o manipolare la loro carne cruda. Una volta che una persona sia entrata in contatto con un animale infetto da virus Ebola e abbia contratto l'infezione, questa può diffondersi all'interno della comunità da persona a persona. L'infezione avviene per contatto diretto (attraverso ferite della pelle o mucose) con il sangue o altri fluidi corporei o secrezioni (feci, urine, saliva, sperma) di persone infette. L'infezione può verificarsi anche in caso di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati. Invece è importante ricordare che comunque il rischio di contagio per chi abita o ha viaggiato nelle zone è estremamente basso a meno che vi sia stata esposizione diretta ai liquidi corporei di una persona o di un animale contagiato, vivo o morto. Nel corso di un focolaio, quelli a più alto rischio di infezione sono: gli operatori sanitari, i familiari o altre persone a stretto contatto con le persone infette, le persone in lutto che hanno contatto diretto con i corpi dei defunti, come parte di una cerimonia funebre.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito spesso parlare di arrivo dell'Ebola per via degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste, c'è da preoccuparsi?

Il controllo all'arrivo degli immigrati deve e sicuramente è molto rigido inoltre la malattia ha un'incubazione di 21 giorni, quindi coloro che imbarchiamo sui nostri mezzi militari al centro del Mediterraneo non possono averla. Chi l'ha contratta nei paesi "caldi" si presume, quindi, che muoia addirittura prima o durante il viaggio e comunque, il migrante che mostra i sintomi viene subito messo in isolamento. Va SOTTOLINEATO che un contatto casuale in luoghi pubblici con persone che NON mostrano segni di malattia non trasmette Ebola. NON si può contrarre la malattia maneggiando denaro o prodotti alimentari o nuotando in piscina. Le zanzare non trasmettono il virus Ebola. Il ministro Lorenzin ricorda che da Aprile sono state attivate tutte le procedure necessarie nei porti e negli aeroporti per esaminare casi potenzialmente a rischio, per gli aerei c'è un "check" già a bordo.

Quindi, quali sono i sintomi più frequenti e quale la terapia , se esiste?

L'Ebola è una malattia virale acuta grave, spesso caratterizzata dalla comparsa improvvisa di febbre, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, esantema, insufficienza renale ed epatica e in alcuni casi, emorragie sia interne che esterne. Il periodo di incubazione o l'intervallo di tempo dall'infezione alla comparsa dei sintomi è tra i 2 e i 21 giorni. Il paziente diventa contagioso quando comincia a manifestare sintomi, non è contagioso durante il periodo di incubazione. Una precoce terapia di supporto con la reidratazione ed il trattamento sintomatico ha dimostrato il miglioramento della sopravvivenza seppur non vi è ancora nessun trattamento che ha dimostrato di neutralizzare il virus, ma una serie di trattamenti immunologici e farmacologici sono in fase di sviluppo.

Cosa succede se qualcuno "guarisce dall'Ebola"?

Benché buona parte della copertura mediatica della recente epidemia di Ebola si sia focalizzata sulla conta delle vittime, qualcosa è passato quasi inosservato: i sopravvissuti, ed i soggetti apparentemente immuni. In genere si presume che i sopravvissuti siano immuni al ceppo dal quale sono stati infettati, ma non è chiaro se l'immunità si estenda anche agli altri ceppi, o se sia duratura. Come accade con la maggior parte delle infezioni virali, i pazienti guariti avranno anticorpi anti-Ebola nel loro sangue. I soggetti sopravvissuti sono comunque di grande interesse per la ricerca, ma lo sono ancor di più quelli che dopo aver contratto l'infezione non sviluppano alcun sintomo, l'identificazione di queste persone potrebbe consentire il loro reclutamento per compiti che aiutino il controllo della malattia, il che consentirebbe di non esporre al virus soggetti che non siano immuni.

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Allergia...? Etciù!

Starnuti, tosse, lacrimazione oculare, spossatezza, difficoltà di concentrazione, se avete questi e altri sintomi potreste soffrire di allergia stagionale o raffreddore da fieno.

I più comuni allergeni sono i pollini, in particolar modo quelli prodotti dalle graminacee selvatiche (più diffusi nel periodo estivo), dagli alberi di ulivo, faggio, betulla, nocciolo, cipresso e da piante erbacee come la paretaria, l'artemisia, l'ambrosia e la piantaggine; in tal caso, per individuare le suddette allergie, è necessario conoscere il calendario pollinico specifico di regione in regione (http://www.pollinieallergia.net/).

Proprio le Cupressaceae, i cui pollini sono diffusi proprio in questo periodo nella nostra regione sono una specie la cui importanza allergenica è stata rivalutata negli ultimi anni. Si ipotizza un incremento dei casi di sensibilizzazione dovuto all'aumento del numero di piante utilizzate a scopo di forestazione ed ornamentale ma non sono esclusi anche altri fattori relativi ad un'aumentata aggressività del polline, per cause ancora da definire e verosimilmente legate all'inquinamento da motori diesel.

I sintomi delle allergie stagionali di solito si sviluppano immediatamente dopo che si è stati esposti a specifiche sostanze che provocano allergia e possono includere: naso che cola e congestione nasale, prurito agli occhi o occhi che lacrimano, starnuti, tosse, prurito al naso, sul palato o in gola, pressione al petto e dolore facciale, gonfiore, occhiaie bluastre (occhiaie allergiche), diminuzione del senso del gusto o dell'odorato. I sintomi che possono interferire con le attività quotidiane ed avere un impatto sulla qualità della vostra vita comprendono inoltre: insonnia, affaticamento e irritabilità.

Per diagnosticare l'allergia si utilizzano diversi test qui di seguito brevemente descritti : il prick test consiste nell'applicazione cutanea del probabile allergene in soluzione; la cute viene perforata da un ago per favorire la penetrazione dell'allergene; se dopo 20 minuti sul sito di applicazione si genera un ponfo, gonfio, rosso e caldo, allora l'individuo è sensibile. Il prick by prick si differenzia per l'impiego non dell'estratto allergenico, ma direttamente dell'alimento ritenuto allergizzante.Il patch test è caratterizzato dall'applicazione di cerotti cutanei pregni di estratti allergizzanti sull'avambraccio o sull'addome; i tempi di manifestazione di probabili ponfi sono più lunghi rispetto ai precedenti test e certamente meno evidenti.Il rast test o test di radio-allergo-assorbimento consiste nella ricerca di specifiche IgE nel sangue.

Si consiglia di consultare uno specialista (allergologo) per una valutazione dei sintomi e per decidere insieme il giusto trattamento.

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